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Sartòris, Albérto

architetto italiano (Torino 1901-Cossonay, Svizzera, 1998). Tra i promotori del razionalismo architettonico in Italia e in Svizzera, ha contribuito allo sviluppo del movimento anche con la sua produzione teorica. Nel 1928 partecipa alla prima mostra del MIAR e del CIAM, di cui fu fondatore con Le Corbusier e W. Gropius. In questo periodo le sue realizzazioni (teatro privato Gualino a Torino, 1923; padiglione delle Comunità artigiane a Torino, 1923, primo esempio di razionalismo italiano; case unifamiliari a Saillon, 1934-35; quartiere popolare di via Anzani a Como, 1938-39, in collaborazione con G. Terragni) risentono della nuova architettura di influenza nordeuropea, che coerentemente si ritrova anche nelle sue opere divulgative (Antonio Sant'Elia, 1930; Gli elementi dell'architettura razionale, 1932, ristampato poi come Gli elementi dell'architettura funzionale nel 1941; Introduzione dell'architettura moderna, 1943). Dal dopoguerra agli anni Ottanta concepisce e disegna più di 700 progetti, di cui solo qualche decina vennero realizzati. Tra questi ricordiamo la chiesa di Notre-Dame du Bon Conseil a Lourtier (1932;1955-57), il centro culturale mondiale della salute a Gingis (1960), lo stabilimento Lesieur a Dunkerque (1982-84), il complesso industriale Labeyrie a Biarritz (1987-88). I suoi scritti più recenti annoverano monografie su A. Salvati e A. Tresoldi (1980), P. Fontana (1981), M. Botta (1982) e il saggio L'attualità del razionalismo (1986).

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