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petrarchismo

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Lessico

sm. [dal nome del poeta Francesco Petrarca]. Fenomeno di imitazione della poesia di Petrarca che dall'Italia si irradiò in tutta Europa assumendo il significato di una posizione intellettuale e artistica presente fino ai nostri giorni.

Letteratura

I riferimenti, di solito fatti al Cinquecento italiano, per spiegare la genesi e le peculiarità del petrarchismo, particolarmente a opera di P. Bembo e delle regole fissate negli Asolani e nelle Prose della volgar lingua, vanno allargati alla cultura europea, dal Medioevo al pieno e al tardo Rinascimento e anche fino alle soglie del romanticismo. I valori formali, squisitamente letterari (non sensuali nella pittura d'amore, anzi stilizzati persino in allusioni a paesaggi), si gustano secondo i temi della retorica classica filtrati attraverso le arditezze della poesia provenzale, di cui Petrarca è spesso considerato epigono caratteristico, se non unico. L'umanista (nel culto degli antichi poeti latini, specialmente di Virgilio) e il religioso (nella meditazione dei problemi sulla moralità del cristiano e sulla salvezza dell'anima) si uniscono al letterato nella ricerca di un'efficace espressione. Le diatribe del Cinquecento italiano e francese mettono in evidenza come Petrarca sia il simbolo schietto (più ancora di Dante) del valore dell'Alma Poesia nella società e ne assicuri la vera indefettibile funzione nei confronti dei potenti, si tratti di Chiese o di Stati. Anticipando un sogno che fu dell'Umanesimo, Petrarca volgare, soprattutto per le Rime, è considerato un modello, collegato col concetto di imitatio quale era stata nei confronti dei poeti latini: il Rinascimento fa sua tale esigenza stilistica e retorica nella ricerca di una pura espressione poetica universale pur in una rivalità fra italiano e latino dai tempi del poeta a quelli dell'Ariosto, autore prima di giovanili Carmina e infine del maturo Orlando furioso, limato come degno capolavoro in più redazioni. Merito di Bembo fu di aver considerato il linguaggio di Petrarca non legato al toscano, ma all'italiano nazionale oltre che al provenzale e, più addietro ancora, al latino, testimonianza del mondo classico e di quello cristiano. Fra Cicerone e Sant'Agostino le opere latine di Petrarca furono valutate, sotto il segno della pura forma, personale e suggestivo documento: il poeta era per l'Italia e per gli altri Paesi della cristianità l'erede delle nuove tendenze liriche della civiltà medievale e umanistica, l'intermediario fra la poesia volgare e quella neolatina fiorita in Europa, e, in special modo, nell'area romanza. Con la fortuna di Petrarca nel mondo, nei contributi della critica di più nazioni, dai tempi del poeta in poi, si precisa il valore del petrarchismo. Se per il Cinquecento, col suo magistero dottrinario Bembo si pose fra i primi della “bella scuola” di Petrarca e fu tra i migliori rappresentanti di una nuova aura poetica con G. della Casa e G. di Tarsia, tutta una serie di mediocri imitatori manifestò i difetti di una tendenza letteraria condotta fino a estremi artifici. Nel Quattrocento imitazione pedissequa di Petrarca poté essere quella dei poeti cortigiani, quali Il Cariteo, Tebaldeo, l'Aquilano; ma senz'altro la lirica amorosa di Boiardo è una gemma, sia pur non perfetta, del petrarchismo europeo per la ricerca di una grazia tutta “lombarda” (e non solo toscana, a cominciare dalla lingua) e, insieme, per un'eleganza umanistica che ha fatto tesoro dell'armonia degli antichi. Si è potuto ancor meglio parlare di petrarchismo di Ariosto, sia per le movenze filtrate nel volgare dal latino dei Carmina (e la giovinezza del poeta era stata “tutta latina”, come disse il Carducci), sia per gli elementi psicologici passati nei vagheggiamenti