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Baʽal

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Generalità

Dio sovrano dei Fenici. Come è narrato nel poema rinvenuto a Ras Shamra (l'antica Ugarit), Baʽal (“Signore”) conquista la sovranità combattendo Yam (“Mare”), che era stato fatto sovrano dall'essere supremo El (termine semitico per indicare Dio), e la difende poi contro il dio infero Mot.

Religione

Questo mito cosmogonico di fonda l'attuale ordinamento dell'universo su un mondo governato da Baʽal e due anti-mondi (mare e inferi) retti rispettivamente da Yam e Mot: il tutto è forse alla base della concezione cosmologica tripartita che fu anche dei Greci con le divinità Zeus (corrispondente a Baʽal), Posidone (corrispondente a Yam) e Ade (corrispondente a Mot). Altri tratti sottolineano la corrispondenza di Baʽal con Zeus: il fulmine come arma e strumento di potere, la facoltà d'inviare la pioggia e la venerazione sulle alture. “Alture” (bâmôth) erano detti i suoi santuari tipici, consistenti in uno spiazzo per il pubblico, una nicchia per i sacerdoti, un monumento di stele di pietra incise (massêbôth) e poste attorno a una stele più piccola (betilo), un altare per sacrifici e serbatoi d'acqua. Il culto di Baʽal, diffuso tra i Fenici asiatici (orientali) e quelli africani (occidentali), fu conosciuto e persino praticato, con sdegno dei profeti, anche dagli Ebrei. La tradizione ebraica ortodossa lo ha tuttavia inteso come un anti-Dio, il Signore degli spiriti del male. Due suoi nomi cultuali “Baʽal di Phegor” (un monte nei pressi del Mar Morto), divenuto Belfagor, e “Baʽal-Zebub” (forse “Baʽal delle mosche”), divenuto Belzebù, passarono a indicare due diavoli della tradizione giudeo-cristiana. Nei testi di Ugarit Baʽal era identificato con Hadad, dio della tempesta e dell'uragano. Nell'area siriaca era spesso invocato come Aliyan e si trovava al centro di una serie di miti, in cui si accompagnava alla sorella 'Anat e si contrapponeva al nemico Mot.

Iconografia

Nelle stele siriane di ambiente neoittita e aramaico Baʽal sta eretto sul dorso di un toro, brandendo la folgore, simbolo della tempesta. Questi antichissimi elementi tradizionali restano il fondamento dell'iconografia classica di Giove Dolicheno nell'età imperiale romana.

Bibliografia

A. Vanel, L'iconographie du dieu de l'orage, Parigi, 1965; F. Heiler, Le religioni dell'umanità, Milano, 1985.

Media

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