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op art

loc. inglese (da optical art, arte ottica) usata in italiano come sf. per definire un movimento artistico contemporaneo emerso alla fine degli anni Cinquanta del sec. XX in clima post-informale. Il termine, entrato nel lessico artistico a seguito della mostra “The Responsive Eye”, che raccolse a New York (1965) gli artisti europei impegnati nella ricerca visuale, si riferisce a un vasto arco di ricerche sperimentali sui processi percettivi basate sui fondamenti della Gestalt Psychologie (psicologia della forma), da cui la definizione di Argan “arte gestaltica”. La rassegna newyorkese del 1965 determinò una prevalenza dell'esperienza americana su quelle europee, fino ad assorbire, proprio nell'uso del termine generico di op art, il valore e la misura dell'importante contributo europeo nell'ambito delle varie tendenze dell'arte cinetica, a cui pure appartiene l'attività della corrente op. Quale derivazione del processo di astrazione geometrica, l'op art offre suggestioni visuali del movimento (talora impresso da un apposito meccanismo) attraverso la matematica organizzazione di forme geometriche e combinazioni di colori puri in modo da agire sulla sensibilità psicofisica percettiva (e non sul tradizionale supporto psicologico e culturale) dello spettatore, che viene coinvolto così in un'attiva partecipazione. Una forma d'arte basata quindi sul rapporto puramente visivo, per la quale sono valide anche le denominazioni di arte visuale, arte ottica, ecc., nonché i concetti di “programmazione”, “progettazione”, perché proprio sulla base di queste operazioni si basa la realizzazione formale, grafica e coloristica dell'opera. Nella prospettiva storica le varie tendenze della ricerca visuale muovono da antefatti culturali ben precisi: dal contributo delle avanguardie plastiche russe (costruttivismo) e del cubismo (in particolare quello orfico, con le puntuali esperienze di Robert Delaunay e Sonia Delaunay), alle realizzazioni di Kupka e a quelle del futurismo; dal neoplasticismo di Mondrian alla ricerca olandese della rivista De Stijl, fino agli apporti essenziali maturati nell'ambito del Bauhaus da J. Albers, alle ricerche di Max Bill, Vasarely e Julio Le Parc e B. Munari.

Bibliografia

R. Parola, Optical Art: Theory and Practice, Londra, 1969; C. Barrett, Op Art, Londra, 1970; F. Popper, Arte Cinetica. L'immagine del movimento nelle arti plastiche dopo il 1960, Torino, 1970; F. Hughes, Op-Art. An Essay in the History of Taste, New York, 1986.