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cateratta o cataratta

sf. [sec. XIII; dal latino cataracta, che risale al greco katarrháctēs].

1) Tipo particolare di cascata, con cui il corso d'acqua supera improvvise rotture di pendenza del proprio alveo mediante una serie di salti alternati a rapide. Le cateratte rappresentano spesso una fase evolutiva delle cascate propriamente dette.

2) Chiusura a saracinesca per regolare l'afflusso delle acque di un fiume, torrente, ecc.

3) In senso fig., con riferimento alla cosmologia biblica, le chiusure che trattengono le acque celesti e che furono aperte al momento del diluvio universale; quindi, per estensione: aprirsi le cateratte del cielo, piovere a cateratte, piovere a dirotto; più in genere: a cateratte, in grande quantità, in sovrabbondanza.

4) Ant., sistema di sbarramento a saracinesca per chiudere le entrate dei castelli e dei centri fortificati. Anche apertura, in genere fornita di scala a pioli, per il passaggio da un ambiente soprastante a uno sottostante; botola, sportello: “Apron la cateratta, onde sospeso / al canape, ivi a tal bisogno posto, / Leon si cala” (Ariosto).

5) Opacizzazione del cristallino dell'occhio dovuta, in genere, a modificazioni organiche di carattere degenerativo per cause traumatiche, tossiche o legate a senescenza. La cateratta senile è fra le più frequenti: inizia con la diminuzione dell'acuità visiva e del potere di accomodazione. La cura è chirurgica e consiste nell'asportazione del cristallino. In veterinaria, la cateratta può essere congenita o acquisita; primaria quando non è accompagnata da altre malattie dell'occhio, secondaria quando è associata ad altre malattie oculari. La cateratta è una malattia piuttosto frequente nel cane; la sua eziologia è sconosciuta. Può essere unilaterale, bilaterale, parziale, totale, simmetrica o asimmetrica, e derivare da malattie oculari antecedenti alla cateratta stessa (uveiti, traumi, atrofia retinica) oppure essere legata a invecchiamento, diabete,

eccetera Vi sono molti tipi morfologici di cateratta del cane: a forma di Y, a stella, a disco, a fiore, a bottone, ecc. Molti farmaci sono stati usati per ristabilire la trasparenza del cristallino, ma senza dare effetti di rilievo, per cui in genere si ricorre all'estrazione chirurgica del cristallino con risultati alterni: alcune volte infatti in seguito all'estrazione extracapsulare del cristallino, l'epitelio residuo del medesimo prolifera formando le perle di Elschnig che vanno a chiudere parzialmente o totalmente la pupilla formando così quella che viene denominata cateratta secondaria.