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Irlanda, Repùbblica d'-

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(Éire; Poblacht Na h'Éireann; Republic of Ireland). Stato insulare dell'Europa nordoccidentale (70.273 km²). Capitale: Dublino. Divisione amministrativa: contee (27) e province (4): Leinster, Munster, Ulster e Connaught. Popolazione: 4.593.100 ab. (stima 2013). Lingua: irlandese e inglese (ufficiali). Religione: cattolici 84,2%, protestanti 1,4%, non religiosi/atei 6%, ortodossi 1%, musulmani 1,1%, altri 2,6%, anglicani 2,8%, altri cristiani 0,9%. Unità monetaria: euro (100 centesimi). Indice di sviluppo umano: 0,899 (11° posto). Confini: Regno Unito (IIrlanda del Nord) a NE; si affaccia all'oceano Atlantico (N, S e W) e al Mar d'Irlanda (E). Membro di: Consiglio d'Europa, EBRD, OCDE, ONU, OSCE, WTO e UE.

Generalità

La Repubblica d'Irlanda, territorialmente corrispondente alla maggior parte (ca. l'83%) dell'isola omonima (per le notizie riguardanti la geografia fisica, il popolamento e la storia dell'isola, vedi Irlanda), appartiene all'Arcipelago Britannico e deve proprio alla sua vicinanza alla forte nazione inglese il suo travagliato destino storico-politico. Favorita dalla propria insularità nel mantenersi indipendente dall'Impero Romano, l'isola dovette in seguito piegarsi per quasi otto secoli al dominio britannico, terminato nel 1921 in seguito alla rivolta dell'Irish National Army (IRA), che portò alla proclamazione dell'indipendenza con lo status di Dominion della Corona. Il Paese lasciò definitivamente il Commonwealth nel 1949, anno di proclamazione della Repubblica, ma tale atto non fu sufficiente a liberarla del tutto dalla scomoda occupazione del suo vicino più potente: le sei contee nordorientali dell'Ulster, annesse al Regno Unito col nome di Irlanda del Nord, nonostante la rinuncia alle rivendicazioni territoriali da parte dell'Éire (1999) restano oggetto di forti tensioni tra cattolici e protestanti, situazione quasi paradossale nel contesto sovranazionale dell'Unione Europea cui entrambi gli Stati hanno aderito nel 1973. Il destino sofferto dell'Irlanda e della sua gente contrasta in modo netto con la dolcezza e l'armonia del paesaggio naturale, caratterizzato dal verde dei pascoli e da lievi ondulazioni collinari. Tuttavia neppure la terra è mai stata troppo generosa verso il popolo irlandese, che a metà dell'Ottocento ha dovuto fare i conti con una delle più gravi carestie degli ultimi secoli in Europa: la Big Famine, protrattasi per tre anni (1846-48), che provocò la morte di migliaia di persone e una vera e propria emorragia demografica verso gli Stati Uniti d'America, destinata a continuare anche nei decenni successivi. L'indipendenza prima e la successiva integrazione nel contesto europeo poi hanno gradualmente ridotto la povertà della nazione, che dagli ultimi anni del XX secolo ha perseguito una politica di sviluppo capace di risollevare l'economia e garantire un tenore di vita più elevato ai propri cittadini. Questo processo è culminato, il 1° gennaio 2002, con l'adozione dell'euro, cui è seguito un notevole progresso del settore turistico, che fornisce un apporto significativo alla ricchezza prodotta nel Paese. .

Lo Stato

In base alla Costituzione entrata in vigore il 29 dicembre 1937, modificata nel 1949, l'Irlanda è una Repubblica unitaria; capo dello Stato è il presidente (Uachtarán), eletto per sette anni a suffragio universale e diretto, affiancato nella sua attività con funzioni consultive, dal Consiglio di Stato. Il potere legislativo spetta al Parlamento (Oireachtas), bicamerale, formato dalla Camera dei Deputati (Dáil Éireann), composta da 166 deputati eletti per cinque anni a suffragio universale, e dal Senato (Seanad Éireann), i cui 60 membri sono in parte nominati dal primo ministro (49), in parte scelti da un ristretto collegio in rappresentanza di alcune categorie professionali (11). Il mandato dei senatori dura per cinque anni. Il potere esecutivo spetta al governo, responsabile di fronte al Dáil e formato dal primo ministro, nominato dal capo dello Stato su designazione della stessa Camera dei Deputati, e da vari ministri. Nel Paese non è accettata la giurisdizione della Corte internazionale di giustizia. Il sistema giudiziario nazionale deriva dalla Common Law britannica, con adattamenti dettati dalle consuetudini locali. Il servizio militare è volontario e le forze armate sono composte da esercito, marina e aviazione. Il sistema educativo irlandese vanta una lunga tradizione: già all'inizio del sec. XIX aveva carattere statale, pur esistendo una stretta collaborazione con le organizzazioni locali, religiose o laiche. Con la nascita dello Stato nazionale le scuole passarono alla dipendenza del Ministero dell'Educazione. Nel 1926 fu stabilito un programma comune per tutte le scuole, rinnovato nel 1934 e nel 1954. L'obbligo scolastico dura dai sei ai 15 anni di età e si svolge nella scuola primaria (national school, statale e gratuita), la cui durata è di sei anni per chi si iscrive poi a una scuola secondaria e di nove per chi invece non prosegue gli studi. Dalla scuola primaria gli allievi, all'età di 12 anni, possono accedere ai quattro indirizzi della secondary school, della durata di sei anni, suddivisa in un primo ciclo di tre, un anno facoltativo di transizione e un secondo ciclo di due anni. L'insegnamento superiore viene impartito nelle università e nei college. Lo Stato spende per l'istruzione il 4,9% del PIL. Amministrativamente la Repubblica d'Irlanda comprende 2 contee, raggruppate in quattro regioni. per lo più anglicani della Chiesa d'Irlanda e da un numero ancora più basso di presbiteriani.

