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Nouveau Roman

(francese, Nuovo Romanzo). Tendenza letteraria che raggruppava inizialmente i romanzieri A. Robbe-Grillet, M. Butor, N. Sarraute e C. Simon, impostisi contemporaneamente all'attenzione degli ambienti letterari tra il 1953 e il 1957. Essi erano uniti non da principi teorici comuni ma dal comune rifiuto delle forme tradizionali del romanzo – intreccio, personaggi, ordine cronologico –, memori delle esperienze di predecessori come Joyce, Kafka, Proust, Faulkner, Blanchot, Leiris e Beckett, e convinti dell'inadeguatezza di quelle forme a esprimere una realtà radicalmente mutata, di cui le scienze e le altre arti avevano preso atto da un pezzo. Le esperienze dei singoli autori si sono però sviluppate in piena autonomia e con caratteri diversi: nella ricerca della soggettività attraverso la più fredda oggettività descrittiva, per Robbe-Grillet; nella costruzione di complicate reti di risonanza, per M. Butor; nel caos del discorso-fiume, per C. Simon; nella frammentazione, per N. Sarraute. Oltre al loro valore intrinseco, le opere del Nouveau Roman hanno avuto un effetto dirompente molto più ampio di quanto la loro mancanza di popolarità possa far credere, aprendo un nuovo capitolo all'interrogativo sulla natura e sulla funzione del romanzo e della letteratura in genere, sul rapporto autore-lettore e autore-opera, sul concetto stesso di scrittura. Molti scrittori delle generazioni successive, che a questi interrogativi rispondono con opere sempre più lontane dalla forma del romanzo, hanno assunto la mobilissima eredità dei “padri” del nouveau roman. Essi sono Claude Ollier, Jean Ricardou, Bernard Pingaud, Philippe Sollers, Jean-Pierre Faye, Jean Thibeaudeau e molti altri.

Bibliografia

L. Oppenheim, Three Decades of the French New Novel, Urbana, 1986; A. Rykner, Théâtres du Nouveau Roman: Sarraute, Pinget, Duras, Parigi, 1988; J. Ricardou, Le Nouveau Roman; les Raisons de l'ensemble, Parigi, 1990.

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