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Gabo, Naum

pseudonimo dello scultore russo Naum Pevsner (Brjansk 1890-Waterbury, Connecticut, 1977). Fratello di Anton Pevsner, studiò matematica e fisica a Monaco, dove conobbe Kandinskij, l'opera di Picasso e del “Blaue Reiter”. Dal 1914 al 1917 visse a Parigi, Oslo e Mosca, dove nel 1920 pubblicò col fratello il Manifesto Realista in cui teorizzava una poetica costruttivista. Dal 1922 al 1932 risiedette in Germania, passando poi a Parigi (dove fece parte del gruppo “Abstraction-Création”), in Inghilterra e infine negli Stati Uniti. Le composizioni iniziali di Gabo, ancora allusivamente figurative, sono sotto l'influsso cubista di Picasso e ancor più di Archipenko. Da opere realizzate attorno al 1920, quali parafrasi di congegni meccanici, Gabo passò, attorno alla metà degli anni Venti, all'analisi virtualmente dinamica della forma geometrica, considerata il “principio morfologico di tutte le forme possibili” (Argan). Attraverso ideali movimenti di rotazione, ribaltamento, rivoluzione, ecc., questa forma dà luogo a figure tridimensionali, definibili come equazioni matematiche visualizzate e dotate di effetti anticipatamente optical (monumento Bijenkorf a Rotterdam, 1954-57). Nelle aeree strutture di lamine e fili per cui l'artista utilizza materiali industriali quali plexiglas, alluminio, nylon, non le masse ma i vuoti sono oggetto di costruzione e di razionalizzazione (Variazione di costruzione lineare, 1942-43, Washington, Phillips Collection; Costruzione sospesa nello spazio, 1951-52, Baltimora, Museum of Art).