Territorio: geografia umana

I primi abitanti dell'Irlanda furono i Celti, che vi si insediarono nel IV sec. a. C. Mai raggiunta dai Romani, l'isola fu invece invasa dagli Scandinavi (XI sec.) e successivamente (XII sec.) dagli Angli e dai Normanni, il cui arrivo segnò l'inizio di una dominazione che si sarebbe protratta nei secoli, fino all'indipendenza della nazione irlandese (1921). Fatto eccezionale nella storia demografica moderna, la popolazione dell'Irlanda ha registrato una fortissima diminuzione, dovuta in particolare all'emigrazione verso Paesi come gli Stati Uniti: nel 1841 le contee contavano 6,5 milioni di ab., scesi a 3 milioni nell'anno dell'indipendenza, e a 2,8 milioni – il livello più basso in assoluto – nel 1966. Molti irlandesi decisero di lasciare la loro patria a causa della carenza di risorse naturali e di occupazione o in seguito alle complesse vicende politiche dell'isola. Dalla seconda metà degli anni Sessanta del XX sec. si è registrato un consistente incremento, giungendo, secondo i dati del censimento del 2002, a quasi 4.000.000 di ab.. Tale inversione di tendenza, dovuta in buona parte al forte tasso di nuzialità e, di conseguenza, di natalità, non è tuttavia consolidata e la crescita demografica, in linea con quanto sta avvenendo negli altri Paesi europei sviluppati, si è notevolmente ridimensionata. Nel 2002 il numero dei matrimoni si è mantenuto alto e la natalità, superando in modo significativo il tasso di mortalità, ha prodotto un saldo demografico naturale di segno positivo. L'emigrazione, che nel periodo 1951-61 interessava ca. 40.000 persone all'anno, si è ridotta a ca. 20.000 persone all'anno, mentre il numero degli immigrati ha superato le 55.000 unità, facendo così registrare un ampio saldo positivo anche tra arrivi e partenze, in netta controtendenza rispetto al passato. In particolare, risulta in costante aumento il numero degli irlandesi che tornano in patria grazie alle migliori prospettive economiche che caratterizzano i primi anni del XXI secolo. Diversamente da molti Stati europei industrializzati, l'Irlanda si caratterizza per un'alta percentuale di popolazione giovane: la persone con meno di 30 anni d'età, infatti, rappresentano quasi il 50% del totale. Il gruppo etnico dominante è quello degli irlandesi (88,8%), seguito dagli inglesi. La densità della popolazione è di 65 ab./km² e la zona più fittamente abitata è la fascia orientale, meno umida, meglio coltivata, più industrializzata e in genere più ricca economicamente (116 ab./km² secondo una stima del 1997 registra la regione del Leinster, dov'è ubicata la capitale), mentre area particolarmente depressa è il Connaught. Circa il 40% della popolazione vive in villaggi agricoli o in fattorie sparse. Dublino, come tutte le maggiori città irlandesi, è un centro portuale, il più importante del Paese, posto alla foce del Liffey nel Mar d'Irlanda; vertice delle comunicazioni stradali e ferroviarie e sede delle maggiori industrie, la capitale (che con l'agglomerato urbano ha oltre 1 milione di abitanti) è anche un grande centro artistico e culturale che ospita, tra l'altro, il prestigioso Trinity College. Intenso traffico portuale, soprattutto però di passeggeri con l'avamporto di Cobh, svolge Cork, la seconda città del Paese, sulla costa meridionale dell'isola. Sul territorio nazionale sorgono soltanto altre due città che superano i 70.000 abitanti: Galway, situata sulla costa occidentale, e Limerick, che sorge a metà strada tra Galway e Cork.

Territorio: ambiente

L'aspetto prevalente del paesaggio irlandese è quello di praterie verdi e ampie che si alternano a piccoli boschi di querce, ben poca cosa rispetto a quelli che coprivano l'isola nel passato, abbattuti dall'uomo per creare nuove estensioni coltivabili. Presso Cork e Kerry è presente una flora affine a quella mediterranea (comprendente briofite e licheni) in cui predomina il corbezzolo. Nelle zone più miti (regione sudoccidentale, interessata dalla Corrente del Golfo) crescono anche palme, cactacee e tamarindi. Nella contea di Clare (calcari del Burren) si trovano invece specie artico-alpine. Molto diffuse sono poi le felci e le ginestre spinose. La grande fauna selvatica in Irlanda è praticamente scomparsa: restano martore, tassi, cervidi, lontre ed ermellini, mentre unico rappresentante dei rettili è la lucertola. Puffini e foche popolano le coste e il patrimonio ittico è piuttosto ricco (lucci, trote, salmoni), così come l'avifauna, presente in particolare nelle zone umide delle regioni costiere, cui sono dedicati rifugi ornitologici come quello di Wexford Harbour. Le problematiche ambientali maggiori sono legate alle attività agricole e in particolare all'uso di pesticidi e di fertilizzanti, responsabili del notevole aumento dell'inquinamento di ecosistemi fragili come quelli degli estuari e dei fiumi. Anche lo sfruttamento intensivo e l'erosione del suolo, oltre alla contaminazione di alcuni tratti di mare da scorie nucleari, rappresentano minacce importanti all'ambiente naturale. Tra i biomi da salvaguardare vi sono le torbiere, sfruttate intensivamente da secoli per ricavare la torba, ancora utilizzata, in alcuni casi, come combustibile domestico e per alimentare le centrali elettriche. L'Irlanda ha aderito a numerosi accordi ambientali internazionali, tra i quali si ricordano quelli relativi alla biodiversità, all'inquinamento atmosferico, alla vita marina, ai cambiamenti climatici e ambientali, alla messa al bando dei test nucleari, alla protezione dello strato di ozono e alla salvaguardia delle balene. Di particolare rilievo per le peculiarità del Paese è stata l'adesione alla Convenzione di Ramsar sulla salvaguardia delle zone umide. I parchi nazionali sono sei: quelli di Connemara (contea di Galway), di Glenveagh (Donegal), della regione di Burren (contea di Clare), dei monti Wicklow (contea di Wicklow), di Ballycroy (contea di Mayo) e di Killarney (contea di Kerry), quest'ultimo comprendente estese brughiere e praterie. Nell'isola di North Bull, situata poco al largo della costa di Dublino, e nella regione di Killarney sono state istituite riserve della biosfera, nell'ambito del programma MAB (Man and the Biosphere) dell'UNESCO. Complessivamente le aree protette occupano il 12,8% (2012) del territorio nazionale.

Economia: generalità

Sino agli anni Ottanta del XX secolo l'economia irlandese era caratterizzata da condizioni di forte arretratezza; scarsamente fornita di materie prime, non molto favorita quanto a condizioni climatiche e ambientali (i suoli sono infatti poco fertili e il clima è umido e piovoso per gran parte dell'anno), l'Irlanda era in pratica asservita agli interessi commerciali della Gran Bretagna, poiché l'acquisizione dell'indipendenza politica non aveva minimamente determinato l'ottenimento di quella economica. L'economia infatti continuava a essere basata sull'agricoltura e sulla zootecnia, mentre le strutture manifatturiere erano del tutto inadeguate: il Paese, in cambio dell'esportazione in Gran Bretagna, soprattutto di carne e altri prodotti zootecnici, riceveva dalla ben più progredita industria inglese tutti i beni necessari al suo fabbisogno. Solo a partire dagli anni Cinquanta del XX secolo l'Irlanda ha impresso alla sua economia un ritmo di sviluppo più rapido; ciò fu realizzato prevalentemente mediante l'adozione di una serie di incentivi, specialmente fiscali, diretti ad attrarre finanziamenti esteri: la maggior parte dei nuovi investimenti industriali fu infatti attuata con capitale britannico, statunitense, tedesco-occidentale, olandese ecc. Grazie a questo afflusso di capitali esteri e allo sviluppo dei comparti ad alta tecnologia, soprattutto nell'ultimo decennio del sec. XX il Paese ha intrapreso una fase di modernizzazione che ha dato un nuovo slancio all'espansione economica. L'agricoltura detiene ancora un posto di rilievo nell'economia irlandese, benché soppiantata per importanza dall'industria (che rappresentava quasi il 50% del PIL nel 2002), opportunamente controllata dall'IDA (Industrial Development Authority): il settore secondario alla fine degli Ottanta del XX secolo ha goduto in particolare sia del sostegno della Comunità Europea sia dell'ingresso di imprese estere, attratte dalle agevolazioni fiscali e dalla possibilità di esportare i profitti accumulati. Gravi svantaggi in quel periodo erano dati ancora dalla fondamentale dipendenza dal petrolio d'importazione, dai processi inflazionistici e dal tasso di disoccupazione (5,7% nel 1999), i primi compressi negli ultimi anni Ottanta a prezzo di drastiche politiche di austerità (blocco dei salari, taglio di migliaia di posti di lavoro ecc.), che miravano a un profondo risanamento motivato dall'attuazione del Mercato Unico, e di una certa ripresa dell'emigrazione. Nei primi anni del XXI secolo il quadro d'insieme è notevolmente migliorato: la ricchezza prodotta nel Paese nel 2003-04 è cresciuta a un ritmo decisamente superiore alla media UE, mentre il PIL pro capite è salito a 61.810 $ USA. Contemporaneamente la disoccupazione è scesa al 6,3% e il dato relativo all'inflazione (3,1%), sebbene lontano da livelli ideali, risulta comunque in leggera discesa. Per quanto riguarda i conti dello Stato, l'Irlanda è riuscita a riportare la situazione sotto controllo e non si registrano particolari problemi. Buona è infine la competitività sul piano internazionale, evidenziata nel 2004 dal 7° posto nella classifica dell'indice IMD.

