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Qubilai

(anche Qūbilāy, Qublāy, Khubilāy, ecc.). Imperatore mongolo (ca. 1215-1294). Figlio del quartogenito di Gengis Khān, Tului, ottenne, sotto il regno del fratello Möngka (1227-59), l'amministrazione delle province mongole d'Estremo Oriente. Alla morte di Möngka Qubilai rientrò a Qaraqorum dove riuscì a farsi eleggere khāqān in un quriltai irregolare, composto, pare, di soli suoi seguaci (5 maggio 1260). La legittimità di tale quriltai, contestata dai discendenti di Ögödei, portò negli anni successivi a violente contese tra i gengiskhanidi. Una volta sconfitti i propri rivali, Qubilai trasferì nel 1264 la residenza imperiale a Canbaluc (odierna Pechino). Nel 1267, dopo un periodo di coesistenza con l'impero Sung, che controllava le province cinesi meridionali, Qubilai decise la conquista del sud del Paese. Nel 1276 il comandante mongolo Bayan prendeva la capitale dei Sung, Linan (odierna Hang-chow) facendovi prigioniero l'imperatore minorenne e la madre che ne aveva assunto la reggenza. Ciò segnò la fine della dinastia imperiale cinese e l'annessione di tutta la Cina che, per la prima e unica volta nel corso della sua storia, entrò a far parte di una formazione politica maggiore e a essa estranea. Tra il 1280 e il 1292 Qubilai intraprese con scarso successo una serie di azioni militari e diplomatiche nei confronti di vari Paesi (Giappone compreso) situati nel sud-ovest e nell'est del continente asiatico. Tuttavia si dedicò soprattutto a problemi di amministrazione interna, privilegiando il ruolo di sovrano cinese rispetto a quello di sovrano nazionale mongolo. Si interessò, perciò, principalmente della Cina utilizzando in gran parte la struttura amministrativa preesistente, non senza però apportarvi significative modifiche. Suddivisi gli abitanti dell'impero in quattro classi, esclusi gli schiavi, assicurò alla minoranza mongola una posizione di privilegio mediante una legislazione discriminatoria ed estromise, invece, completamente dagli alti gradi e dai posti direttivi la burocrazia confuciana. Favorì invece lo sviluppo della classe dei mercanti: il commercio divenne, perciò, un fattore di capitale importanza nell'economia del Paese. In suo favore furono presi provvedimenti nel campo della circolazione monetaria e della viabilità; fu inoltre organizzato un efficiente sistema postale e fu riattivato il canale Imperiale per convogliare al nord le eccedenze agricole del sud. Rilevanti provvedimenti furono, tuttavia, presi anche a vantaggio dell'agricoltura. Adeguandosi alla tradizione mongola Qubilai adottò una politica religiosa estremamente tollerante rispetto alle varie religioni praticate entro l'impero. Nell'ambito di questa situazione si colloca anche il viaggio che i fratelli Niccolò e Matteo Polo, mercanti veneziani, compirono nei territori mongoli di Cina nel 1265 e nel 1274, portando con loro, la seconda volta, anche il figlio di Niccolò, Marco. Alla morte di Qubilai, cui succedette il nipote Temür (1294-1307) la coesione dell'impero mongolo si andò allentando e le varie parti che lo costituivano si avviarono lungo itinerari storici divergenti.

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