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Tagore, Rabindranāth

scrittore indiano di lingua bengali (Calcutta -). Massimo poeta bengalese moderno, fu inoltre drammaturgo, pittore, educatore e umanista. Appartenente a un'illustre famiglia di intellettuali, ricevette una rigida istruzione privata di tipo occidentale, che dovette in seguito spingerlo a fondare la scuola “aperta e indiana” di Śantiniketan. Grande influenza ebbe per Tagore la figura del padre Devendranāth, fervente fautore della modernizzazione del Bengala, chiamato Grande Santo. Nel 1878 venne inviato in Gran Bretagna per completare gli studi. Ritornò in patria dopo due anni e cominciò a pubblicare le sue liriche, in bengali, sanscrito, inglese, che gli procurarono in breve fama vastissima. La sua vita familiare fu tragica: perse infatti nel breve volgere di pochi anni il padre, la moglie e due figli. Quindi perse la cognata Kadambari Bevi, affettuosa confidente alla quale dedicò, dopo il suicidio del 1883, le poesie di Pushpānjali (Offerta di fiori). Nel 1912 scrisse il canto Jana gaṇa mana, divenuto poi l'inno nazionale dell'Unione Indiana, ma avanzando negli anni arrivò a disprezzare il gretto nazionalismo che divide il mondo in “scomparti ostili”, come ebbe a dire. La sua fertilità creativa fu immensa: compose oltre duemila liriche raccolte in florilegi diversi (Offerta di canti, Luna crescente, Il Giardiniere, Il paniere di frutta ecc.), centinaia di poemetti e ballate, otto romanzi, undici volumi di novelle, due dozzine di drammi e alcuni libri di viaggi e memorie, nonché un numero sterminato di saggi e opere critiche e pedagogiche. I temi portanti delle raccolte sono quelli dell'amore, della solitudine umana di fronte alla prodigalità di Dio, espressa nell'infinita gamma di sentimenti che agitano perennemente il cuore dell'uomo, il percorso e la fede nella pratica religiosa brahmana e buddhista. Nel 1913 gli fu assegnato il premio Nobel per la raccolta di liriche Gītānjali (Offerta di canti), pubblicato già nel 1910, poi nel 1912 in inglese con la prefazione di W. B Yeats; Tagore era ormai considerato il ponte tra le culture d'Oriente e Occidente. La raccolta di poesie testimonia il movimento del pensiero religioso e filosofico del poeta, l'indagine che parte da una precisa tradizione culturale, ma che poi lì non si ferma. Nel 1915 venne insignito del cavalierato del governo britannico, onorificenza che restituì quattro anni dopo a seguito del massacro di Jallianwallah Bagh, nei pressi di Amritsar, dove centinaia di civili indiani vennero uccisi senza motivo dalle truppe inglesi. Nel 1916 scrisse Balākā, raccolta di poesie che testimonia la maturazione del poeta e il suo orientamento verso l'indagine nella natura, in ogni sua manifestazione intesa come testimonianza dell'immanenza di Dio; la ricerca di armonia cosmica diviene canto in lode di Dio. Dotato di illimitata energia si dedicò contemporaneamente ad attività culturali e sociali diverse: dette nuovo impulso alla drammaturgia ristrutturando il teatro e producendo drammi originali; contribuì ad arricchire il patrimonio della musica classica indiana componendo nuove melodie; resuscitò il folclore della sua regione che intristiva tra l'indifferenza della classe intellettuale; promosse i contatti tra i giovani di tutti i Paesi con la fondazione dell'Università Internazionale Viśva Bhāratī nei pressi di Calcutta nel 1921; si dedicò all'educazione dei fanciulli creando la scuola outdoor di Śantiniketan, uno dei massimi successi nel campo della sperimentazione scolastica mondiale, attuando concretamente i suoi ideali pedagogici: gli alunni vivevano liberamente, in contatto con la natura, le lezioni consistevano in conversazioni all'aperto, venivano sperimentatai i suoi ideali di formazione sul sistema delle Upaniṣad. Con la creazione del complesso sociale di Śrīniketan si dedicò alla rieducazione delle classi arretrate dando impulso alle attività artigianali; verso i 70 anni scoprì la pittura come mezzo d'espressione meravigliando il mondo con le sue oltre 2500 eccellenti tele. Sostenitore di Gandhi, ma avvertito dei pericoli del pensiero nazionalistico, viaggiò moltissimo, recando ovunque il suo internazionalismo e la sua filosofia umanitaria di pace e fratellanza di tutti gli uomini nel rispetto delle loro tradizioni.

Bibliografia

S. Sen, History of Bengali Literature, Nuova Delhi, 1962; V. Pisani, L. P. Mishra, Le letterature dell'India, Milano, 1970; R. Gnoli, L. P. Mishra, Antologia della letteratura indiana, Milano, 1971; S. Chistolini, Tagore, Aurobindo, Krishnamurti, Roma, 1990.

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