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ultraismo

sm. [ultra-+-ismo]. Movimento letterario d'avanguardia spagnolo. Sorto nel 1918-19, in evidente connessione con analoghe correnti europee (in particolare il dadaismo e il creazionismo), ebbe come promotori principali R. Cansinos Assens, che riunì intorno a sé un gruppetto di giovani, e G. de Torre, più tardi storico delle avanguardie. Aderirono all'ultraismo A. del Valle, F. Vighi, P. Garfias, I. del Vando-Villar, A. Espina, E. Montes, R. Buendía, J. Rivas Panedas, E. Puche, J. M. Quiroga Pla, X. Bóveda ecc., e sudamericani residenti in Spagna, come J. L. Borges, C. A. Comet, V. Huidobro, tutti firmatari di manifesti più o meno rivoluzionari e collaboratori – con poemi e prose d'arte – di riviste quali Grecia (1918-20), Cervantes, Ultra, España, Alfar, Cosmópolis (diretta dal protoavanguardista R. Gómez de la Serna), Mediodía, Tableros ecc. L'ultraismo proclamava la modernizzazione, il rinnovamento, l'esaltazione delle macchine (specie degli aerei), dello sport e della vita attiva e allegra, il culto della metafora nuova e ardita, del calligramma, dello sberleffo antiborghese ecc. Ottenne risultati modesti, in complesso, sul piano della pura creazione, viziata da infantilismo e dilettantismo velleitario, ma compì un utile svecchiamento delle forme e del linguaggio, con riflessi persino sui grandi della generazione precedente, come dimostrano l'esperpento di R. del Valle-Inclán e la seconda fase poetica di J. R. Jiménez.

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