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video arte

tipologia di arte il cui linguaggio è costituito dalla registrazione di immagini per mezzo di una videocamera e dalla loro trasmissione su monitor. Agli esperimenti di Nam June Paik (che nel 1963 presentò alla galleria Parnass di Wuppertal una mostra combinata di televisione e musica elettronica) e W. Vostell del gruppo dei Fluxus, nei primi anni Sessanta del XX sec., segue un utilizzo delle immagini video come mezzo per documentare performance, azioni e interventi di land art che in tal modo possono essere fruibili anche da parte di chi non è presente al momento del loro svolgimento; se ne appropriano in questo senso molti degli artisti della body art (tra cui V. Acconci, G. Pane). In questi anni spesso il ricorso alla camera fissa e la mancanza di montaggio avvicinano i risultati della video arte a quelli del cinema sperimentale. Nel 1969 G. Shum fondò a Düsseldorf la prima video galleria, in cui erano esposte opere di J. Beuys e filmati che riprendono interventi di land art. In seguito la possibilità di ripresa e trasmissione di più immagini simultanee ne ha ampliato e personalizzato le potenzialità espressive (B. Viola, B. Nauman): si diffondono le videoistallazioni, che permettono di costruire relazioni più complesse tra spazio, opera, ambiente e spettatore e le videosculture (oggetti intesi come sculture inglobanti uno o più video programmati con immagini e suoni). L'arricchita potenzialità tecnologica degli anni Ottanta del secolo scorso ha poi consentito agli operatori la manipolazione dell'immagine attraverso effetti digitali, resi possibili dalle sincronie tra video e computer.

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