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L'impero azteco

Ultimi arrivati sull’altopiano del Messico, gli Aztechi crearono un vasto impero dominato da una splendida capitale, scomparsa per sempre in seguito alle distruzioni perpetrate dagli invasori spagnoli. La civiltà azteca è stata l’ultima delle grandi culture della Mesoamerica: sviluppatasi nel periodo detto Postclassico, tra il XIV e il XV secolo, riuscí in un breve lasso di tempo a imporre la sua egemonia su tutto il vasto territorio del Messico, dagli altipiani centrali alla costa del Pacifico, dal Golfo del Messico alle foreste meridionali. L’origine di questo popolo di guerrieri è per molti versi oscura e si perde tra mito e realtà. Secondo la narrazione azteca era stato il dio della Guerra e del Sole Huitzilopochtli a indicare dove la tribú avrebbe dovuto far nascere la sua capitale, manifestando la propria volontà con una visione: là dove un’aquila con un serpente tra gli artigli si fosse posata su un cactus sarebbe sorta la nuova patria. E cosí fu: l’aquila volò su uno spinoso fico d’India che cresceva su un isolotto in mezzo al Lago di Texcoco e qui gli Aztechi fondarono Tenochtitlán, il luogo del fiore di cactus.

L’apparizione di Huitzilopochtli permetteva agli Aztechi, privi di una propria storia, di fregiarsi di un’origine nobile, in quanto il dio gli si era manifestato a Tula, capitale dei Toltechi, una potente civiltà che si era insediata nel IX secolo nella Valle di Anahuac, a nord-est di Città del Messico. Gli Aztechi ammiravano quel popolo che aveva costruito monumentali architetture e veneravano il dio Quetzalcóatl, il “serpente piumato” benefattore dell’umanità. I Toltechi furono i primi a creare un sistema statale basato sull’espansionismo e sulla riscossione di tributi, ampliando la propria area di influenza dalle regioni centrali fino alle lontane terre dello Yucatán, abitate dai Maya. Il pur debole legame con i Toltechi aiutò gli Aztechi a crearsi una parvenza di discendenza nobile e a legittimare cosí la loro dinastia, ma la vera eredità di cui i «Mexica» si appropriarono fu la politica di tipo imperialistico.

Sono stati gli Aztechi a tramandarci la storia dei Toltechi in cui leggenda e realtà si sovrappongono continuamente: alla fine del IX secolo il capo nonoalco Mixcóatl (“serpente del cielo”) giunse insieme alla sua sposa Chimala (“scudo giacente”) nella Valle di Anahuac e fondò la dinastia dei Toltechi. Nell’anno 947 da loro nacque Ce Ácatl Topiltzin (“Signore Uno Canna”), mitico fondatore di Tula, poiché storicamente la costruzione di quella città risale a circa un secolo prima. Diventato re, Tolpiltzin si fece onorare come la reincarnazione del dio Ehecátl-Quetzalcóatl, il “serpente piumato” di cui assunse il nome. Dopo vent’anni di regno pacifico, Quetzalcóatl venne spodestato dal fratello Tezcatlipoca (“specchio fumante”), il vendicativo dio della Guerra che introdusse i sacrifici umani, un macabro rito di cui gli Aztechi diventeranno i piú ferventi esecutori. Dopo anni di esilio l’eroe divino Quetzalcóatl si allontanò su una zattera di serpenti navigando verso oriente, ma promise che un giorno sarebbe tornato sulla terra per liberare gli uomini dalle loro pene. Misteriosamente Queztalcóatl svaní trasformandosi nel pianeta Venere. Nel 1168 Tula verrà distrutta per mano dei nomadi Chichimechi – "i barbari del nord" – che in seguito si insedieranno tra i vulcani dell’altopiano.

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