Economia: agricoltura, allevamento e pesca

L'agricoltura in Irlanda è praticata su una piccola parte della superficie territoriale (17,7%). L'ingresso nella CEE (1973) ne ha comunque aumentato in misura notevole il significato commerciale, ampliandone il mercato e incrementando il reddito degli agricoltori almeno fino al termine degli anni Settanta. La produzione del settore è condizionata marcatamente da fattori ambientali e da carenze organizzative: ca. il 28,9% del territorio coltivabile, del resto, è interessato da torbiere e paludi, per le quali non sono stati ancora intrapresi opportuni piani di bonifica. La scarsa meccanizzazione e la ristretta gamma delle culture praticabili, unite all'eccessivo frazionamento fondiario (anche se si è verificata una progressiva concentrazione delle piccole aziende agricole in cooperative), in cui prevale nettamente la conduzione diretta, non ha mai permesso di ottenere elevate produttività dei suoli. Orzo, largamente usato nella produzione di birra e whisky, avena e frumento, barbabietole da zucchero e patate sono i principali prodotti, in buona parte utilizzati per l'alimentazione del bestiame e comunque insufficienti per il fabbisogno interno. Assai più rilevante è l'attività zootecnica, che può contare su estesissime aree a prato e pascolo permanente (oltre il 43,7% della superficie totale); prevalgono i bovini, seguiti da ovini, suini e volatili da cortile, con una produzione molto elevata di carne, latte, prodotti lattiero-caseari. Questi ultimi risultano dominanti nel settore primario e contribuiscono in modo significativo alle esportazioni complessive. Benché sia in atto un programma di rimboschimento, il patrimonio forestale è modesto, ridotto, dopo un indiscriminato sfruttamento nel passato, a lembi piuttosto esigui. Poco e male sfruttata è la pesca, che tuttavia riesce a coprire le richieste del mercato interno e può contare su buoni porti pescherecci, come Sligo e Galway, sulla costa atlantica, Dún Laoghaire e Orklow, su quella orientale.

Economia: risorse minerarie e industria

Nel Paese scarseggiano i minerali energetici: si hanno, in pratica, solo discreti giacimenti di torba a Clonsast, Timahoe, Ballydermont e Mountdillon. Le numerose prospezioni petrolifere nelle acque territoriali hanno dato risultati deludenti, mentre si estrae gas naturale dal giacimento di Kinsale Head, non lontano da Cork, e da quello di Ballycotton. Rilevanti sono invece alcuni minerali metalliferi, soprattutto lo zinco, di cui l'Irlanda è tra i massimi produttori europei, e il piombo, dai quali si ricava anche l'argento; i principali centri di estrazione sono Tynagh, Abbeytown, Ballinalack e Galmoy. Discreta è inoltre la produzione di energia elettrica, quasi tutta di origine termica. Nel 2002 è stata approvata la costruzione di una vasta piattaforma eolica marina al largo di Dublino, destinata a coprire il 10% del fabbisogno energetico irlandese. L'industria occupa ormai un posto rilevante nell'economia irlandese; particolare sviluppo hanno registrato le industrie chimiche (fertilizzanti, gomma, prodotti farmaceutici, fibre sintetiche), petrolchimiche, elettroniche ecc., che si sono affiancate con successo ai settori più tradizionali, cioè all'alimentare e al tessile, strettamente legati alle materie prime locali. Numerosi sono perciò zuccherifici, manifatture di tabacchi, birrifici (famosa è la birra Guinness, il cui stabilimento si trova a Dublino), caseifici, conservifici, lanifici, cotonifici ecc. Grazie agli investimenti esteri, soprattutto statunitensi, il comparto elettronico è giunto a fornire circa un terzo delle esportazioni e l'Irlanda è il maggior produttore europeo di personal computer, anche grazie all'efficienza dei parchi tecnologici come quello di Limerick, particolarmente all'avanguardia. Analogo effetto di innalzamento del livello tecnologico della produzione industriale hanno avuto, più in generale, le attività di oltre 1300 imprese straniere insediatesi, che comprendono quasi la metà dell'occupazione manifatturiera nazionale. Si annoverano inoltre complessi meccanici, cementifici, cartiere, un'acciaieria ecc., mentre antica fama godono le industrie grafiche ed editoriali. Il maggior centro industriale è Dublino (dove hanno sede stabilimenti elettronici, farmaceutici, meccanici e manifatture di tabacco), seguito da Cork. Tra gli obiettivi dell'IDA vi è però anche una politica di più ampia industrializzazione regionale, specie nelle aree depresse dell'Irlanda occidentale.

Economia: servizi

In rapporto all'espansione e alla differenziazione dell'attività industriale notevoli progressi sono stati compiuti nel commercio estero per quanto riguarda sia la composizione merceologica sia i partner commerciali. Anche se il ruolo della Gran Bretagna è tuttora di assoluta preminenza, sono in continuo aumento i rapporti commerciali con gli Stati Uniti e nell'ambito dell'Unione Europea: i Paesi con i quali più intenso è l'interscambio sono la Germania e la Francia. L'Irlanda esporta soprattutto prodotti elettronici, carne, bestiame e prodotti zootecnici, ma anche macchinari, prodotti chimici e tessili, capi di abbigliamento ecc., mentre importa essenzialmente macchinari e mezzi di trasporto, prodotti industriali in genere, combustibili. La bilancia commerciale è in attivo dalla metà degli anni Ottanta del secolo scorso e cresce l'importanza del settore finanziario, cui dal 1990 è stato dedicato un centro internazionale di servizio. Oltre alla banca centrale, nel Paese opera una quarantina di istituti di credito commerciali, metà dei quali è straniera. Le vie di comunicazione ferroviarie e stradali hanno perlopiù un andamento radiale, collegando la capitale con Cork e con le altre principali città irlandesi; in particolare la rete stradale è buona e viene continuamente migliorata per favorire il turismo. Molto limitata è l'estensione della rete autostradale (125 km), mentre le vie fluviali interne, che si articolano sugli assi Dublino-Shannon e Longford-Dublino, sono utilizzate a scopo turistico. Il maggior centro portuale è Dublino, seguito da Cork, Dún Laoghaire,Waterford ecc. I crescenti servizi aerei sono assicurati dalla compagnia Aer Lingus; il principale aeroporto, usato per i voli transcontinentali, è quello di Shannon, ma internazionali sono anche gli scali di Dublino, di Cork e di Knock. Negli primi anni del XXI secolo, anche grazie all'adesione alla moneta unica, il turismo è risultato in costante crescita e offre strutture di accoglienza sempre più adeguate alle esigenze dei visitatori. Oltre alla capitale Dublino, che ospita il Trinity College e il Dublin Writers' Museum, le mete più frequentate sono le zone costiere e in particolare la regione occidentale, con le caratteristiche scogliere a strapiombo sull'oceano (tra cui le celebri Cliffs of Moher) e le isole Aran. Dal punto di vista dei monumenti sono particolarmente interessanti i monasteri e le chiese antiche, in cui si possono ammirare le tipiche croci celtiche.

