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Jean Paul

pseudonimo dello scrittore tedesco Johann Paul Richter (Wunsiedel, Fichtelgebirge 1763-Bayreuth 1825). Figlio di un pastore protestante, interruppe gli studi per mancanza di mezzi e divenne precettore. Dopo i primi successi letterari, lasciò la piccola Wunsiedel per soggiornare a Weimar, dove godette dell'amicizia di Herder, ma non di quella di Goethe e di Schiller, quindi a Berlino (1800-01) e a Bayreuth, dove visse di pensioni statali e si occupò attivamente di problemi politici. Nel 1824 diventò cieco. Lettore insaziabile di teologia, scienze naturali, di autori sentimentali e satirici inglesi (Swift, Sterne, Fielding, Pope) e francesi (donde lo pseudonimo), diventò famoso col romanzo pedagogico Die unsichtbare Loge (1793; La loggia invisibile). I suoi contatti con l'ultimo pietismo e il conflitto fra ateismo e impulsi fideistici si riflettono nella Rede des toten Christus (Discorso del Cristo morto), iniziata nel 1789 e poi introdotta nel romanzo Siebenkäs (1796-97), dove l'idealismo fichtiano si ritorce su se stesso creando intorno all'io il vuoto e una mortale eternità. A questo radicale nichilismo, Jean Paul contrappone una visione strapaesana del mondo nei due brevi idilli Leben des vergnügten Schulmeisterlein Maria Wuz in Auenthal (1790; Vita di Maria Wuz, il giocondo maestrino di Auenthal) e Leben des Quintus Fixlein (1796; Vita di Fixlein, maestro di quinta), dove i protagonisti sono entrambi convinti dell'immortalità e di una possibile rigenerazione dell'uomo entro lo stato infantile, dove la purezza di cuore può vincere contro una realtà quotidiana ostile e misera. La dipendenza di Jean Paul dal pietismo e in particolare dalle concezioni pietistiche dell'amore e dell'amicizia risulta evidente nel romanzo-diario Hesperus (1795) e nel Titan (1800-03), Bildungsroman di un giovane principe, che dopo viaggi, esperienze, sogni di grandezza, trova la felicità nel chiudersi nel suo piccolo regno al sicuro dal male del secolo e da un perfido amico, che è il suo alter ego “realista”. Più validi sono gli incompiuti Flegeljahre (1804-05; trad. it. Anni acerbi), dove nelle figure di due inconciliabili gemelli si rinnova il conflitto fra idealismo e realismo, tra sentimento e intelletto, mentre l'intreccio amoroso resta debole. La duplicità ritorna nel già citato Siebenkäs, dove il legame col reale di un pedante filantropo s'incarna in un sosia che gli premuore e che ricompare sotto altre spoglie nello studioso ateo, maniaco del mostruoso, di Katzenbergs Badereise (1809; Il viaggio di Katzenberg ai bagni). All'impulso romantico a trascendere il sensibile, contrasta in Jean Paul un tortuoso, inconcludente, pedantesco eppur modernissimo errare nel frammentario, con note a piè pagina, postille, divagazioni e aforismi. Narratore nato, il suo modo di esprimersi personalissimo consiste in un flusso indisciplinato e capriccioso, barocco, di fantasie, sensazioni ed esperienze interiori, calate in un linguaggio spesso altamente poetico, a volte pittorescamente umoristico, a volte prosaicamente realistico. In aperta polemica col classicismo weimariano, Jean Paul scrive la Geschichte der Vorrede zur 2. Ausgabe des Fixlein (1796; Storia della prefazione alla 2a edizione del Fixlein), in cui satireggia il culto dell'arte, e la Vorschule der Ästhetik (1804; Propedeutica all'estetica), le cui tesi sono nettamente romantiche e in cui si trova formulata l'essenza del genere letterario dell'umorismo. L'opera narrativa di Jean Paul elevò il romanzo a genere letterario dominante e ne fece l'autore più amato del suo tempo. Il suo influsso è sensibile in Hoffmann, Heine e nei narratori del realismo ottocentesco. L'interesse per la sua opera e per il suo pensiero ha avuto negli ultimi anni una straordinaria riviviscenza.

Bibliografia

W. Rehm, Experimentum medietatis, Monaco, 1947; F. Masini, Alchimia degli estremi. Studi su Jean Paul e Nietzsche, Parma, 1967; U. Schweikert, Jean Paul, Stoccarda, 1970.

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