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scàcco

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Lessico

sm. (pl. -chi) [sec. XIII; dal persiano shāh, re, monarca, prob. tramite il provenzale escac].

1) Ciascuno dei trentadue pezzi di legno o altro materiale, variamente foggiati, usati nel gioco degli scacchi. Al pl., il gioco stesso, partita a scacchi; campionato mondiale di scacchi.

2) Per estensione, la mossa del gioco degli scacchi in cui il re è minacciato di cattura da un pezzo avversario; il giocatore lo difende spostandolo e mettendo sulla linea d'attacco del pezzo avversario un altro pezzo a difesa del re: scacco al re, scacco matto, o scaccomatto. Fig., insuccesso, sconfitta, smacco, specialmente militare: subire uno scacco; tenere in scacco il nemico, in condizioni di impotente inferiorità.

3) Ciascuno dei sessantaquattro riquadri in cui è divisa la scacchiera; per estensione, riquadro, quadretto in genere: vestito a scacchi, a quadretti; fig. scherzoso: vedere il sole a scacchi, attraverso le inferriate della finestra e quindi essere in prigione.

4) In psicanalisi, nevrosi di scacco, termine introdotto da R. Laforgue per descrivere situazioni patologiche in cui i soggetti sembrano artefici della propria infelicità e incapaci di raggiungere il successo desiderato nella vita affettiva o sociale. Il fallimento appare legato a meccanismi inconsci di autopunizione.

Gioco degli scacchi: scopo e tattica

Gioco che simula una battaglia campale fra due avversari ognuno con sedici pezzi corrispondenti (bianchi per l'uno, neri per l'altro), disposti sopra una scacchiera suddivisa in 64 caselle bianche e nere alternatamente. Scopo del gioco è la cattura del re avversario; vince il giocatore che primo riesce in questo intento. I nomi dei pezzi sono: re (R), donna (D), torre (T), alfiere (A), cavallo (C), pedone (P). A essi si attribuisce il seguente valore: al re, valore massimo, perché la sua cattura significa battaglia perduta; alla donna, 10 punti; alla torre, 5 punti; all'alfiere, 3 punti; al cavallo, 3 punti; al pedone, 1 punto. Naturalmente questi valori sono puramente indicativi (fatta eccezione per il re), perché il loro vero valore molto dipende dalla capacità di usarli da parte del giocatore. Come ogni battaglia il gioco esige una tattica di offesa e di difesa e la scelta dipende dal giocatore, ma è innegabile che anche il piano più offensivo esiga un minimo di difesa per non mandare i singoli pezzi allo sbaraglio senza adeguata copertura e per non compromettere tutto il dispositivo. Naturalmente la difesa più accurata va posta attorno al re, dal quale dipende tutta la partita. Il giocatore, nella misura in cui progredisce nella conoscenza del gioco, scoprirà l'ambivalenza di alcuni pezzi (donna, alfiere, torre, cavallo) che, avendo ampia possibilità di movimento sulla scacchiera, se ben collocati, possono far avanzare l'attacco senza lasciare sguarnita la difesa.

