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fèria

sf. [sec. XIV; latino feríaerum, giorni festivi].

1) Nell'antica religione romana equivaleva a “festa”. Si dicevano stativae quelle che cadevano a una data fissa; conceptivae quelle celebrate annualmente in seguito a proclamazione da parte dei magistrati o dei pontefici; imperativae quelle ordinate dai magistrati per celebrare qualche fatto particolare: Ferie Latine; Ferie Novendiali; Ferie Precidanee; Ferie Sementive.

2) Nel calendario ecclesiastico, giorno della settimana fuori della domenica e delle feste. Nel corso dell'anno godono di particolare importanza le ferie della settimana santa, specialmente gli ultimi tre giorni, il mercoledì delle Ceneri, la settimana che segue la Pasqua e il Natale, tutte le ferie di quaresima e dell'avvento, soprattutto dal 17 al 24 dicembre, e quelle del tempo pasquale.

3) Al pl., periodo annuale, retribuito, in cui si sospende l'attività lavorativa. § La durata delle ferie è stabilita dalle leggi o dalle norme collettive: dove queste non si pronuncino, dagli usi o secondo equità. Il contratto di lavoro dell'industria del 1920 stabiliva da 5 a 20 giorni di ferie secondo l'anzianità di servizio, facendo un'ampia discriminazione fra operai e impiegati; nel 1946 il limite minimo veniva portato a 12 giorni lavorativi. Dal 1963 le ferie sono godute anche durante il primo anno di lavoro essendo computate in giorni per mese di lavoro effettivo. Secondo la Costituzione, le ferie sono un diritto inderogabile e irrinunciabile del lavoratore.

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