Storia

Dopo ca. otto secoli di sottomissione alla Gran Bretagna, questa parte dell'isola (comunemente chiamata, con termine gaelico, Éire, benché tale nome indichi più propriamente l'intera isola), nel 1922 acquistava lo status di Dominion e un decennio più tardi, nel 1937, dava vita alla Repubblica di Irlanda, nell'ambito del Commonwealth, varando la sua Costituzione, approvata da referendum popolare. La decisione di rendere questa parte dell'isola Stato indipendente sotto la sovranità della Gran Bretagna era scaturita dalla necessità di porre fine a una vera e propria guerra civile innescata dall'Irish Republican Army (IRA), braccio militare del Sinn Fein nato nel 1920. Durante la seconda guerra mondiale, l'Éire fu l'unico dei Dominions a rimanere neutrale, creando un serio pericolo per la sicurezza della Gran Bretagna; forse anche in virtù di questo suo sempre più evidente distacco dalle posizioni politiche britanniche ben presto riuscì a ottenere una completa indipendenza dal Regno Unito. Nel 1949 la Repubblica d'Irlanda uscì definitivamente dal Commonwealth. Dal 1922 la vita politica irlandese fu dominata dalla grande figura di De Valera, uno degli scampati della rivolta di Dublino del 1916, il quale fu presidente del Consiglio dal 1932 al 1948, dal 1951 al 1954 e dal 1957 al 1959, nonché presidente della Repubblica dal 1959 al 1973. Col passare degli anni però le conseguenze della spartizione dell'isola e della condizione in cui i cattolici si trovavano nell'Ulster, anziché migliorare, si aggravarono.I protestanti detenevano il potere economico e politico grazie a leggi da loro fatte che discriminavano i cattolici e la questione, che per l'Ulster era fondamentalmente religiosa e sociale, per l'Éire divenne religiosa e nazionale. I primi sintomi di tensione si ebbero nel 1968 a Londonderry con la repressione violenta da parte dei protestanti di una manifestazione di cattolici che chiedevano la parità dei diritti. Seguì la “marcia dei diritti civili”, organizzata dai cattolici (gennaio 1969), che venne egualmente repressa e da allora, nonostante lo scioglimento del Parlamento di Belfast e l'intervento dell'esercito britannico, la situazione andò peggiorando anche per le dimissioni del premier moderato nordirlandese O'Neill, sostituito dal duro Chichester Clark (aprile 1969), e da provocatorie marce dei giovani protestanti nei quartieri cattolici di varie città. Gravissimi tumulti e violenti e sanguinosi attentati iniziarono a sconvolgere le città dell'Ulster, in particolare Belfast e Londonderry. L'intervento della forza “Special B”, fatta di estremisti protestanti, portò la tensione all'estremo e, nonostante il divieto opposto nel 1970 dal primo ministro della Repubblica d'Irlanda, Lynch, iniziò un traffico di armi per i cattolici dell'Ulster e il sostegno segreto dell'IRA. Negli anni seguenti la situazione divenne drammatica e non mancò di influenzare la vita politica dell'Éire: nel 1976, ci fu una recrudescenza del terrorismo, con 296 vittime, tra le quali l'ambasciatore britannico a Dublino, che indusse il governo irlandese a varare una severa legge antiterrorismo. Tale decisione e le crescenti difficoltà economiche, in cui versava la Repubblica d'Irlanda, rese assai impopolare il governo e portò alle elezioni anticipate. Le nuove consultazioni, comunque, non riuscirono a sancire la vittoria di una maggioranza politica e per questo motivo si alternarono governi instabili fino al 1982, anno in cui il potere esecutivo passò alla coalizione formata dal Fine Gael (Irlandesi Uniti) e dal Partito laburista. Il primo ministro, Garret Fitzgerald, promosse un avvicinamento alla Gran Bretagna, giunto a più piena realizzazione con la ratifica del Trattato di Hillsborough (1985), che implicava l'impegno delle due parti a favorire la riunificazione dell'Irlanda. Nel febbraio 1987, la sconfitta dela coalizione, unitamente allo scontento per la tendenza britannica a interpretare l'accordo solo in funzione antiterroristica, portava in un contesto di accresciuta crisi economica al trionfo elettorale del Fianna Fáil che varava un governo di minoranza, presieduto da Charles Haughey, sostituito nel febbraio 1992 da Albert Reynolds. Ma questa manifesta instabilità del governo determinava ben presto una nuova crisi politica e ripetute elezioni anticipate (una prima volta nel novembre 1992 e una seconda nel dicembre 1993), che registravano mano mano una flessione di consensi da parte del Fianna Fáil, il quale nonostante ciò riusciva a conservare la maggioranza relativa e dare vita a governi di coalizione fino al 1994, quando il primo ministro, A. Reynolds, si dimetteva. Si sostituiva alla guida del Paese la coalizione composta da laburisti, Fine Gael e Partito Democratico della Sinistra, che poneva a capo del governo John Bruton, del Fine Gael. Il nuovo clima politico e culturale determinava profonde trasformazioni nella società irlandese che, nonostante il radicato cattolicesimo, nel novembre 1995 si pronunciava per l'abolizione della norma costituzionale contraria all'introduzione del divorzio nel Paese. Nel frattempo, per quanto riguarda la questione nordirlandese, tra il 1989 e il 1990, la collaborazione tra Repubblica d'Irlanda e Gran Bretagna aveva condotto all'istituzione di un'Assemblea consultiva permanente (a formazione paritetica e convocazione semestrale) e al riconoscimento politico del governo irlandese come interlocutore anche da parte degli stessi unionisti protestanti dell'Ulster. La ripresa del dialogo fu favorita dalla decisione dell'IRA di sospendere unilateralmente le attività armate (1994), il governo di Dublino si inseriva immediatamente nella trattativa con gli Inglesi, pervenendo a un primo accordo quadro (febbraio 1995) per lo sviluppo di un negoziato multilaterale. Nel 1997 con il sostegno dei Democratici progressisti e dal Fianna Fáil veniva eletta presidente Mary McAleese. Finalmente, nell'aprile 1998, dopo anni di trattative, grazie anche alla mediazione statunitense, si raggiungeva un'intesa sulla questione nordirlandese, che prevedeva l'autogoverno dell'Irlanda del Nord sotto la sovranità del Regno Unito. Il 2 dicembre 1999, dopo anni di attentati e di negoziati, il nuovo autogoverno misto nordirlandese si insediava e contestualmente la Repubblica d'Irlanda rinunciava alle sue rivendicazioni territoriali sull'Ulster, iniziate nel 1921. In quello stesso anno (1° gennaio 1999), la Repubblica d'Irlanda entrava a far parte dell'Unione Economica e Monetaria europea. Nel 2002, intanto, il Fianna Fáil tornò alla guida del Paese: a capo del governo infatti venne nominato il suo leader Bertie Ahern, che ottenne un secondo mandato a seguito della buona affermazione elettorale del partito. Nei mesi successivi il premier si impegnò con successo per fare in modo che, nel referendum dell'ottobre 2002, i cittadini irlandesi dessero parere favorevole all'allargamento dell'Unione Europea. Un'analoga consultazione, promossa l'anno precedente, aveva infatti dato esito negativo. Contestualmente al voto europeo del 2004 si è tenuto un referendum abrogativo che ha portato all'abolizione (col 79% di voti favorevoli) dello jus soli, ovvero il conferimento automatico della cittadinanza a tutti gli individui nati sul suolo irlandese. Nel maggio 2007 si svolgevano le elezioni politiche vinte dalla coalizione formata dal Fianna Fáil. In seguito i Verdi accettavano di entrare nel nuovo governo, il terzo guidato da B. Ahern, che nel maggio 2008, dopo undici anni, si dimetteva per essere finito sotto inchiesta della magistratura. Al suo posto veniva nominato Brian Cowen. Nell'ottobre del 2009 si svolgeva il referendum per l'approvazione del trattato di Lisbona con il 67,1% dei consensi. Dopo una crescita eccezionale dell'economia irlandese, dovuta tra l'altro agli incentivi fiscali che favorivano l'insediamento di aziende straniere, alla fine del decennio la crisi economica globale colpiva duramente il Paese, obbligando il governo a fronteggiare numerose contestazioni sociali. Nel novembre del 2010 Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale, per contrastare il deficit del Paese (32%), decidevano un programma di aiuto di circa 90 miliardi di euro. Nel gennaio del 2011 il premier Cowen dava le dimissioni dal governo e lasciava l'incarico di leader del Fianna Fáil. In febbraio si svolgevano le elezioni legislative vinte dal Fine Gael, maggior partito d'opposizione di centro-destra; in marzo veniva formato un nuovo governo, con a capo Enda Kenny, leader del Fine Gael, con il sostegno del Partito laburista. Nel maggio del 2011 avveniva una storica visita di Stato della regina Elisabetta II. Nel 2011 il laburista Michael Daniel Higgins veniva eletto presidente della repubblica, sconfiggendo il candidato indipendentista Sean Gallagher. Nel 2013 il Paese usciva dal piano di salvataggio concordato nel 2010 con UE e FMI.