Gioco degli scacchi: il movimento dei pezzi

"Per la posizione e i movimenti dei pezzi sulla scacchiera vedi il lemma del 17° volume." La scacchiera è posta fra i due giocatori (che stanno l'uno di fronte all'altro) in modo che l'ultima casella a destra dell'ultima linea (la più vicina al giocatore) sia sempre bianca. Su questa ultima linea i pezzi grossi devono essere collocati nella seguente maniera: nei due scacchi estremi le torri, seguite dai cavalli e dagli alfieri; nei due scacchi centrali il re e la donna in modo che le donne siano ognuna sullo scacco del proprio colore (e viceversa per i re); sulla seconda linea si schierano, ognuno in una casella, gli otto pedoni. "La posizione dei pezzi sulla scacchiera e i loro movimenti sono raffigurati a pag. 409 del 19° volume." La scelta del colore dei pezzi si tira a sorte o è concordata dai due giocatori, tenendo presente che il bianco ha diritto alla prima mossa di apertura e questa può offrire una posizione di vantaggio quando si opera in piano d'attacco. Per quanto riguarda il movimento dei vari pezzi: il pedone avanza in linea retta, un passo per volta, nella casella avanti a sé; solo nella prima mossa può avanzare di due caselle; cattura l'avversario in diagonale, a destra e a sinistra, ma sempre e solo davanti a sé, perché in nessun caso può indietreggiare; cattura qualsiasi pezzo avversario. Se un pedone, avanzando, nella sua prima mossa, di due caselle, viene a trovarsi al fianco di un pedone avversario, questo lo può catturare, passando sulla casella in diagonale, nella quale verrebbe a trovarsi il pedone avversario, se avesse fatto un solo passo (presa al varco o presa di passaggio); la torre avanza o indietreggia in linea retta sia orizzontalmente sia verticalmente di tanti passi quanti stabilisce il giocatore, cattura qualsiasi pezzo avversario che incontra sul suo cammino e si ferma nella casella prima occupata dall'avversario catturato; l'alfiere avanza lungo le diagonali, avanti o indietro per quanti passi stabilisce il giocatore; cattura qualsiasi pezzo avversario che incontra sul suo cammino e si ferma nella casella prima occupata dall'avversario catturato; il cavallo si muove a salto, due caselle avanti a sé, o indietro, sul suo lato destro o sul suo lato sinistro, e quivi giunto compie un altro passo a lato, a destra o a sinistra: per esempio se muove da una casella nera, può finire su una qualsiasi delle otto caselle bianche che lo circondano a esclusione delle quattro a lui contigue. Unico pezzo, il cavallo può scavalcare altri pezzi sia del suo colore sia di colore avversario. Non può cadere in una casella occupata da un pezzo del suo stesso colore; se occupata da un pezzo avversario, lo cattura, qualunque sia; la donna combina assieme i movimenti dell'alfiere e della torre, perciò si muove in diagonale, in verticale e in orizzontale, avanti e indietro, di quanti passi vuole il giocatore; cattura il primo pezzo che incontra sulla sua strada e lì si ferma; il re si muove in qualsiasi direzione, ma solo di un passo per volta; cattura il pezzo avversario che occupa la casella in cui va a collocarsi; non può occupare la casella già occupata da un pezzo del suo stesso colore.

Gioco degli scacchi: alcune regole

Conseguenza dei movimenti sono: l'arroccamento, per cui, quando fra il re e la torre le caselle risultano vuote, il re, purché non si trovi sotto scacco, passa nella casella contigua a quella della torre e questa si colloca alla destra del re, nella casella contigua a quella occupata prima dal re. Se l'arroccamento invece avviene dalla parte della donna (arroccamento lungo) il re si colloca nella casella contigua a quella occupata prima dalla torre e questa in quella contigua alla casella della donna; lo stallo, che avviene quando il re non può più muoversi senza cadere sotto scacco e nessun altro pezzo lo può difendere; equivale alla patta e la partita finisce alla pari; la patta, che s'identifica con lo stallo, ma che avviene anche per mancanza di pezzi per l'attacco definitivo, quando i giocatori per tre volte tornano sulle stesse mosse; quando si siano già giocate 50 mosse a vuoto. La patta può anche essere concordata fra i due giocatori. Le regole: la prima mossa della partita spetta al bianco; i giocatori muovono alternatamente, ma solo una mossa per volta; il giocatore può cambiare mossa quando ancora tiene la sua mano sul pezzo che voleva muovere, ma quando ha lasciato il pezzo la mossa è definitiva; se un pedone arriva all'ultima linea dell'avversario (quella a lui più vicina), il giocatore ha diritto a cambiarlo con un pezzo che sia già stato catturato dall'avversario (donna, torre, alfiere, cavallo) a sua scelta.

