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caràttere (lessico)

sm. [sec. XIV; dal greco charácter, propr. impronta, tramite il latino character-ēris].

1) Segno tracciato, impresso o inciso, cui si attribuisce un significato. In particolare, la forma o la figura delle lettere di un alfabeto o dei segni di una scrittura: caratteri cirillici, arabi, cuneiformi. Per estensione, il modo di scrivere proprio di una persona: usa caratteri indecifrabili; non riconosco questi caratteri.

2) In tipografia, l'elemento stampante, considerato isolatamente o come parte integrante (sia fissa sia mobile) di una forma di stampa, utilizzato per imprimere segni alfabetici o non alfabetici. Anche il segno impresso. Può essere usato anche con significato collettivo per indicare il complesso dei caratteri scelti per la composizione di un testo a stampa, disegnati secondo un particolare stile.

3) In informatica, uno degli elementi simbolici rappresentanti lettere, numeri e segni che possono essere letti, registrati e memorizzati da un elaboratore. In base al tipo di rappresentazione, i caratteri si distinguono in numerici, alfabetici, alfanumerici e speciali . Al carattere spesso sono associati attributi che ne specificano il font (Arial, Times, Courier, ecc.), la dimensione (in punti tipografici) e lo stile (grassetto, sottolineato, corsivo, ecc.).

4) In statistica, oggetto dell'indagine di un dato fenomeno; se il carattere, pur definibile rigorosamente, non è misurabile, esso è detto qualitativo o attributo, altrimenti è detto quantitativo o variabile. Sono, per esempio, caratteri qualitativi il tipo di malattia, il sesso, ecc., quantitativi l'età, la temperatura, ecc.

5) In biologia, insieme delle particolarità morfologiche, fisiologiche e comportamentali particolari di una categoria di organismi.

6) In matematica, proprietà di un ente invariante rispetto a una data trasformazione; per esempio, una qualsiasi trasformazione proiettiva di una curva piana non ne modifica, tra l'altro, né l'ordine, né la classe e pertanto ordine e classe sono caratteri proiettivi delle curve.

7) Nella danza uno dei tre generi o stili nei quali la danza teatrale risulta divisa a partire dal sec. XVII, e cioè genere nobile (noble), essenzialmente drammatico, di mezzo carattere (de demi-caractère), proprio della commedia, e quindi di carattere (de caractère) comico o più ancora grottesco. Elementi della danza di carattere sono già reperibili nelle entrées del ballet de cour, nel ballet mélodramatique e infine, in forma compiuta, nei balli di San Martino d'Agliè come danze di carattere folcloristico, e da allora presenti nel balletto. Analogamente, il ballerino di carattere (danseur de caractère) è il professionista che danza parti varie nelle quali abbondano atteggiamenti mimici e grotteschi ed elementi virtuosistici e al quale sono richiesti tecnica basata sulla conoscenza di passi delle danze popolari, fisico particolarmente vigoroso e massima capacità espressiva.

8) Carattere sacramentale, segno spirituale e indelebile impresso nell'anima dai Sacramenti del Battesimo, della Cresima e dell'Ordine. La dottrina sul carattere sacramentale trova una formulazione autorevole con Sant'Agostino, che dice irripetibili il Battesimo, la Cresima e l'Ordine. San Tommaso afferma che il carattere sacramentale possiede una propria funzione cultuale: il Battesimo, quella di accedere agli altri Sacramenti; la Cresima, di professare e difendere la fede; l'Ordine, di offrire e amministrare il Corpo e il Sangue del Signore, di rimettere i peccati e di consacrare i ministri della Chiesa.

9) Segno particolare, qualità peculiare che serve a individuare l'essenza di un organismo, di un fenomeno, di una situazione, ecc., distinguendola dalle altre dello stesso genere; i caratteri etnici di un popolo; definire i caratteri fondamentali di una specie animale; la religiosità è il carattere unitario della cultura medievale. Più in generale, aspetto, natura, tipo: un'indagine di carattere psicologico; un racconto a carattere autobiografico; reazione di carattere chimico. Fig.: essere in carattere, essere intonato, in accordo: questa decisione è in carattere con i suoi scopi.

10) Riferito a persone, l'insieme delle qualità naturali e attitudini psichiche proprie di un individuo; temperamento, indole: carattere chiuso, difficile, espansivo; carattere pacifico, violento, generoso; carattere debole, indipendente; avere delle affinità di carattere; anche in loc. assolute, per indicare fermezza e coerenza morale: aver carattere; donna di carattere, un uomo senza carattere. Il dim. caratterino indica carattere capriccioso, puntiglioso, di persona con cui è difficile trovare un'intesa: con il suo caratterino fa scappare tutte le amicizie; il peggiorativo caratteraccio indica brutto carattere, irascibile e violento; talvolta gli alterati indicano direttamente le persone: tuo cognato è un caratteraccio. Per estensione, in teatro, genericamente ciò che definisce un personaggio sul piano fisico come su quello psicologico. Più specificamente si possono distinguere un carattere come ruolo (caratterista); una commedia di carattere (di cui si hanno esempi classici in Molière e Goldoni), che fa ruotare l'azione intorno alla virtù o, più spesso, al vizio dominante del protagonista, esplicitamente modellato su figure della vita quotidiana.