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Sórso

comune in provincia di Sassari (12 km), 136 m s.m., 67,05 km², 12.842 ab. (sorsensi o sorsesi), patrono: san Pantaleo (27 luglio).

Centro agricolo del Sassarese settentrionale, situato a breve distanza dalla costa del golfo dell'Asinara. Sorto in un territorio che conserva notevoli tracce della presenza umana nel periodo preistorico, in epoca romana era compreso nella giurisdizione di Turris Libisonis. Parte della curatoria di Romangia, compresa nel Giudicato di Torres (sec. XI) passato ai Doria nel 1255, nel Trecento fu coinvolto nelle lotte che opposero gli Arborensi agli Aragonesi. Nel 1440, dopo la conquista aragonese, fu dato in feudo a Gonario Gambella e ai suoi discendenti rimase fino al sec. XVII.§ L'antica fontana della Billellera, il palazzo baronale e la chiesa della Vergine d'Itria, secenteschi, sono le maggiori testimonianze del passato del paese. All'Ottocento risale la parrocchiale neoclassica di San Pantaleo, progettata da Antonio Cano.§ I principali prodotti dell'agricoltura sono le olive, l'uva da vino (moscato di Sorso-Sennori, vermentino di Sardegna, monica di Sardegna e cannonau di Sardegna DOC) e gli ortaggi. È praticato l'allevamento ovino e caprino. L'industria è presente nei settori alimentare e dei materiali da costruzione. È rilevante il turismo balneare nelle frazioni costiere Platamona e Marina di Sorso.

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