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Pèricle

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Biografia

(greco Periklḗs; latino Perícles). Uomo politico ateniese (? 495 a. C.-Atene 429). Figlio di Santippo, vincitore di Micale (479), e di Agariste, nipote di Clistene, fu uno dei più insigni uomini di Stato ateniesi. Poche sono le notizie sulla sua vita anteriori al 463. Tra i suoi maestri la tradizione annovera Zenone e Anassagora. Entrato verso i trent'anni nella politica attiva, si schierò con i democratici (per tradizione familiare, secondo alcuni, perché a capo degli aristocratici vi era un uomo del valore di Cimone, secondo altri) e appoggiò Efialte nella campagna per abbattere il potere dell'Areopago e per la condanna all'ostracismo di Cimone, il più pericoloso avversario della democrazia (462-461). Divenuto alla morte di Efialte il capo del partito popolare, Pericle ne continuò il programma politico, dando il via a una serie di riforme che in pochi anni modificarono notevolmente e a tutto vantaggio dei democratici la Costituzione di Atene (introduzione di un'indennità ai giudici popolari, remunerazione dei pubblici uffici, ammissione delle classi inferiori, zeugiti e teti, all'arcontato, 457-456), permettendo al cittadino una partecipazione effettiva al governo della polis, ma limitando nello stesso tempo la cittadinanza solo a chi era figlio di padre e madre ateniesi. All'affermazione all'interno della città della democrazia più radicale corrispose all'esterno un acceso imperialismo, di cui fecero le spese soprattutto gli alleati della Lega Delio-Attica, le cui competenze, a cominciare dal trasporto del tesoro comune da Delo ad Atene (454), vennero progressivamente accentrate nelle mani degli Ateniesi. Tucidide di Melesia, genero di Cimone ed esponente del partito conservatore, tentò di opporsi a tale politica di sfruttamento degli alleati, ma fu ostracizzato (443) e Pericle, rimasto pressoché padrone assoluto della città, poté disporre liberamente dei tributi degli alleati per dare incremento a quella imponente serie di lavori pubblici (costruzione delle lunghe mura che collegavano la città ai suoi porti; abbellimento dell'Acropoli con nuovi templi; costruzione di teatri) che fece di Atene la città più bella dell'Ellade. Pericle fu tuttavia un amministratore saggio e accorto delle finanze di Atene: infatti, allo scoppio della guerra del Peloponneso il tesoro dell'Acropoli era di 6000 talenti. Notevole impulso fu pure dato da Pericle alla deduzione di cleruchie: nel Chersoneso tracico (forse Brea), in Tracia (Anfipoli, 437-436), in Magna Grecia (Turi, 444-443). I suoi audaci disegni di egemonia in Grecia e di espansione ai danni dell'impero persiano condussero Atene a una pericolosa guerra su due fronti. Sparta infatti, approfittando dell'intervento ateniese in Egitto a favore di Inaro (la spedizione si concluse disastrosamente con la disfatta di Prosopitide, 456), traendo pretesto da un conflitto tra Dori e Focesi a causa di Delfi, ma in realtà con l'intenzione di sollevare contro Atene le forze oligarchiche della Beozia, intervenne nella Grecia centrale (457). Sconfitti presso Tanagra (457) gli Ateniesi dopo soli sessantun giorni si presero a Enofita la piena rivincita. La guerra si protrasse però per circa dodici anni (con un continuo susseguirsi di contraccolpi, ma senza che nessuno dei due contendenti riuscisse a prevalere nettamente) fino al 446-445 quando Sparta e Atene conclusero una pace trentennale. Pericle uscì da questa esperienza più che mai convinto dell'inevitabilità di un conflitto decisivo, che assegnasse a una delle due potenze la palma dell'egemonia della Grecia. Alcuni lo accusarono di aver provocato la guerra con Sparta per creare un diversivo a quella opposizione interna che verso il 430 si era andata facendo sempre più audace (si vedano i numerosi processi intentati contro i suoi amici e l'ostilità verso Aspasia, la sua concubina). In realtà egli era convinto che nella guerra stava l'unica possibilità per Atene di conservare il suo impero. Il malcontento popolare portò, nel 430, alla caduta di Pericle; la terribile pestilenza di quell'anno aggravò ancora la situazione. Nel 429 egli fu chiamato di nuovo al potere, ma morì poco dopo di peste, lasciando Atene impegnata nella guerra che l'avrebbe condotta alla rovina. Profondo fu l'influsso della personalità di Pericle nella storia di Atene, che per una fortunata circostanza vide fiorire nello stesso tempo i maggiori ingegni che abbiano illustrato la Grecia nel corso della sua storia: da Eschilo a Sofocle, a Euripide, da Erodoto a Fidia, a Lisia, a Ippocrate, Aristofane, Apollodoro, Socrate, ecc. La sua politica di progresso civile, di incoraggiamento delle arti e della cultura, se non determinò certo agevolò notevolmente questa fioritura. A buon diritto quindi il suo fu chiamato in seguito il secolo di Pericle.

Iconografia

Secondo PlutarcoPericle si faceva raffigurare con l'elmo per nascondere la forma allungata del cranio; Fidia lo aveva rappresentato come un guerriero nello scudo dell'Athena Parthénos. Una serie di erme di Pericle con elmo corinzio alzato e i tratti del volto idealizzati (la copia migliore è ai Musei Vaticani) può derivare dal ritratto di Cresila ricordato da Plinio.