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tesòro

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Lessico

sm. [sec. XIII; dal latino thesaurus, dal greco thēsaurós].

1) Quantità di monete e oggetti preziosi (metalli, pietre, gioielli ecc.) raccolti e conservati con cura, spesso anche nascosti (soprattutto nell'antichità in occasione di guerre e saccheggi), specialmente sotto terra, o andati perduti: accumulare, nascondere un tesoro; un tesoro sepolto in fondo al mare; fig.: caccia al tesoro. Per estensione, specialmente al pl., vaste ricchezze: possedere immensi tesori; iperb., grande somma di denaro: costa, vale un tesoro. Ad esempio il Tesoro di Priamo.

2) Complesso di reliquie e di arredi sacri e preziosi conservati in una chiesa, in un santuario e simili: tesoro di S. Marco, del Duomo di Milano. Nel Rinascimento, specialmente in area tedesca, stanza in cui principi o privati custodivano oggetti preziosi, arazzi ecc.

3) Per estensione, il locale in cui denaro e oggetti preziosi sono custoditi: il tesoro di una banca, di una chiesa. In particolare, nell'antica Grecia, la parte del tempio in cui venivano raccolte e custodite le riserve auree della città. Custode del tesoro, detto .

4) Tempietto votivo eretto nei maggiori santuari dalle diverse città greche come testimonianza di gratitudine alla divinità (per esempio tesoro degli Ateniesi a Delfi). Anche talune grandi tombe a tholos della civiltà micenea (tesoro di Atreo a Micene).

5) Denaro pubblico e valori di proprietà collettiva custoditi dallo Stato nell'interesse superiore della stessa collettività. Per estensione, l'organo statale incaricato di amministrarlo (nel nostro Paese, sono tre distinti Ministeri: Tesoro, Finanze, Bilancio). Il cassiere del tesoro è la Banca d'Italia.

6) Fig., ricchezza costituita da risorse naturali e artistiche proprie di un Paese: i tesori del sottosuolo, i tesori dei musei di Firenze. Anche ricchezza costituita da doti morali e spirituali: i tesori della Grazia. Frequente per indicare persone o cose astratte d'inestimabile valore o di cui si tiene gran conto: far tesoro di qualche cosa, accoglierla e serbarla con cura, per utilizzarla al momento opportuno; proverbio: “chi trova un amico trova un tesoro”; nell'uso comune e familiare, chi rivela doti particolarmente preziose di simpatia ed efficienza: un tesoro di segretaria; spesso come vocativo affettuoso: ciao, tesoro!

7) Nel Medioevo, titolo frequente di opere a carattere lessicografico o enciclopedico (in quanto considerate depositi di sapienza): il Tesorettodi .

Diritto

La giurisprudenza romana non formulò una soluzione unitaria circa l'appartenenza del tesoro al proprietario del fondo o allo scopritore non proprietario. Adriano dispose che il tesoro spettava al proprietario scopritore e che doveva essere diviso a metà in caso contrario. La disciplina subì modificazioni con Costantino, e poi con Graziano, Valentiniano e Valente. Più tardi Leone e Zenone ripristinarono la disposizione adrianea, accolta poi da Giustiniano. Il diritto attuale ricalca le linee del diritto romano: il tesoro appartiene al proprietario del fondo se è lui stesso a trovarlo; se lo scopritore è altra persona, gli appartiene per metà e per l'altra metà appartiene al proprietario del fondo in cui è stato trovato. Norme particolari determinano la proprietà di un oggetto trovato, avente particolare valore storico, artistico, archeologico ecc. Nel caso che il proprietario abbia concesso in usufrutto il proprio fondo il diritto dell'usufruttuario non si estende al tesoro che si scopra durante l'usufrutto, salvo quanto gli compete come ritrovatore. L'enfiteuta invece ha sul tesoro gli stessi diritti del proprietario. Il Codice penale punisce, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a un anno e con la multa colui che, avendo trovato un tesoro, si appropria, in tutto o in parte, della quota dovuta al proprietario del fondo.

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