Questo sito contribuisce alla audience di

aràncio

Guarda l'indice

Lessico

sm. [sec. XIV; voce derivata tramite l'arabo dal persiano nārang, che risale prob. al sanscrito nāgarañja, frutto prediletto dagli elefanti].

1) Albero da frutto del genere Citrus (famiglia Rutacee), proprio dei climi caldi, appartenente al gruppo degli agrumi. Comprende l'arancio dolce (Citrus aurantium, varietà sinensis=varietà auleis) e l'arancio amaro (Citrus aurantium, varietà amara). . Fiori d'arancio: quelli con cui la sposa usa adornarsi il giorno delle nozze; per estensione, matrimonio, cerimonia nuziale.

2) Nell'uso popolare ha spesso il senso di arancia.

3) Il colore dell'arancia matura, tra il rosso e il giallo: “fissò l'arancio d'una vela fuggiasca” (Tombari); anche come agg. inv. o declinato (pl. f. -ce): “zona tricolore: sanguigna in basso, poi arancio, poi verde” (D'Annunzio).

Botanica

L'arancio dolce è originario della Cina ed è diffuso nelle regioni mediterranee, negli USA e nell'America Meridionale; ha foglie ovali, coriacee, un poco crenate; i fiori, ascellari, profumati, sono bianchi, a 5 petali leggermente carnosi; gli stami sono riuniti in gruppi, saldati per i filamenti; l'ovario risulta dalla fusione di più carpelli; il frutto è un esperidio sferoidale od ovale, con epicarpo giallo, aranciato o rossiccio (talvolta porporino) a seconda delle varietà, ricco di oli essenziali; il mesocarpo è bianco e stopposo e la polpa è separata in logge (spicchi) e costituita da cellule a otricello; i semi possono essere da 5 a 12 oppure mancare (frutti apireni) nelle cultivar più selezionate. Secondo il colore della polpa si distinguono cultivar bionde o sanguigne (quest'ultime, contrariamente alla norma, hanno polpa per nulla acida). Tra le cultivar bionde le principali sono: belladonna, biondo comune, maltese e ovale-calabrese (la più tardiva); tra le sanguigne: moro, sanguinello comune, sanguinello moscato e tarocco. L'arancio richiede clima non freddo d'inverno per cui in Italia viene coltivato nella zona mediterranea (specialmente in Sicilia, Calabria e Campania), innestando le cultivar sul franco e sull'arancio amaro. L'arancio amaro, detto anche arancio forte, melangolo, cetrangolo o cedrangolo, originario dell'Asia sudorientale, si distingue da quello dolce essenzialmente per le lunghe spine, per il picciuolo alato e per il più intenso profumo delle foglie, dei fiori e dei frutti che, in genere non eduli, sono ricchi di semi. Poiché è praticamente immune da gommosi, e anche per la sua resistenza al freddo, viene principalmente usato come portainnesto per tutti gli altri agrumi ai quali conferisce resistenza, longevità e frutti migliori. § Dall'arancio si ricavano varie essenze: l'essenza od olio essenziale di arancio si ottiene per spremitura delle bucce, che la contengono abbondantemente in sacche oleifere sottocutanee. La composizione chimica dell'essenza di arancio è complessa in quanto intervengono oltre 30 diversi composti, tra cui il citrale, il citronellale, il citrinellolo e il geraniolo, liberi e sotto forma di esteri formici, acetici e butirrici, l'acetato di banile e inoltre terpeni quali i pineni, il fellandrene, ecc. L'essenza privata dei terpeni (deterpenata) è di aroma più fine e più facilmente solubile, per cui viene preferita in vari impieghi. Commercialmente si distingue l'essenza di arancio dolce da quella dell'arancio amaro di aroma alquanto diverso. Una composizione chimica notevolmente diversa a causa della presenza anche di altri costituenti, come l'antranilato di metile, e un aroma assai diverso presenta l'essenza di fior d'arancio, ottenuta per distillazione in corrente di vapore dei fiori dell'arancio amaro. I diversi tipi di essenza di arancio trovano largo impiego come aromatizzanti di prodotti alimentari diversi e di altri prodotti. § In terapia, la buccia dell'arancio si usa sotto forma di tintura o estratto fluido come eupeptico, stomachico e correttivo del sapore, di solito unito ad altre sostanze amare.