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cammèo

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Lessico

sm. [sec. XIII; etim. incerta]. Particolare lavorazione delle pietre dure (e per estensione anche l'oggetto così lavorato) consistente nell'inciderle a rilievo o a tutto tondo per mezzo di mole di durezza variabile secondo il tipo delle pietre impiegate. In genere si usano pietre policrome o zonate (sardonica, onice, agata) in quanto le differenti colorazioni permettono di ottenere delicati effetti di contrasto. Talune pietre dure dell'arte arcaica ionica ed etrusca possono essere considerate gli antecedenti del cammeo, l'uso e la tecnica del quale si svilupparono in modo particolare solo in età ellenistica, con lungo seguito in epoca romana .

Storia

Alla tradizione dell'ellenismo si collegano la Tazza Farnese (Napoli, Museo Archeologico Nazionale), probabilmente di età augustea, ricavata da un'onice a due strati con molte venature e decorata con una testa di Medusa sulla faccia convessa e un'allegoria della fertilità del Nilo su quella concava, e la Tazza dei Tolomei (Parigi, Cabinet des Médailles), forse da attribuire all'età di Nerone. Celebri anche la Gemma augustea di Dioscuride conservata al Kunstistorisches Museum di Vienna (un'onice a due strati con scene glorificanti l'imperatore Augusto) e il Cammeo di Francia (Parigi, Cabinet des Médailles), sardonica a cinque strati raffigurante un imperatore in trono, forse Tiberio, e numerose altre figure. In Mesopotamia e in Persia, dal sec. III al VII, l'arte del cammeo ebbe grande sviluppo e offrì capolavori come il cammeo con Lotta tra un cavaliere romano e un sasanide (Parigi, Cabinet des Médailles). La tecnica del cammeo scomparve per un lungo periodo, in cui ci si limitò a riutilizzare cammei antichi per decorare reliquiari e altri oggetti, per essere poi ripresa nel Rinascimento da noti artisti, come G. Bernari e A. Cesati detto il Grechetto (che si dedicò particolarmente all'imitazione dei cammei antichi), giungendo poi, con alterna fortuna, fino al neoclassicismo. Nell'Ottocento il cammeo di piccole dimensioni, incastonato in oro o argento, con figurazioni varie (spesso ritratti), fu gioiello molto apprezzato. In seguito, quando si iniziò ad applicare la lavorazione a materiali più comuni, come il corallo, la conchiglia, ecc., l'impiego fu sempre più limitato alla bigiotteria, scadendo qualitativamente. Ancora oggi, tuttavia, spille, anelli, bracciali ornati di cammei creati da abili artigiani (specie italiani) costituiscono monili molto diffusi.

Vetro e ceramica

Il termine cammeo indica anche una particolare lavorazione del vetro (detta anche vetro stratificato o incrostato). Si ricopre un vetro colorato (in genere blu) con uno strato di vetro opaco (spesso bianco), dal quale si asportano le parti che non interessano la figurazione da eseguire, che risulta quindi ricavata dalla parte opaca rimasta. Gli strati impiegati possono essere più di due. Già praticata in epoca romana (sec. I d. C.), questa tecnica ebbe in seguito largo sviluppo presso la vetraria veneziana e inglese (sec. XIX). Un tipico esempio ne è il cosiddetto Vaso Portland (Londra, British Museum). § Le ceramiche a cammeo imitano i cammei antichi. Furono di moda nel periodo neoclassico e nella loro produzione primeggiò il celebre ceramista inglese Josiah Wedgwood.