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templare o templàrio

agg. e sm. [sec. XVIII; dal latino templāris, da templum, tempio].

1) Agg., del tempio: architettura templare.

2) Sm., membro dell'ordine monastico-militare iniziato da un piccolo gruppo di cavalieri a Gerusalemme nel 1118. § Cresciuti rapidamente di numero e distintisi nell'azione crociata, grazie al favore di San Bernardo di Clairvaux, i templari ottennero il riconoscimento papale (1128) e ampi privilegi, specie da Alessandro III. Soggetti alla regola cistercense, dipendevano da un Gran Maestro elettivo e si dividevano in cavalieri (nobili), sergenti (borghesi) ed ecclesiastici; organizzati in province (tre orientali e sette occidentali), costituivano una sorta di Stato sovrano senza territorio, ma ricco di beni sparsi, destinato istituzionalmente a raccogliere e incanalare verso la Terrasanta uomini e denaro. Quando sul finire del sec. XIII la Terrasanta fu persa dai cristiani, i templari si ridussero a esercitare l'attività finanziaria. Particolarmente potenti in Francia, furono perseguitati con estrema durezza da Filippo IV il Bello, con l'acquiescenza di papa Clemente V, che soppresse l'ordine (1312), trasferendone i beni agli ospedalieri e, in parte, al re di Francia. Poco dopo questi scatenò una nuova persecuzione contro i dignitari dell'ordine superstiti come recidivi e ne condannò alcuni al rogo: tra questi il Gran Maestro Giacomo di Molay (1314). L'insegna dei templari era una croce rossa su veste bianca per i cavalieri, su veste nera per gli altri.

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