Cultura: generalità

Se l'indipendenza politica è stata una conquista travagliata e faticosa per il popolo irlandese, quella culturale non è mai stata in discussione. Proprio la dominazione straniera, infatti, col tentativo di imporre, al seguito della lingua inglese, un'egemonia culturale a tutto tondo, ha rafforzato gli endemismi di una tradizione antica e fiorente. Simboli di quest'ultima sono indubbiamente la musica celtica, associata ai balli popolari che scandivano la vita agricola, e la mitologia della natura, che vuole la verde Irlanda popolata di Leprechaun: piccoli folletti dispettosi la cui indole testimonia lo spirito gioviale degli irlandesi, antitetico rispetto alla proverbiale compostezza inglese. Vero e proprio luogo di culto per la tradizione è il pub, non solo punto d'incontro e di svago, ma anche centro di aggregazione sociale. Ma la cultura irlandese non è soltanto di matrice popolare: l'isola ha dato i natali a personaggi illustri, in particolare in campo letterario: James Joyce, Oscar Wilde, Jonathan Swift, George Bernard Shaw e Samuel Beckett sono tra le firme più prestigiose legate all'Irlanda. Nella storia dell'arte le prove migliori provengono invece dal periodo antico: si segnalano, in particolare, le chiese e i monasteri che risalgono al periodo di evangelizzazione dell'isola da parte di San Patrizio (V sec. d. C.), di cui restano varie testimonianze, prima tra tutte il complesso monastico paleocristiano sull'isola rocciosa di Skellig Michael (al largo della costa sudoccidentale), dichiarato dall'UNESCO patrimonio dell'umanità. Numerose sono infine le istituzioni culturali di prestigio, tra le quali il primato spetta indubbiamente al Trinity College, situato nel cuore della capitale, che ospita un'importantissima biblioteca di testi antichi e dove studiarono, tra gli altri, gli stessi Wilde e Joyce. A Dublino ha sede inoltre l'Università Nazionale (1909), mentre tra gli altri atenei del Paese vanno ricordati quelli di Cork (1845) e di Galway (1845) e il St. Patrick's College di Maynooth (1795).

Cultura: tradizioni

La cultura irlandese non può prescindere dall'idioma gaelico, elevato al rango di lingua ufficiale insieme all'inglese e parlato correntemente dalla popolazione al di fuori della capitale. La tradizione è ricca di reminiscenze della primitiva religiosità celtica, dalla quale è derivata una mitologia basata su una popolazione fantastica (la “buona gente”) formata da fate (viste come esseri insocievoli e dispettosi), gnomi, folletti e figure d'incubo abitatrici dei boschi. A questa si accompagna la propensione al meraviglioso, presente anche nelle leggende dei santi cattolici, come quella del viaggio di S. Brandano alla ricerca delle isole del Paradiso. La permanenza di una diffusa tradizione agricola sviluppatasi in un ambiente aspro e inospitale, che in alcuni luoghi (come, per esempio, le isole Aran) ha educato l'uomo a una quotidiana lotta con la natura e all'autosufficienza e alla conseguente ammirazione per l'uomo forte e violento, sono altri aspetti significativi, che si uniscono al grande amore per il canto vocale, da cui è disceso un ingente repertorio di ballate, talvolta ancora accompagnate dal clairseach (l'arpa già usata dai bardi, i vati di lingua gaelica). Infine, il gusto per il paradosso e il dubbio metafisico espressi in letteratura completano il quadro di una cultura affascinante e suggestiva. Alla tradizione cattolica appartengono anche la festa nazionale di san Patrizio (17 marzo), il beato cui la leggenda attribuisce la cacciata di tutti i serpenti dall'isola, e i molti pellegrinaggi, celebrati con particolare intensità, come quelli a Lough Derg, al monte Croagh Patrick e al complesso monumentale di Clonmacnoise presso Athlone. Testimonianze tipiche della diffusa attività rurale e delle sue relazioni con l'ambiente sono la recinzione dei poderi mediante muretti di pietre a secco e le case in pietra dai tetti di paglia, le une e gli altri prodotti “spontanei” della stessa cultura che arricchì il territorio di suggestivi monumenti megalitici (cui si ricollegano le innumerevoli croci scolpite in età cristiana), di dolmen, di cerchi sacri di pietre. Importanti testimonianze dell'antichissima storia dell'isola sono custodite presso Brú na Bóinne, il Complesso archeologico di Bend of the Boyne, l'insieme di tre siti preistorici che si trova a circa 50 km da Dublino dichiarato nel 1993 Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO. Lo stesso riconoscimento è stato assegnato nel 1996 al complesso monastico di Sceilg Mhichíl, arroccato fin dal VII secolo sulla rocciosa isola di Skellig Michael, 12 km al largo della costa sudoccidentale dell'Irlanda, un luogo straordinariamente ben conservato anche grazie alla remota posizione dell'isola. Tipico delle isole Aran e della baia di Galway è il curragh, versione in grande del coracle, leggerissima imbarcazione fatta di un'intelaiatura di legno ricoperta di pelle (oggi di tela incatramata) usata per la pesca. Altri prodotti artigianali sono le maschere usate la vigilia di Ognissanti, le pipe di legno, i lavori a intreccio di paglia e gli aghi, in legno, usati per fissare con reti i tetti di paglia. Nell'abbigliamento (l'abito nazionale consiste in un mantello con cappuccio) spiccano i pampootie, sorta di calzari formati con pelle bovina e trattenuti con cordicelle. Tra gli sport tipici si possono segnalare il football irlandese, lo hurling (incrocio tra l'hockey su prato e quello su ghiaccio), detto anche “polo a piedi”, e l'ippica. § La cucina, affine a quella britannica, ha come elemento base la patata e comprende anche piatti a base di salmone, di trota e di crubeen (piedini di maiale). Un gelato al latte si prepara con la carrageen moss (un'alga delle rocce). Bevanda nazionale è la birra (in particolare la Guinness), ma diffusi sono anche il whisky irlandese, il poteen (alcol di patate) e una varietà di sidro, bevanda alcolica ottenuta dalla mela, densa e forte.Johnny-jump-up).

