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Marduk

dio poliade della città di Babilonia, divenuto dio nazionale della Mesopotamia con la costituzione dell'impero babilonese. Nel processo di unificazione del Paese da parte della prima dinastia babilonese fu dato a Marduk, sul piano divino, lo stesso ruolo che il re di Babilonia, diventata capitale dell'impero, aveva sul piano umano. Il sovrano babilonese era l'istituto che collegava, sotto di sé, le città mesopotamiche; allo stesso modo, Marduk era l'“istituto” divino che collegava, sotto di sé, gli dei poliadi delle città mesopotamiche, e, con questi dei, l'universo intero in senso politeistico. Questa funzione di Marduk viene fondata da un apposito mito contenuto nel “Poema della Creazione” (Enūma elīsh). Nel mito, la condizione precedente all'investitura di Marduk, che è poi la proiezione mitica della condizione precedente alla costituzione dell'impero babilonese, è rappresentata come una condizione di disagio: gli dei sono minacciati da forze caotiche rappresentate dalla dea Tiāmat e dal marito di questa, Kingu, a capo di un esercito di demoni-mostri. Gli dei stanno per soccombere; nessuno di essi ha il coraggio di affrontare Tiāmat, tranne Marduk, il quale uccide Tiāmat, sacrifica Kingu e ristabilisce l'ordine. Ma è un nuovo ordine: intanto è il “suo” ordine, perché gli dei lo proclamano re e gli danno ciascuno il proprio nome e i propri attributi (ossia i propri poteri settoriali); poi quest'ordine è visto anche come una creazione del mondo presente, cosa che Marduk fa dividendo in due il corpo di Tiāmat e costruendo con le due parti il cielo e la terra; infine Marduk crea anche l'uomo (con argilla e il sangue di Kingu, secondo una versione; secondo un'altra affida l'incarico a Ea, il dio suo padre) perché sia al servizio degli dei. È un mito che fonda la realtà culturale babilonese, ivi compresa la sua religione. E Marduk, nella sua funzione di dio-re, costituirà un modello divino dovunque si diffonderà la cultura babilonese. Marduk è sposo di Ṣarpanitu. Ha per emblema il muškuššu, un drago squamoso con zampe di leone, artigli d'aquila e pungiglione di scorpione. Il suo pianeta è Giove. È raffigurato in lunga veste a balze e con la tiara mesopotamica a corni o, più tardi, con una tiara cilindrica sormontata da penne. Un sigillo di lapislazzuli del sec. IX a. C., col dio che impugna il cerchio e il bastone, riproduce forse la statua di culto del tempio di Babilonia.

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