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Sefforis

antica città della Bassa Galilea (in ebraico Zippori; ribattezzata dai Romani Diocaesarea) situata a circa 6 km da Nazareth. Sede di uno dei cinque sinedri degli Ebrei, Sefforis venne fondata verosimilmente intorno all'VIII-VII sec. a. C. e raggiunse la sua massima fioritura tra il I sec. a. C. e il I sec. d. C., quando, sotto il dominio romano, fu eletta a capitale della Galilea. Nel 4 a. C. la città fu teatro di una violenta sollevazione contro le truppe che la occupavano. Assunse il nome di Diocaesarea per volere dell'imperatore Antonino Pio (sec. II d. C.) e, nel 339 d. C., venne distrutta. Tuttavia, essendo posta in posizione strategicamente favorevole, la cittadella fortificata che la dominava fu più volte ricostruita e i suoi ultimi occupanti furono gli Arabi, che la abitarono fino alla guerra del 1948. Sefforis fu oggetto di scavi per la prima volta negli anni Trenta del XX secolo e la missione, guidata dall'archeologo statunitense L. Waterman, portò alla luce i resti di un teatro di epoca romana – la cui capienza è stata stimata in 5000 spettatori – e di un acquedotto. Negli anni Ottanta sono state avviate nuove indagini archeologiche, condotte da una missione congiunta israelo-statunitense, che ha riportato alla luce molte parti dell'antica città, tra cui un popoloso quartiere residenziale, una lunga strada colonnata, una lussuosa villa di epoca romana adiacente il teatro, un grande edificio pubblico e una sinagoga. Questi ultimi tre contesti hanno suscitato particolare interesse, oltre che per le loro caratteristiche architettoniche, per gli splendidi mosaici che ne ornavano gli ambienti. All'interno della villa è stato rinvenuto (1991) un ritratto femminile, la cosiddetta Monna Lisa della Galilea, che decorava il pavimento dell'androne. Tra i pavimenti in mosaico dell'edificio pubblico spicca quello che rappresenta le feste in onore del fiume Nilo e scene di caccia e nel quale, oltre a piante e animali tipici dell'habitat nilotico, si riconoscono varie figure, tra cui la personificazione dell'Egitto, che regge una cornucopia colma di frutta, e quella del dio del Nilo, seduto sopra una fiera. Nella sinagoga sono state infine trovate (1994) scene di carattere religioso, con rappresentazioni dei simboli più importanti della religione ebraica, tra cui il candelabro a sette braccia e il corno di montone. Di particolare pregio è anche un mosaico, scoperto in un edificio scavato a partire dal 1995, che rappresenta Orfeo seduto su una roccia mentre suona la lira, circondato da bestie selvatiche e uccelli. Contestualmente alla prosecuzione delle ricerche, l'area già indagata è stata trasformata in parco archeologico, aperto al pubblico dal 1992.

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