Cultura: letteratura

Il processo di progressiva anglicizzazione del Paese portò già nel Settecento alla nascita di una letteratura scritta in inglese (di cui qui si tratterà; per quella in lingua gaelica, vedi celtico) da autori di origine irlandese, che viene talora impropriamente definita per brevità letteratura anglo-irlandese. Da un lato si distinguono quegli autori che, essendosi stabiliti o avendo operato in Inghilterra, si identificano con la corrente principale della letteratura inglese, pur non rinnegando la loro origine irlandese e traendone anzi una particolare ispirazione. Si ricordano, tra i maggiori, Jonathan Swift (1667-1745), Laurence Sterne (1713-68), Oliver Goldsmith (1728-74), Maria Edgeworth (1767-1849), Oscar Wilde (1854-1900) e George Bernard Shaw (1856-1950), lo stesso George Moore (1852-1933), i poeti Cecil Day Lewis (1904-72) e Louis MacNeice (1907-63). D'altro canto, in tutta una serie di altri scrittori l'origine irlandese si riflette in maniera determinante sia sulla lingua inglese adottata, che mima la cadenza, la sintassi e le forme idiomatiche della lingua celtica, sia nell'atteggiamento umano e fantastico espresso nelle loro opere, sia nella consapevolezza dei problemi umani, sociali, culturali e politici dell'Irlanda che informa le loro opere e la loro attività. Nel primo Ottocento si distinsero, tra questi, il poeta James “Clarence” Mangan (1803-49), che contribuì all'affermazione della poesia romantica con le sue traduzioni di canti popolari irlandesi, e Thomas Moore (1779-1852), stimatissimo da Byron, il cui maggior contributo in questo campo è costituito dai sei volumi delle Irish Melodies (1807-35), che lo decretarono “lirico nazionale d'Irlanda”. Pochi anni dopo l'erudito e poeta sir Samuel Ferguson (1810-86) compì il tentativo di sfruttare poeticamente le antiche saghe e leggende irlandesi nei suoi Lays of Western Gael (1864) e nei suoi Poems (1880), aprendo la strada ad analoghi tentativi di Aubrey de Vere (1814-1902), William Allingham (1824-89), Arthur O'Shaughnessy (1844-81) e soprattutto di Standish O'Grady (1846-1928), autore di un'influente History of Ireland: Heroic Period (1878-80) e di compilazioni e rifacimenti poetici di saghe. Poesie a sfondo nazionalistico vengono pubblicate nel periodico della “Giovane Irlanda”, The Nation, fondato nel 1842: ma è soprattutto l'opera di Douglas Hyde (1860-1949), fondatore nel 1893 della Lega gaelica e co-fondatore in seguito dell'Abbey Theatre, autore di una storia letteraria d'Irlanda (1899) e dell'importante compilazione Love Songs of Connacht (1894), a dare un deciso impulso alla cosiddetta “rinascita letteraria irlandese”. Questo movimento, che coincide con gli ultimi decenni dell'Ottocento e i primi del Novecento, ebbe manifestazioni concrete nella fondazione della Società letteraria irlandese (1891), del Teatro nazionale irlandese e in una serie di antologie, e fu uno sforzo consapevole e organizzato per recuperare i valori della tradizione irlandese nell'ambito della cultura contemporanea e per creare una letteratura nazionale in lingua inglese. Coinvolse direttamente e soprattutto il teatro, alla cui fioritura contribuirono i drammi poetici di W. B. Yeats (1865-1939), indubbiamente la figura di maggior rilievo del movimento, le opere di lady Augusta Gregory (1852-1932), patronessa del gruppo, i drammi a sfondo rurale e popolaresco ma animati di intensa poesia di J. M. Synge (1871-1909), che aveva tratto ispirazione dai suoi soggiorni sulle isole Aran. In un secondo momento si affermarono autori come Lennox Robinson (1886-1958) e Sean O'Casey (1880-1964), in cui si esprime l'altro volto del movimento, ossia la tensione realistica e l'impegno nazionalista e politico. Nel campo della poesia ebbero particolare risonanza le opere di George William Russell (1867-1935) e quelle giovanili di W. B. Yeats, come The Wanderings of Oisin (1889), mentre scarsi furono i risultati nella prosa, secondo una tipica tradizione irlandese (smentita solo nel Novecento; nell'Ottocento, tra i prosatori si ricorda Justin McCarthy, 1830-1912). Una certa propensione all'elemento fiabesco, al simbolismo e talvolta a un nebuloso misticismo presente anche in Yeats, a cui infatti è dovuta l'etichetta “crepuscolo celtico” data al movimento, finirono forse per condizionarlo negativamente e relegarlo, dopo la splendida fioritura iniziale e le intense polemiche che ne accompagnarono lo sviluppo, a una funzione di pericoloso o equivoco provincialismo. Non senza significato il maggior prosatore irlandese (e forse non solo irlandese) del Novecento, James Joyce (1882-1941), rifiutò decisamente i presupposti del movimento e scelse un volontario esilio, pur portando sempre nel cuore la natia Dublino e facendone lo sfondo geografico e sociale, oltre che mitico, di tutta la sua narrativa. Alla “rinascita letteraria” si sovrappose del resto nei primi vent'anni del Novecento la questione dell'indipendenza nazionale e della lotta antinglese, che dopo alterne vicende, sanguinosi conflitti e lacerazioni interne, doveva portare nel 1922 all'istituzione della Repubblica d'Irlanda. A questa fase, che costituisce lo sfondo e il dilemma drammatici di molta poesia yeatsiana, si ricollegano autori di notevole rilievo come il poeta Padraic Colum (1881-1971) e l'ispirato e delizioso James Stephens (1882-1950), nel quale il recupero di elementi fiabeschi e leggendari avviene con perfetta consapevolezza letteraria. Accanto a loro vanno ricordati, per quella dialettica fantasia-realtà che sembra ormai instaurarsi come tipica della nuova cultura irlandese, uno scrittore di racconti realistici come Liam O'Flaherty (1896-1984) e due agguerriti realisti di Cork come Sean O'Faolain (1900-91) e Frank O'Connor (1903-66). Alla nuova letteratura nazionale contribuisce uno dei più arguti e taglienti successori di Joyce, Flann O'Brien (1911-66), autore di esilaranti romanzi in inglese ma al tempo stesso scrittore in gaelico con l'altro suo pseudonimo di Myles Na Gopaleen. Vivissima è in lui la doppia consapevolezza linguistica, come lo è, nei riguardi però del francese, quella di Samuel Beckett (1906-89), l'altro grande continuatore dell'opera di Joyce che ha scelto, come questi, l'esilio volontario (nel suo caso sia geografico sia linguistico). Non mancano, anche nel Novecento, scrittori di rilievo che scelgono di identificarsi con la corrente maestra della letteratura inglese, come le due romanziere Elizabeth Bowen (1899-1973) e Iris Murdoch (1919-99). Quest'ultima, che già in The Message to the Planet (1989) dimostrava di aver conservato integro il dominio dell'allegoria come mezzo per sottolineare il lato assurdo dell'attività umana, pone, con Metaphysics as a Guide to Morals (1992), la relazione tra religione, moralità e filosofia come una delle grandi questioni che gli intellettuali si trovano a dover affrontare. Nello stesso periodo confermano la preminenza acquisita scrittori come Brian Moore (n. 1921) e John McGahern (n. 1934), i quali, narrando storie in cui si parla dell'IRA e della violenza della lotta tra cattolici e protestanti nell'Irlanda del Nord (come Lies of Silence, 1990, di Moore, o Amongst Women, 1990, di McGahern autore anche di The Power of Darkness, 1991), testimoniano l'attenzione della letteratura irlandese verso il problema dell'Ulster. Se rivolto al passato prossimo dell'Irlanda è invece lo sguardo di autori quali James Plunkett (The Circus Animals, 1990) e Colm Toibin (The South, 1991), che hanno scelto di ambientare i loro romanzi negli anni Cinquanta, il più giovane Roddy Doyle (n. 1958), ritenuto il miglior esponente della sua generazione, sembra essere lo scrittore capace di offrire il ritratto più preciso di una certa fascia della società contemporanea irlandese, quella collocabile a metà strada tra proletariato e piccola borghesia urbana, come ha dimostrato nei suoi romanzi, da The Committments e The Snapper (dai quali sono stati tratti due film di successo, per la regia rispettivamente di A. Parker e di S. Frears) ai successivi The Van e Paddy Clarke ah ah ah!, ambientati nella Dublino dei quartieri popolari. Tra gli altri autori attivi nel periodo di passaggio dal XX al XXI sec. e tradotti all'estero si segnalano Dermont Bolger (n. 1959) e Gerry Conlon (n. 1955). Notevole è la fioritura poetica nel Novecento, che include tra i principali Austin Clarke (1896-1974) e Patrick Kavanagh (1905-67), Thomas Kinsella (n. 1929) e Brendan Kennelly (n. 1936), e che si estende all'Irlanda del Nord determinando quella che è stata chiamata la “rinascenza dell'Ulster”, in cui opera un poeta come Seamus Heaney (n. 1939), premio Nobel per la letteratura nel 1995. La tensione e la dialettica tra la Repubblica d'Irlanda e l'Irlanda del Nord sembra dar vita a nuove forme di contrasto, e quindi di vitalità letteraria; va però spegnendosi l'eco dell'antica e ricchissima tradizione gaelica da cui aveva preso le mosse la letteratura irlandese in lingua inglese e che ora invece risulta maggiormente viva nella musica e nella danza. In letteratura il ruolo di protagonista spetta al presente, alla realtà immediata.

