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razionalismo (architettura)

movimento artistico sviluppatosi in Germania nell'ambito del Movimento Moderno. Le multiformi manifestazioni del razionalismo in architettura sono riconducibili a una nuova impostazione della prassi progettuale, che si richiama ai processi logici della scienza e della tecnica. L'architettura razionalista (o razionale) è nata dalla necessità di una più reale aderenza alla realtà sociale ed economica conseguente la rivoluzione industriale, mirando a una soluzione appunto razionale dei problemi che questa stessa società, le esigenze della produzione industriale, le nuove dimensioni e funzioni della città pongono all'architetto e all'urbanista. In aperta e cosciente polemica con il romanticismo e l'irrazionalismo dell'Art Nouveau e con le Accademie, l'architettura razionalista o funzionalista (entrambi i termini sono stati indifferentemente usati dagli stessi animatori del movimento e dalla critica, data la comunanza di intenti e i risultati analoghi) ha voluto inserirsi nell'ambito della storia piuttosto che dell'arte, creando forme la cui determinazione è affidata all'analisi delle funzioni alle quali l'organismo architettonico o l'oggetto d'uso è destinato e alla scelta delle più idonee tecniche costruttive o industriali, attraverso l'eliminazione di ogni componente emotiva ed estetizzante e la “purificazione” della forma da ogni apparato decorativo. Il movimento, alla cui formulazione hanno contribuito gli apporti del materialismo storico e del positivismo, nonché l'eredità delle Arts and Crafts e le sollecitazioni della moderna cultura figurativa, dal cubismo al neoplasticismo, ha raggiunto la sua fase di massima vitalità negli anni tra i due conflitti mondiali, da un lato nell'opera teorico-didattica di Walter Gropius al Bauhaus e nell'attività di Mies van der Rohe, dall'altro nell'opera teorica (Vers une architecture) e pratica di Le Corbusier, assumendo la fisionomia di una corrente di importanza internazionale e determinante per gli sviluppi dell'architettura occidentale. Negli anni tra il 1920 e il 1940 il razionalismo europeo ha puntualizzato la propria problematica fisionomia nell'opera originale dei suoi più grandi architetti, da Breuer a Scharoun, da Behrens a Poelzig, e il dibattito sull'architettura rinnovata si è polarizzato intorno alla nuova iniziativa urbanistica di Weissenhof (Stoccarda), ai concorsi per il Chicago Tribune (1922), per la sede della Società delle Nazioni a Ginevra (1927) o per il palazzo dei Soviet a Mosca (1931) e, dal 1928 al 1940, nelle riunioni dei CIAM, organi ufficiali del razionalismo europeo. Il razionalismo italiano subito viziato, non altrimenti da quello russo, da un'apertura alle esigenze del potere politico, ha vissuto la sua unica stagione nell'attività del Gruppo 7 e del MIAR e nella coerente opera critica di E. Persico. Con la II guerra mondiale si è conclusa la fase più vitale e stimolante del movimento i cui risultati, del tutto snaturati, vengono assunti e rielaborati come elementi stilistici da tanta architettura contemporanea.

Bibliografia

B. Zevi, Poetica dell'architettura neoplastica, Milano, 1953; E. Kaufmann, Architecture in the Age of Reason, Londra, 1955; L. Grassi, Razionalismo architettonico dal Lodoli a G. Pagano, Milano, 1966; E. Kaufmann, L'architettura dell'Illuminismo, Torino, 1966; B. Zevi, Cronache di architettura, Bari, 1970-71; C. De Seta, La cultura architettonica in Italia tra le due guerre, Bari, 1972; G. D'Amato, L'architettura del protorazionalismo, Bari, 1987.