Gioco degli scacchi: l'apertura

Per l'apertura sono possibili teoricamente venti mosse: otto muovendo i pedoni di un sol passo; altre otto muovendo i pedoni di due passi; quattro muovendo i due cavalli ognuno in posizione diversa. In pratica però le mosse più ricorrenti sono quelle del pedone davanti al re o del pedone davanti alla donna, perché aprono il varco all'alfiere e alla donna e consentono la prima uscita in campo aperto. Seguono altre mosse, che danno i primi lineamenti al piano di gioco che si sviluppa con attacchi ai pezzi minori per incrinare o diminuire il potenziale nemico, anche a prezzo di qualche pezzo proprio, ma sempre mirando a ottenere un qualche vantaggio. Appena possibile si concentra l'attacco contro il re avversario; scardinando le ultime difese avversarie e assediando il re fino a immobilizzarlo. "La tabella relativa ai campioni mondiali di scacchi è a pag. 410 del 19° volume." "Per i campioni mondiali di scacchi vedi tabella al lemma del 17° volume."

Gioco degli scacchi: cenni storici

Il gioco degli scacchi è molto antico e sicuramente di origine orientale. Con molta probabilità era conosciuto in Cina già nel sec. I a. C. e di qui sarebbe passato in India, dove lo si trova diffuso nei primi secoli dell'era volgare. Qui certamente ebbe larghissima diffusione, come dimostra la presenza nella terminologia antica degli scacchi del nome sanscrito di caturanga, cioè le quattro componenti di un esercito indiano di allora: elefanti, cavalli, carri, fanti, che rappresentano tuttora, con alcune varianti, i pezzi che si muovono sulla scacchiera. Altra regione dove gli scacchi godettero di largo seguito fu la Persia; alcuni autori li dicono addirittura originari di questa regione, ma senza prove convincenti. Dai Persiani appresero il gioco degli scacchi gli Arabi, che lo diffusero in tutte le regioni da essi occupate. Il gioco suscitò dappertutto appassionati cultori, ai quali sono dovute anche alcune mutazioni nei nomi originari: Shah mat (il re è morto = scaccomatto), rukh (= torre). Secondo alcuni autori il gioco degli scacchi fu importato anche nell'Impero bizantino nel sec. IX e di qui sarebbe passato poi in Europa; altri invece attribuiscono la diffusione degli scacchi nell'Occidente cristiano agli Arabi (Harūn ar-Rašīd avrebbe fatto dono di una preziosa scacchiera a Carlo Magno). A ogni modo la presenza del gioco degli scacchi in Italia, Francia e Spagna è sicura a partire dal sec. XI: lo provano disposizioni ecclesiastiche che proibiscono il gioco ai chierici. Anna Comnena racconta nelle sue memorie che il padre, l'imperatore Alessio, nutriva per gli scacchi una vera passione. Il gioco riempiva gli ozi dei signorotti e delle dame del Medioevo e fu tenuto in alto onore nella fastosa corte dei Borgogna e nei palazzi principeschi del Rinascimento italiano e francese. In tanti secoli il gioco subì diverse evoluzioni e si precisò in mosse più libere, che consentivano ai vari pezzi una maggiore agilità di movimento. Esse sono dovute in gran parte agli ambienti francesi e spagnoli a iniziare dal sec. XV. Si pervenne progressivamente a una maggiore uniformità delle norme di gioco e quando ormai gli scacchi si erano affermati in molti Paesi e si erano tenuti i primi incontri internazionali tali norme, tuttora in vigore, furono fissate definitivamente dalla Federation Internationale des Échecs (FIDE) nel 1928. Sul gioco degli scacchi immensa è la produzione libraria, che sviluppa in tutta ampiezza le varie tecniche, illustra le partite più importanti giocate nei vari tornei internazionali, espone una vasta esemplificazione di problemi scacchistici ecc. Da essa risalta il merito di un gioco che sa stimolare in pari modo intelligenza e fantasia. A funzioni didattiche assolvono gli scacchi in diversi Paesi, che possono vantare i maggiori campioni e che trovano imitatori entusiastici anche in Italia, dove si svolgono frequentemente tornei di scacchi cittadini, provinciali e regionali. Nel tesoro dell'abbazia di Saint-Dénis si mostra tuttora un pezzo, proveniente dall'India e appartenuto probabilmente a Carlo Magno: rappresenta un elefante in avorio e un'iscrizione cufica lo attribuisce a un certo Yusuf an-Nahili. Gli scacchi di provenienza araba, in ossequio alla religione, che proibiva la rappresentazione di figure, le stilizzavano mantenendone però i tratti fondamentali. In Europa la produzione di scacchi fu molto intensa nella Spagna musulmana, ma anche nei Paesi del Nord: i pezzi sono per lo più in avorio e i tipi nordici ripetono talvolta motivi romanici. La scacchiera era in avorio o in legni preziosi, adorna di smalti e persino di pietre preziose. Scacchiere celebri sono quelle di Carlo VI, in diaspro e cristallo, e di Margherita d'Austria, in argento con bordi d'oro. Nel sec. XVII i materiali furono in prevalenza avorio ed ebano, ma sempre grande fu la cura nello scolpire i pezzi. Fra le collezioni che inventariano preziose scacchiere e pezzi sono da ricordare quella dei Medici, degli Stuart, del monastero di Cluny