Cultura: arte

L'assenza della colonizzazione romana ha permesso che tradizioni e cultura artistica celtiche si conservassero nella loro purezza fino all'invasione normanna e al successivo ingresso dell'Irlanda nell'orbita artistica inglese. La grande fioritura dell'arte monastica irlandese, che costituì una componente essenziale della cultura anglosassone, è compresa tra il sec. V e il sec. X. Nei conventi maturarono, per diffondersi poi sul continente attraverso un'intensa attività missionaria e la fondazione di nuovi monasteri (Corbie, Luxueil, Magonza, Ratisbona, San Gallo, Echternach, Bobbio), manifestazioni artistiche di grande importanza, prima fra tutte la produzione di manoscritti miniati: a un tipo di calligrafia maiuscola molto decorativa, la “celtica semi-unciale”, si associarono “pagine-tappeto” completamente miniate, in cui venne elaborato e svolto con inesauribile fantasia un genere di ornamentazione tipicamente irlandese a motivi geometrici rettilinei, curvilinei e a intreccio, con scene figurate (Libro di Durrow, sec. VII, di Lichfield, sec. VIII, di Armagh e Libro di Kells, sec. IX); a questi manoscritti, conservati a Dublino (biblioteca del Trinity College), vanno aggiunti quelli del British Museum di Londra (Evangeliario di Lindisfarne, inizi sec. VIII), della biblioteca di San Gallo e dell'Ambrosiana a Milano, provenienti da Bobbio. L'oreficeria irlandese di questo periodo proseguì la tradizione artigianale di alto livello che aveva avuto origine nell'Età del Bronzo e del Ferro: oggetti d'oreficeria sacra (calice di Ardagh, cintura-reliquiario di Moylough, sec. VII, Dublino, National Museum of Ireland) e profana (fibula di Tara) sono decorati con smalti champlevé e vetri incastonati che riprendono motivi analoghi a quelli delle miniature. Pregevole è anche la produzione più tarda (croce processionale di Cong, 1125). Tipiche dell'arte irlandese sono le grandi croci di pietra scolpita con motivi ornamentali geometrici e zoomorfi e scene figurate (Carndonagh, sec. VII; Ahenny e Kilkieran, sec. VIII), i cui più begli esemplari risalgono ai sec. IX e X (gruppi di Kells, Durrow, Clonmacnoise, Monasterboice). Nulla è rimasto dell'originaria architettura in legno, mentre i resti in pietra di alcuni edifici monastici (Cahirciveen, sec. VII) presentano strutture assolutamente estranee alla tecnica edilizia romana. Ai sec. IX e X risalgono alcune piccole e semplicissime chiese in pietra (Kells, Glendalough, Killaloe) con copertura in legno o in pietra a elementi gradatamente aggettanti, e le round towers, torri-rifugio a pianta circolare. La ripresa edilizia del sec. XII, che segnò la conclusione del periodo più travagliato delle invasioni vichinghe, coincise con una particolare interpretazione iberno-romanica dell'architettura ecclesiastica, caratterizzata da una ricchissima decorazione scolpita. Il contemporaneo insediamento nell'isola di ordini religiosi continentali (cistercensi) e l'invasione normanna determinarono l'esaurimento delle correnti artistiche locali, che sopravvissero in alcune manifestazioni isolate: così nelle strutture architettoniche dei monasteri francescani (Quin) e nelle case-torri dei sec. XIV e XV. Architettura e scultura si limitarono a provinciali imitazioni di forme inglesi, prima gotiche (cattedrali, rocche e abbazie di Cashele di Trim), poi elisabettiane (Carrick on Suir, castello Ormonde). La ricostruzione di Dublino (sec. XVII) seguì modelli urbanistici rinascimentali, mentre gli interventi successivi (sec. XVIII e XIX) furono effettuati da architetti inglesi o di gusto inglese quali E. L. Pearce (m. 1733), W. Robinson (1720-1775), W. Chambers (1723-96), T. Cooley (1740-84), W. Pugin (1834-75). Poco vitale la produzione artistica contemporanea se si eccettuano le opere di architettura, dove spicca la figura di M. Scott (1905-88), cui si devono la stazione degli autobus e i terminals dell'aeroporto di Dublino. Architetti di rilievo sono anche P. Koralek (n. 1933), progettista della Berkeley Library e dell'Arts Block del Trinity College; K. Roche (n. 1922), vincitore del Pritzker Architecture Prize e il cui nome è legato al Metropolitan Museum di New York e all'Oakland Museum (California, USA); P. Scott (n. 1921), attivo anche come pittore, e R. Tallon (n. 1927).

