Questo sito contribuisce alla audience di

clorofilla

sf. [sec. XIX; da cloro-+greco phýllon, foglia]. Pigmento verde contenuto nei vegetali dove presiede ai processi della fotosintesi determinando la trasformazione dell'energia luminosa in energia chimica. La struttura della clorofilla, stabilita nel 1911 da Willstätter, è stata definitivamente confermata dalla sintesi totale realizzata nel 1961 da Woodward e da Strell. Nelle piante superiori sono presenti due tipi diversi di clorofilla, indicati con i nomi di clorofilla a e clorofilla b. La prima ha colore verde bluastro, aspetto ceroso, fonde tra 117 e 120 ºC; la seconda ha colore giallastro ed è sempre presente nelle piante assieme alla clorofilla a. Altre varietà di clorofilla sono contenute nelle Alghe Brune e nelle Diatomee (clorofilla c), nelle Alghe Rosse (clorofilla d) e in alcune specie batteriche (batterioclorofilla, Chlorobium clorofilla). La molecola della clorofilla contiene quattro anelli pirrolici organizzati in una struttura macrociclica, nella quale quattro atomi di azoto centrali sono legati a uno ione magnesio in forma di complesso metallo-organico stabile; la clorofilla possiede inoltre una lunga catena laterale (fitile). La clorofilla si forma nelle piante con modalità simili a quelle che nei tessuti animali portano alla sintesi dell'eme e di altre porfirine. Nelle speciali strutture in cui si trova in natura (cloroplasti), la clorofilla non è libera, ma legata a lipoproteine e acidi nucleici in complessi (cloroplastine) che contengono anche caroteni e xantofille. Si ricava di norma dagli spinaci, dalle foglie di fave e dalle ortiche mediante estrazione con alcol e acetone previo allontanamento delle proteine. La clorofilla pura si altera rapidamente alla luce, all'aria e per azione degli acidi deboli, a differenza del complesso lipoproteico che è piuttosto stabile. Gli acidi deboli staccano l'atomo centrale di magnesio trasformando le clorofilla in feofitine, di colore verde-oliva quella derivante dalla clorofille a, rosso-porpora quella derivante dalla b. Per trattamento con acidi concentrati le feofitine si scindono ulteriormente, formando composti macrociclici tetrapirrolici bene cristallizzabili (feoforbide a e b) e liberando fitolo. Questo si forma anche direttamente dalle clorofille per idrolisi enzimatica catalizzata dalla fitasi. La clorofilla viene adoperata come colorante alimentare e deodorante e a tale scopo viene aggiunta nei saponi, cosmetici, oli, liquori, ecc.; trova anche impiego in medicina come cicatrizzante, nell'industria chimica per la preparazione del fitolo, nella vulcanizzazione della gomma, ecc. La clorofilla commerciale contiene in genere impurezze di rame che ne esaltano il colore verde.

Media


Non sono presenti media correlati