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embriotossicologìa

sf. [embrio-+tossicologia]. Branca della tossicologia che studia le alterazioni patologiche prodotte sull'embrione da agenti chimici, fisici o biologici a esso pervenuti tramite la madre. L'interesse dell'embriotossicologia deriva soprattutto dalla constatazione che molte malattie congenite, un tempo ritenute ereditarie, sono in realtà la conseguenza di ben precisi danneggiamenti tossici subiti dall'embrione nel corso della vita intrauterina. È noto che tra i potenziali agenti embriotossici vi sono sostanze di largo impiego e microrganismi responsabili di comuni malattie infettive. Le embriopatie sono un fenomeno tutt'altro che raro sia nell'uomo sia negli animali e si spiegano con l'elevata vulnerabilità dell'embrione nel periodo in cui si svolge il delicato processo di sviluppo e specializzazione dei vari organi. Tra i principali agenti embriotossici vi sono: virus (rosolia, influenza, epatite, parotite epidemica, varicella, poliomielite), batteri (Listeria monocytogenes), protozoi (Toxoplasma); agenti chimici, tra cui alcuni farmaci antineoplastici, antiemetici, antibiotici, psicofarmaci, antidiabetici, radioprotettori, sostanze coloranti (Trypan Blu), l'alcol, il tabacco, l'ossido di carbonio, vari ormoni somministrati a dosi elevate. Lesioni embrionali possono anche derivare da alterazioni dell'equilibrio endocrino e vitaminico delle donne gravide: diabete, ipotiroidismo, ipertiroidismo, denutrizione, carenze di vitamine A, E, C, di complesso vitaminico B, di acido folico, di piridossina. Le embriopatie tossiche possono essere di tipo cronologico o disontogenetico. Nel primo caso si ha un mancato sviluppo dell'intero organismo o di parti di esso; le embriopatie disontogenetiche consistono invece in un disturbo complesso delle modalità evolutive dell'embrione, che si manifesta alla nascita come deformità della struttura corporea, oppure come disfunzioni di determinati organi o di interi apparati. Tipiche alterazioni disontogenetiche sono il labbro leporino, la spina bifida, la palatoschisi, l'anoftalmia, la microftalmia, le malformazioni cardiache, l'opacamento della cornea, la cataratta, il meningocele, le lesioni dell'orecchio interno con conseguente sordomutismo, le alterazioni dello sviluppo scheletrico e soprattutto la focomelia. È ormai accertato che non esistono precisi rapporti tra la natura dell'agente embriotossico e il tipo di malformazione da esso provocata. In realtà gli effetti lesivi di un qualsiasi composto interessano principalmente gli abbozzi embrionali più recenti dal punto di vista evolutivo. Pertanto la conoscenza delle modalità di sviluppo dell'embrione delle varie specie animali, uomo compreso, consente oggi di prevedere con una certa approssimazione il tipo e la localizzazione di eventuali malformazioni neonatali quando sia noto il preciso periodo in cui la gravida, e quindi l'embrione, siano venuti a contatto con l'agente lesivo. Così, per esempio, quando un fattore embriotossico colpisce l'embrione di 4-8 settimane sono prevedibili malformazioni neonatali a carico degli occhi. Tra la quinta e la decima settimana è compreso il “periodo critico” dell'abbozzo cardiaco embrionale, tra la settima e la decima quello delle strutture nervose dell'udito e della statica. Il sovrapporsi di più periodi di ipersensibilità embrionale spiega la frequenza di malformazioni multiple nel neonato. In pratica, oltre che l'esposizione della gravida a determinati agenti embriotossici, altri fattori concorrono nel determinare la probabilità delle lesioni malformative; tra questi hanno importanza lo stato di salute della gravida, la concentrazione raggiunta dalla sostanza dannosa nei tessuti dell'embrione, il tempo di permanenza in esso. Lesioni del tutto simili a quelle prodotte dagli agenti chimici e biologici si possono evidenziare talora nei neonati di madri esposte durante il primo periodo della gestazione alle radiazioni ionizzanti: ciò è emerso chiaramente anche dalle indagini svolte sulle popolazioni superstiti dei bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki. Pertanto l'impiego diagnostico e terapeutico dei raggi X va evitato durante la gravidanza, così come deve essere ridotto al minimo indispensabile l'uso di farmaci e di altri agenti chimici di cui non si conosca esattamente l'azione a carico dell'embrione.