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evocazióne

sf. [sec. XIV; dal latino evocatío-ōnis].

1) Rito della religione romana mediante il quale si privava il nemico delle proprie divinità, promettendo a esse un culto regolare in Roma. L'esempio più noto è l'evocazione di Giunone, divinità protettrice di Veio, eseguita da Camillo e descritta da Livio. La dea ebbe poi un culto a Roma con il titolo di Regina.

2) In psicologia e in etologia, processo attraverso cui una risposta dell'organismo viene emessa in modo pressoché automatico alla comparsa di uno stimolo, senza intervento attivo dell'organismo. Essa si ha con risposte riflesse o apprese attraverso un condizionamento classico.

3) Nel diritto romano, citazione in giudizio della controparte o dei testimoni compiuta, nell'ambito del processo cognitorio, con la collaborazione dell'organo giurisdizionale, previa richiesta dell'interessato. L'evocazione si effettuava con un vero e proprio atto di citazione ufficiale (litterae) o mediante banditore e affissione del bando, quando la controparte o il testimone erano assenti o latitanti.