Gare e competizioni internazionali. La FIDE organizza ogni tre anni il campionato mondiale individuale e ogni due le Olimpiadi scacchistiche a squadre. La FSI (Federazione Scacchistica Italiana), una delle 156 federazioni nazionali affiliate alla FIDE, organizza ogni anno i campionati nazionali per squadre di club e individuali. Il campionato a squadre prevede diverse serie, dalla A 1 alla Promozione, con avanzamenti e retrocessioni; i campionati individuali assegnano il titolo assoluto, juniores, femminile e quelli di categoria. Tutti i tornei riconosciuti dalla FSI sono validi per ottenere promozioni di categoria e modificare il punteggio individuale. Infatti, a partire dalla seconda categoria nazionale a ogni giocatore viene assegnato un punteggio di merito (noto come Elo, dal nome del suo ideatore) che, in maniera analoga a quanto avviene nel tennis, prende in considerazione i risultati conseguiti: l'aggiornamento avviene ogni sei mesi. Il punteggio prevede un punto per la vittoria, mezzo per il pareggio e zero per la sconfitta. La categoria massima a livello nazionale è quella di Maestro. I Maestri possono prendere parte ai tornei internazionali open o a inviti e in base ai risultati acquisiti vengono inseriti nella classifica internazionale (rating) della FIDE Le categorie internazionali riconosciute sono: Maestro FIDE, Maestro Internazionale e Grande Maestro. I giocatori in attività compresi nel rating FIDE sono circa 18.000, ma i Grandi Maestri sono circa 400, due dei quali italiani (S. Mariotti, dal 1971, e M. Godena, dal 1996). § Nel 1993 in dissidio con la FIDE, G. Kasparov ha fondato una nuova organizzazione scacchistica insieme al britannico N. Short, la Professional Chess Association (PCA), oggi World Chess Championship (WCC). Questa sorta di "scisma" ha comportato l'istituzione di tornei alternativi per il conseguimento del titolo di campione mondiale: dal 2002 il campione FIDE è R. Ponomariov, mentre, dal 2000, V. Kramnik è detentore del titolo WCC. § L'evoluzione della tecnologia informatica ha comportato un notevole balzo in avanti nell'applicazione dell'intelligenza artificiale al gioco degli s.; nel febbraio 1996 Kasparov ha affrontato il primo scontro su più partite della storia (sei incontri giocati su tempi regolamentari di due ore per 40 mosse) contro l'elaboratore Deep Blue, progettato dall'IBM, riportando il successo con 3 vittorie, 1 sconfitta e 2 patte. L'anno successivo, tuttavia, il maestro usciva sconfitto da un nuovo incontro con il programma.

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