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iodometrìa

sf. [sec. XIX; iodo-+-metria]. Gruppo di tecniche della chimica analitica quantitativa basate sulla determinazione della quantità di iodio elementare liberata da un composto che possa fungere da ossidante nei confronti dello ioduro di potassio in soluzione acquosa oppure sulla determinazione della quantità di iodio elementare ridotta a ioduro da un riducente. Così, in condizioni opportunamente scelte, i cromati, il cloro, l'acido nitroso, i sali di ferro (III), ecc. liberano iodio dallo ioduro quantitativamente, cioè in quantità proporzionale alla quantità del composto stesso presente nel campione esaminato: titolando lo iodio libero che si forma dopo aver aggiunto un eccesso di ioduro di potassio, si può quindi immediatamente risalire a tale quantità. La titolazione dello iodio libero si effettua mediante una soluzione titolata di tiosolfato di sodio, il quale riduce lo iodio a ioduro ossidandosi a tetrationato:

A mano a mano che la soluzione di tiosolfato gocciola da una buretta graduata in quella nella quale si è liberato lo iodio, il colore bruno di questo si attenua. Per cogliere più nettamente il punto di viraggio, e cioè la scomparsa delle ultime quantità di iodio libero, si aggiunge a questo punto una piccola quantità di soluzione di salda d'amido: questa con lo iodio libero assume un'intensa colorazione blu violacea che scompare non appena tutto lo iodio si è ridotto a ioduro. Per determinare invece la quantità di un riducente, per esempio di un solfito, presente in una soluzione, si aggiunge a questa un eccesso di soluzione titolata di iodio. Dopo aver aggiunto la salda d'amido si titola con la soluzione titolata di tiosolfato di sodio la quantità di iodio libero ancora presente e da questa, per differenza rispetto a quella aggiunta, si calcola la quantità di iodio consumata dal riducente e quindi la quantità di quest'ultimo contenuta nel campione esaminato.

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