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durata

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Lessico

sf. [sec. XIII; da durare]. Il tempo in cui dura, in cui si svolge un fatto: la durata del film è di due ore; di lunga durata, che dura a lungo. Con accezioni specifiche: A) Negli sport motoristici e in aviazione, prove e primati di durata sono gare di resistenza su percorsi molto lunghi, compiuti con o senza rifornimenti. B) In fonetica, tempo impiegato nell'articolazione di un suono. In latino e in greco, la diversa durata di una vocale forma un'opposizione fonematica con funzione significativa: la ē del latino vēnit (venne) distingue questa forma verbale di perfetto dalla forma di presente vĕnit (viene). In italiano la vocale di sillaba aperta tonica ha una durata maggiore della stessa vocale in sillaba chiusa tonica. C) In statistica, rapporto di durata, rapporto tra la consistenza di un fenomeno in un dato istante e la parte di esso rinnovantesi nell'unità di tempo; esprime la durata media del fenomeno. Per esempio, il rapporto tra la popolazione in Italia in un dato anno e la semisomma delle nascite e delle morti in quell'anno esprime la durata media della vita della popolazione stessa. D) In tecnologia, resistenza di un materiale sollecitato ripetutamente nel tempo da carichi di valore sempre inferiore a quello limite di rottura (vedi fatica).

Filosofia

In senso generale per durata si intende il periodo di tempo durante il quale un ente persevera nella sua esistenza. La nozione è strettamente legata a quella di tempo e proprio dalla diversa interpretazione dei rapporti tra tempo e durata scaturiscono i vari significati di quest'ultima. Una prima distinzione si trova in Cartesio. In Spinoza la durata diventa attributo dei modi finiti della sostanza e indica il concreto divenire degli enti finiti rispetto al quale il tempo non è altro che una determinazione quantitativa. Tra tempo e durata c'è dunque lo stesso rapporto che tra misura e quantità. Questo rapporto viene considerato in modo inverso dalla scienza moderna dei sec. XVI e XVII, che assume il tempo come un'entità originaria e assoluta, in cui si svolgono tutti gli eventi. La durata è invece considerata come la misura del periodo di esistenza degli enti nel tempo. Tutto il pensiero positivistico del sec. XIX accetta questa concezione della durata. Vi si oppone Bergson, secondo il quale il tempo reale diventa durata reale, cioè dato originario della coscienza, liberato da ogni astrazione intellettuale, esistenza spirituale concepita come uno svolgimento continuo e fluido, incessante trapassare del passato nell'avvenire. In questa corrente spirituale continua non si possono distinguere istanti individuali e successivi, se non attraverso l'astrazione di cui fa uso la scienza, riducendo la durata al tempo spazializzato, cioè concepito come seriale e istantaneo. Analoga è la concezione della durata in Whitehead, per il quale il tempo è una mera astrazione; egli però dà al termine durata un significato più concreto di quello che gli attribuisce Bergson, identificandolo nel divenire della natura a cui partecipa anche la materia, concepita invece da Bergson come ostacolo alla durata.