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mass media

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Definizione

Loc. inglese (propr. mezzi di massa) usata in italiano come sm. pl. Il complesso dei moderni mezzi di comunicazione di massa: giornali quotidiani e periodici, radio, televisione, cinema, manifesti; qualsiasi altro procedimento per riprodurre la parola scritta o parlata, la musica, le immagini plastico-figurative in edizioni di massa, distribuite su spazi vastissimi.

Cenni storici

La comunicazione di massa, legata allo sviluppo tecnologico dei mass media, si afferma fra la prima e la seconda guerra mondiale come questione di grande rilevanza sociologica. In Europa, dove il cinema e la radio si sono rivelati eccezionali strumenti di propaganda politica, utilizzati con particolare efficacia dai totalitarismi, prevale sino agli anni Cinquanta una preoccupazione che deriva dalla tradizionale critica della civiltà (da F. Nietzsche a J. Ortega y Gasset) e si riflette in parte nell'esperienza della Scuola di Francoforte e di autori come W. Benjamin e Th. W. Adorno. Più articolato il panorama di ricerca offerto dagli USA, dove già negli anni Trenta autori come H. Lasswell avviano una ricerca metodologicamente originale sugli effetti sociali del nuovo sistema dei media e sull'universo comunicativo dell'informazione e della pubblicità. Nel secondo dopoguerra, quando l'avvento della televisione produce una sconfinata dilatazione e quindi un'autentica rivoluzione del sistema comunicativo, si affacciano contributi tematici e metodologici che rendono l'analisi via via meno ideologica e più empiricamente convincente (si pensi soltanto all'opera di H. M. McLuhan). In Francia, E. Morin identifica nei mass media l'elemento cardine della nuova industria culturale; negli USA E. Shils ne studia le potenzialità a favore di una nuova partecipazione politica, mentre E. Katz e P. Lazarsfeld con il loro paradigma degli effetti limitati ridimensionano l'allarmismo dei primi critici dei mass media; ricevono impulso tecniche di analisi mirate al linguaggio dei mass media (come l'analisi del contenuto). La posizione prevalente fra gli studiosi contemporanei sembra quella di meglio definire il raggio d'azione sociale dei grandi mass media, soprattutto la televisione, considerando non solo gli effetti immediati (apparenti o reali) sul pubblico, ma anche l'influenza di un più complesso circuito comunicativo. Di qui l'attenzione alle fonti di emittenza (dirigenti, giornalisti, tecnici e artisti della comunicazione) e al loro nuovo, e mutevole, ruolo sociale. E di qui, anche, il successo di nuove tecniche di indagine, che rinviano all'approccio semiologico, cioè all'analisi su quel sistema dei segni che consente di analizzare tanto il contenuto latente quanto la dimensione simbolica dei mass-media.

Bibliografia

Th. W. Adorno, L'industrie culturelle, in Autori Vari, I problemi dell'informazione e della cultura di massa, Milano, 1965; F. Alberoni, Società, cultura e comunicazioni di massa, in Autori Vari, Questioni di sociologia, Brescia, 1966; F. Rositi, Contraddizioni di cultura, Firenze, 1971; D. McQuail, Sociologia delle comunicazioni di massa, Bologna, 1974.

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