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Jiménez, Juan Ramón

poeta spagnolo (Moguer, Huelva, 1881-San Juan, Puerto Rico, 1958). Premio Nobel per la letteratura nel 1956, fu iniziatore, con Antonio Machado, della grande stagione della poesia spagnola del Novecento. Andaluso di nascita e di sensibilità, fu educato (1891-96) nel collegio dei gesuiti del Puerto de Santa María, presso Cadice; si iscrisse quindi alla facoltà di diritto dell'Università di Siviglia, ma abbandonò gli studi per seguire la sua vocazione artistica (pittura, poesia, musica). Nel 1900 si trasferì a Madrid, dove frequentò gli amici Villaespesa, Rubén Darío e Valle-Inclán ed esordì come poeta sotto il segno del modernismo. Dopo alcuni viaggi in Francia, Italia e Svizzera, che ampliarono i suoi orizzonti spirituali e culturali, dopo diversi periodi trascorsi in clinica e in sanatorio, visse per alcuni anni (1904-07) in solitudine a Moguer. Tornò poi a Madrid e nel 1916 si recò negli Stati Uniti, dove sposò Zenobia Camprubí, traduttrice di Tagore. Dallo scoppio della guerra civile spagnola visse in esilio, per lo più negli Stati Uniti e a Puerto Rico, insegnando in diverse università. In Jiménez completa è l'aderenza della vita alla poesia, della quale ebbe una concezione quasi religiosa. Incessante fu perciò la sua ricerca di una perfetta percezione delle cose che si risolvesse in lucida e sottile conquista di una purezza di sentimenti e di forme. La sua vastissima produzione poetica si può dividere in due epoche: quella giovanile, segnata dall'adesione al modernismo e al simbolismo che egli collegava idealmente al misticismo spagnolo e alla poesia arabo-andalusa, e quella della maturità, caratterizzata da una sempre maggiore concentrazione e da un'espressione poetica sempre più semplice ed essenziale, depurata da ogni aneddotica. Alla prima fase del lungo e difficile itinerario del poeta appartengono Ninfeas (1900), Almas de violeta (1900; Anime di violetta), Rimas (1902), Arias tristes (1903), Jardines lejanos (1904; Giardini lontani), Elegías puras (1908), Elegías intermedias (1909), Olvidanzas (1909; Dimenticanze), Elegías lamentables (1910), Baladas de primavera (1910), La soledad sonora (1911; La solitudine sonora), Pastorales (1911), Poemas mágicos y dolientes (1911), Melancolía (1912), Laberinto (1913), Sonetos espirituales (1914-15) ed Estío (1915; Estate), oltre a un capolavoro lirico in prosa, Platero y yo (1914-17; Platero ed io), dolcissima elegia a un asinello compagno del poeta fanciullo nei suoi vagabondaggi per i campi di Moguer, paese rimpianto come simbolo della prima purezza spirituale. All'epoca più matura, quella in cui la voce intimista di Jiménez giunge a una rarefazione metafisica e a un dettato quasi ermetico, appartengono il Diario de un poeta recién casado (1916; Diario di un poeta sposato da poco), misto di versi e prose liriche, Eternidades (1917), Piedra y cielo (1918; Pietra e cielo), Poesía (1917-23), Belleza (1917-23), La estación total (1946; La stagione totale) e Animal de fondo (1949). Completano l'opera di Jiménez varie prose critiche, lezioni, conferenze, in parte riunite in volumi quali Política poética (1936), Españoles de tres mundos (1943), Cuadernos de Juan Ramón Jiménez (postumo 1960), Por el cristal amarillo (postumo 1961), El modernismo (postumo 1962). Interessanti sono le Conversaciones con Juan Ramón Jiménez, pubblicate nel 1958 da R. Gullón. Jiménez fu il maestro venerato di tre generazioni di poeti spagnoli, nei quali vive ancora, non solo con i suoi versi di respiro cosmico, ma anche con il suo esempio di asceta e quasi di santo dell'integralità vita-poesia.

Bibliografia

C. Bo, La poesia con Ramón Jiménez, Firenze, 1941; M. T. Font, “Espacio” autobiografía lírica de Ramón Jiménez, Madrid, 1972; P. Gicovate, La poesía de Juan Ramón Jiménez, Barcellona, 1973; A. Martinengo, C. Perugini, Invito alla lettura di Juan Ramón Jiménez, Milano, 1979.

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