Cultura: musica

La musica cristiana risulta diffusa fin dall'alto Medioevo ma non conobbe, in epoche successive, quell'evoluzione in senso polifonico tipica degli altri Paesi europei. Non si ebbe neppure un'autonoma tradizione musicale colta e soltanto nel sec. XVIII, in conseguenza dell'accresciuta penetrazione inglese e dei soggiorni dublinesi di Händel, di Geminiani e di altri noti musicisti stranieri, si formò una scuola di compositori irlandesi (il più noto dei quali fu il pianista e compositore J. Field), inseriti nel filone tradizionale della musica europea. Più interessante e articolato appare invece il repertorio folcloristico, sviluppatosi attorno a una lunga tradizione di melodie di natura patriottico-nazionalistica, strutturate secondo armonie autoctone basate su scale modali e pentatoniche, cantate dai bardi con accompagnamento di arpa (strumento popolarissimo nelle due varietà di ocht-tedach a 8 corde e di clairseach a 30 corde). Altri strumenti assai diffusi sono il tympan (tamburo), il fidil (specie di violino), lo sturgan (tromba), la piopai e la bagpipe (tipo di zampogna ora meglio nota come uillean pipe). Il folclore irlandese comprendeva anche un ricchissimo patrimonio di danze: la rinnce fada (danza lunga), la horn-pipe, il planxty o jig (specie di giga in 6/8), ecc. Moltissimi canti irlandesi (celebri quelli del poeta compositore cieco Turlough Carolan, della fine del sec. XVII) furono pubblicati dal 1808 al 1834 dal poeta Th. Moore nei 10 volumi delle Irish Melodies, mentre una raccolta sistematica iniziò nella seconda metà dello stesso secolo.

Cultura: teatro

La storia del teatro irlandese come fatto culturale autonomo inizia nel 1899, quando W. B. Yeats e lady Gregory fondarono l'Irish Literary Theatre (quale filiazione della Gaelic League), e più esattamente quattro anni dopo, quando a questi letterati si unì la compagnia dei fratelli Fay per dare vita all'Irish National Theatre Society e, con essa, l'avvio alla rinascita della drammaturgia irlandese e gaelica. L'iniziativa giovò, pertanto, oltre che all'individuazione e all'affermazione di un repertorio nazionale, quale poté esprimersi più compiutamente a partire dal 1904 tramite l'Abbey Theatre fondato a Dublino con l'aiuto della mecenate inglese Annie Horniman, al recupero della lingua gaelica (erse, nella forma irlandese), il cui uso in pubblico era rimasto proibito fin dal Medioevo. Un primo lavoro in erse, Casadh an T-Sugain, di D. Hyde (futuro presidente dell'Éire), fu presentato dall'Irish Theatre nel 1900; un secondo, Eilis agus an Bhean, di P. T. MacFhionnlaoich, dall'Irish Society nel 1902. Anche l'Abbey Theatre accolse e accoglie tuttora copioni scritti in questa lingua nativa, mentre un teatro appositamente riservato al repertorio in erse (Taibhdhearc na Gaillimhe) è attivo dal 1928 a Galway con lavori originali, come quello di M. MacLiammóir (Diarmuid agus Gráinne) che inaugurò la sala, e con traduzioni in gaelico di testi del teatro classico e contemporaneo. In gaelico B. Behan ha scritto la prima versione di L'ostaggio (1958). Sempre dal 1928 e sempre per iniziativa di MacLiammóir, ma stavolta con l'inglese Hilton Edwards, ha operato per oltre 20 anni a Dublino un Gate Theatre, sorto per contrastare il predominio dell'Abbey Theatre (la cui sede, distrutta nel 1951, si presenta nella ricostruzione del 1966). Dagli anni Cinquanta si è sviluppata l'attività di vari teatrini off, di cui il più importante è il Pike, ma la produzione nazionale non è mai decollata ed è sempre rimasta essenzialmente confinata alla capitale.

Cinema

Pur essendo la Irish Film Society attiva dal 1936 (nel 1977 sostituita dall'Irish Film Theater) e pur avendo organizzato negli anni Cinquanta un festival internazionale a Cork e offerto paesaggi a decine di film anglo-americani, l'Irlanda non ha un passato cinematografico né una propria industria. Solo nel 1975 la Cinegael, piccolo gruppo indipendente di sinistra, ha varato il primo film di 50 minuti in gaelico: Caoineadh Airt Ui Laoire, ossia “Lamento per Art O'Leary”, in cui attori dilettanti di Connemara, dove si parla ancora la lingua dell'eroe caduto nella guerra di resistenza del 1773, recitano l'omonimo poema entrando continuamente in conflitto con l'impresario-regista non irlandese. Sono stati prodotti, senza sovvenzioni governative, anche alcuni documentari sociali; uno di essi, Down the Corner, invece che dall'Irish Arts Council è stato finanziato dal (comunque benemerito) British Film Institute. Negli anni Novanta, la riapertura dell'Irish Film Board ha dato però un nuovo impulso al meccanismo produttivo della cinematografia irlandese, che già sul finire del decennio precedente aveva prodotto diversi autori e attori, divenuti poi famosi grazie a Hollywood. Si affermano, infatti, in questo periodo registi come J. Sheridan, autore di Il mio piede sinistro (1989) e di Nel nome del padre (1993), Orso d'oro al Festival di Berlino, e N. Jordan, che con il sorprendente La moglie del soldato (1992) ha vinto l'Oscar per la sceneggiatura, e con Michael Collins (1996) il Leone d'Oro a Venezia. Il cinema irlandese del XXI secolo si apre con alcuni lavori del genere drammatico: Angeli ribelli di A. Walsh (2004), Intermission di J. Crowley (2004) e In America. Il sogno che non c’era di J. Sheridan (2004); in quest'ultimo torna il tema dell'emigrazione tanto sentito dalla gente d'Irlanda.

Bibliografia

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Media

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