d'amore del Furioso, come per ispirazione dalle “situazioni” delle Rime petrarchesche. La stessa lingua poetica di Petrarca, dietro l'interpretazione di Bembo, è sentita come veramente universale nell'esigenza di un nuovo classicismo, per un'arte che fosse semplice come l'eterna natura. Le testimonianze antipetrarchiste del tempo, da Berni anche con atteggiamenti filoprotestanti per i sonetti avignonesi, a Folengo, da Franco ad Aretino, sono tipiche; si satireggia la moda degli elegantoni che vanno a passeggio col “petrarchino” in mano, però non si coglie la portata storica del petrarchismo nel costume letterario del Cinquecento, sia in Italia, sia nelle ripercussioni europee. Allora la fama di Petrarca si diffuse dove non era giunta quella di Dante e dove Boccaccio, con le opere facete e anche con quelle dottrinarie, aveva da tempo la palma. Nell'ambito del petrarchismo italiano del Cinquecento numerosi poeti e poetesse si rifanno a Petrarca e alla sua esperienza amorosa (oltre che culturale, sia civile, sia religiosa): e non è di minor pregio la purezza di una lingua stilizzata che unisce tutta Italia almeno fino al romanticismo. D'altra parte l'agostinianesimo di Petrarca, la ricerca della verità eterna (cristiana e classica, con Gesù e con Socrate) avvicina l'esperienza di un poeta volgare ad anime pensose, se non angosciate, dei problemi dell'epoca, quali Michelangelo e Vittoria Colonna, anche in riferimento ai problemi del platonismo e dell'evangelismo riformatore. Gli elementi stilistici offerti da Petrarca con le Rime e coi Trionfi (e, per le opere latine, almeno col lamento di Magone nell'Africa) spiegano la quasi immediata fortuna del poeta, e della tendenza letteraria da lui denominata, nel mondo spagnolo, portoghese, francese, inglese (senza nascondere un influsso nella poesia tedesca e in quella slava). Il petrarchismo, nel valorizzare il culto della forma derivato dal provenzale, e indirettamente dallo stilnovismo, almeno attraverso un complesso epigono come Cino da Pistoia, si incentra così nelle tendenze molteplici del classicismo: in Francia, indirettamente nelle manifestazioni artistiche della Pléiade nonostante contrarie affermazioni programmatiche di Ronsard e di Du Bellary; in Spagna nelle imitazioni di Herrera, di Garcilaso e di Góngora e nel Portogallo con Camões, traduttore e rivale di sonetti delle Rime; e in Inghilterra con varie testimonianze fra cui essenziale quella dei sonetti di Shakespeare. Nella grande epoca del manierismo europeo il nome di Petrarca è un simbolo per la ricerca di una bellezza eterna, legata alla creazione di una forma poetica. Il petrarchismo è stato valutato come il veicolo per eccellenza di una poesia che racchiudesse in sé verità e bellezza, dottrina e genio inventivo: la lucidità della forma e il distacco dagli stessi argomenti mondani (amore e patria compresi) favoriscono la ricerca di universalità nell'espressione creatrice. Non sempre però il petrarchismo è stato considerato nella necessità di questo programma culturale che si riallacciava all'esperienza degli antichi con una pensosità che solo sarà di Erasmo da Rotterdam e dell'Umanesimo europeo fra Medioevo e Riforma evangelica: venne perciò inteso persino come preludio del marinismo e del secentismo e le sue esigenze vennero confuse con quelle (oraziane e non virgiliane) dell'Arcadia e come tali furono condannate in più occasioni (da Tassoni a Baretti e naturalmente dai romantici). Ma basti indicare l'adesione di Alfieri a un mondo di sogni e di meditazioni amorose per dare al petrarchismo il significato di una posizione intellettuale e artistica fondamentale per la letteratura europea nel retaggio dell'antico classicismo greco-latino e nella ricerca di una nuova espressione degna dei popoli d'Europa, dalla loro prima scuola letteraria, quella provenzale, in poi.