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Wilson, Thomas Woodrow

ventottesimo presidente degli USA (Staunton 1856-Washington 1924). Figlio di un austero pastore presbiteriano, compì i suoi studi a Princeton e alla Johns Hopkins University. Iniziò la carriera come professore universitario, insegnando economia politica e legge a Princeton, di cui divenne rettore nel 1902. Quando, nel 1910, i democratici lo proposero come candidato del loro partito per il governatorato del New Jersey, Wilson era conosciuto solo come studioso ed educatore e come l'autore di una riforma del sistema universitario che da Princeton si estese a tutto il Paese. Eletto governatore del New Jersey, si rivelò prestissimo un politico estremamente dotato. Presentato dal Partito democratico alle elezioni presidenziali del 1912, riuscì a sconfiggere i due antagonisti, il repubblicanoW. H. Taft e il progressistaT. Roosevelt. Il programma per il quale Wilson si era battuto, detto della “nuova libertà”, individuava nel “progresso e nelle riforme” gli obiettivi del governo. Fin dal primo biennio della sua presidenza Wilson riuscì a far votare dal Congresso una serie di leggi assai importanti, quali una nuova tariffa doganale (legge Underwood) che, invertendo un indirizzo consolidato, riduceva sensibilmente i dazi. Il minor introito finanziario dell'Unione veniva compensato con l'introduzione di un'imposta sul reddito, resa possibile dall'entrata in vigore del XVI emendamento della Costituzione. Col Federal Reserve Act, sempre del 1913, fu riorganizzato il sistema bancario, monetario e creditizio, penalizzando gli interessi speculativi. Nel 1914 Wilson realizzava un altro punto fondamentale del suo programma, dotando il governo di uno strumento efficace di lotta ai monopoli, il Clayton Antitrust Act, col quale si rendevano più efficaci le disposizioni già esistenti in materia, eliminando però esplicitamente la possibilità che le leggi antitrust potessero essere applicate ai sindacati. Col Federal Farm Loan Act infine il governo veniva incontro alle aspettative degli agricoltori. Gli stessi principi di legalità e moralità che ispiravano la condotta della politica interna di Wilson caratterizzarono anche la sua politica estera. Sinceramente pacifista e convinto della necessità che i rapporti tra le nazioni venissero basati non più su rapporti di forza ma sul diritto internazionale, cercò strenuamente di promuovere la realizzazione di tali principi. In quest'ottica vanno inquadrati gli aspetti salienti della sua attività internazionale, dalla conclusione del patto interamericano alla proclamazione della neutralità degli Stati Uniti, alla loro entrata in guerra nel primo conflitto mondiale, all'idea della Società delle Nazioni. Allo scoppio del conflitto Wilson cercò in ogni modo di mantenerne estranei gli USA, offrendo tenacemente la propria mediazione per una pace “senza vincitori né vinti”. Ma, visto vano ogni tentativo, non gli rimase che chiedere al Congresso di riconoscere lo stato di belligeranza con la Germania (6 aprile 1917). Questo evento si sarebbe rivelato di capitale importanza per gli USA e per il mondo intero, perché con esso si metteva fine al tradizionale isolazionismo americano consacrando l'ingresso degli USA sulla scena politica mondiale in veste di protagonisti. L'aspirazione di Wilson a fare un mondo “sicuro per la democrazia” emerse chiaramente nella formulazione dei “14 punti” proposti al Congresso l'8 gennaio 1918 come falsariga del trattato di pace. Nazionalità e autodeterminazione dei popoli per la sistemazione territoriale dell'Europa, libertà dei mari e rimozione delle barriere economiche, diplomazia aperta e liberazione dei popoli coloniali, nonché creazione della Società delle Nazioni, erano i principi proposti per ristabilire la pace. Nonostante l'impegno con cui Wilson cercò di difendere il suo piano, il patto societario incorporato nel Trattato di Versailles fu respinto dal Senato il 19 marzo 1920. Si ritirò dalla vita politica al termine del suo secondo mandato (era stato rieletto nel 1916). Nel 1919 gli era stato conferito il premio Nobel per la pace.