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alcalòsi

sf. [da alcali+-osi]. Condizione patologica consistente in un'alterazione dell'equilibrio acido-base del sangue, dovuta a un aumento della riserva alcalina sopra i livelli normali. Si possono distinguere casi clinici in rapporto a un deficit primitivo di anidride carbonica (alcalosi respiratoria), oppure a un eccesso primitivo di alcali (alcalosi metabolica). L'alcalosi respiratoria è dovuta a introduzione di aria a bassa tensione parziale di anidride carbonica e, in genere, a tutte quelle condizioni in cui si realizza un'iperventilazione polmonare con eccessiva eliminazione di anidride carbonica e diminuzione del tasso plasmatico di acido carbonico (iperpnea volontaria, alte temperature esterne, ipossia, febbre, accessi di isterismo, malattie del sistema nervoso centrale, avvelenamento da salicilici, coma epatico). Una causa frequente di alcalosi è l'ansia, che provoca una iperventilazione cronica della quale il paziente non è consapevole. I sintomi dell'alcalosi respiratoria sono gli stessi della tetania ipocalcemica. Se l'iperventilazione è di origine nevrotica si possono instaurare parestesie, agitazione e sincope. L'alcalosi metabolica si riscontra in seguito a prolungata ingestione di sostanze alcaline (bicarbonato di sodio), specialmente in presenza di alterata funzionalità renale; a deplezione potassica, indotta dalla somministrazione di diuretici (mercuriali e tiazidici); a varie forme di ipersurrenalismo (sindrome di Cushing, somministrazione di forti dosi di ACTH e di cortisonici, aldosteronismo primario) e in seguito a perdita di valenze acide (vomito protratto o drenaggio gastrico). L'alcalosi metabolica è caratterizzata da irritabilità, ipereccitabilità neuromuscolare e, nei casi più gravi, da tetania.