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Giovanni Crisòstomo

santo e dottore della Chiesa (Antiochia ca. 345-Comana, Ponto, 407). Ebbe maestro di retorica il sofista Libanio, che coltivò le sue grandi doti oratorie, dalle quali doveva venirgli il soprannome di Crisostomo (greco, bocca d'oro). Battezzato nel 370, lasciò l'attività legale per darsi alla vita monastica. Trascorse due anni in eremitaggio, poi tornò ad Antiochia, dove fu ordinato prete (386) e si dedicò alla predicazione, ottenendone una fama enorme. Nel 397, rimasta vacante la sede patriarcale di Costantinopoli, fu scelto quale vescovo per volere dell'imperatore Arcadio e del popolo, e a dispetto di molti altri pretendenti. Il suo carattere austero e intransigente gli procurò molte inimicizie: denunciò le malefatte dell'imperatrice Eudossia; fu avversato dal potente ministro Eutropio, che poi tentò di salvare dandogli asilo in chiesa, prima dell'esilio. Una coalizione di vescovi, guidati da Teofilo patriarca di Alessandria, lo fece condannare e deporre. Giovanni Crisostomo andò esule in Bitinia, ma fu presto richiamato da un'insurrezione popolare; si riconciliò anche con Eudossia, ma per breve tempo. Nel 404 lasciava nuovamente Costantinopoli per un più duro esilio, prima a Cucusa in Armenia, poi nel Caucaso. L'opera letteraria di Giovanni Crisostomo fu immensa e condotta nei frangenti spesso drammatici di un ministero episcopale attivo e tormentato. Fu soprattutto un predicatore elaborato, incisivo, della più pura tradizione classica, tale da poter essere paragonato a Demostene e a Cicerone; come tale ebbe successi strepitosi e più volte fu costretto a sedare gli applausi dell'uditorio in chiesa. Tra le sue omelie più celebri sono quelle Contro i giochi del circo, ancora praticati a Costantinopoli; Sulle statue, contro gli onori resi a Eudossia; le due Su Eutropio; quelle Prima della sua partenza e Dopo il suo ritorno dall'esilio. Importante anche l'epistolario, di 238 lettere, quasi tutte scritte dall'esilio agli amici di Costantinopoli e di Antiochia, documenti non tanto per la storia del periodo, quanto di un'anima intrepida e illuminata dalla fede anche nelle prove più dure. Fra i suoi molti trattati si ricordano quelli Sulla penitenza, Contro gli avversari della vita monastica, Sulla verginità, Sul sacerdozio; e tra le opere esegetiche i commenti alla Genesi, ai Salmi, ai Vangeli di Matteo e di Giovanni, agli Atti degli apostoli e alla Lettera ai Romanidi San Paolo. Nel commento alle Scritture, Giovanni Crisostomo seguì l'indirizzo della scuola antiochena, usando raramente l'allegoria e cercando di spiegare il senso letterale dei testi. Non fu un profondo teologo, ma un moralista, tutto teso a educare e a riformare moralmente i suoi cristiani; e come tale egli si rivela nei suoi discorsi.