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Calò, Giovanni

pedagogista e filosofo italiano (Francavilla Fontana 1882-Firenze 1970). Fu professore di pedagogia all'Università di Firenze dal 1911 al 1952, deputato al Parlamento, sottosegretario di Stato alle Antichità e Belle Arti e accademico dei Lincei (1946). La sua concezione filosofica è basata sulla distinzione di soggetto conoscente e di oggetto conosciuto, di coscienza e di realtà; distinzione che postula un “assoluto”, unificatore della pluralità dei soggetti. Il pensiero umano, secondo Calò, è contraddistinto dal dualismo essere e dover essere, ed è proprio questo il cardine del processo educativo. L'educazione è dunque lo stimolo a costruire quella catena di valori che consente all'uomo di spingersi costantemente in avanti. Ma se da un lato il processo educativo è un fatto soggettivo, dall'altro esso assume consistenza solo in virtù dell'immedesimazione del soggetto con quel sistema di valori che costituisce il nerbo della civiltà umana. Anche se l'educazione si identifica con la storia dell'individuo, questa non può intendersi se non legata alla ricerca dell'assoluto. In una parola non c'è storia senza metastoria. Quindi il continuo evolversi e verificarsi dell'uomo è lontano da ogni storicismo, in quanto il riferimento dell'uomo resta sempre l'Assoluto, l'Eterno. Per ciò che riguarda la pratica educativa in Italia, egli è stato uno dei primi divulgatori dell'attivismo, dandone però una versione lontana dal manualismo, arricchita di valori etici e morali. Tra gli scritti sono da ricordare: L'educazione degli educatori (1914); Problemi vivi e orizzonti nuovi dell'educazione nazionale (1935); Dall'umanesimo alla scuola del lavoro (1940); Educazione e scuola (1942); Problemi attuali della pedagogia e della scuola (1958).