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metafìsica, poesìa-

produzione in versi, di argomento sia religioso sia profano, di alcuni autori inglesi della prima metà del sec. XVII. Gli artisti, benché differiscano per valore e importanza, rifiutano tutti la tradizione del petrarchismo, ormai degenerato in vacua retorica, in nome di una poesia più aderente alla nuova realtà post-rinascimentale. Il termine metafisica fu per la prima volta applicato in senso dispregiativo da J. Dryden alla poesia di J. Donne. La poesia metafisica è caratterizzata, nella sua espressione migliore, da un perfetto equilibrio tra passione e intelletto. I sentimenti sono espressi con immagini ingegnose di una ricchezza inconsueta, attinte dalla filosofia, dalla religione, dalla scienza, dalle arti, dai mestieri e dalla vita quotidiana, in un'insolita quanto stimolante commistione di triviale e di eccelso. L'uso sapiente di metri irregolari e di una sintassi insolita contribuisce all'espressione della tensione intima di un linguaggio che, nei momenti più felici, non è mai puramente concettuoso. Oltre a J. Donne, che è senz'altro il maggior esponente di questa che non si può definire una vera e propria scuola, sono considerati metafisici alcuni poeti che scrissero soprattutto versi religiosi: George Herbert of Cherbury, Francis Quarles, Richard Crashaw, Henry Vaughan, Thomas Traherne. Poesie di argomento profano scrissero, invece, John Cleveland, Abraham Cowley e Andrew Marvell. Nel sec. XX la poesia metafisica è stata rivalutata come valida espressione di quel periodo di transizione e di crisi che fu il sec. XVII, privando quindi il termine del significato negativo che aveva nei giudizi dei primi critici. "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 9 pp 274-275" "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 9 pp 274-275"

S. Gamberini, Poeti metafisici e cavalieri in Inghilterra, Firenze, 1959; F. Kermode (a cura di), The Metaphysical Poets: Key Essays on Metaphysical Poetry and the Major Metaphysical Poets, Greenwich, 1964.