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Diritto commerciale

La dichiarazione di fallimento

Competente a dichiarare il fallimento è il tribunale nella cui circoscrizione l'impresa ha la sede principale. Il tribunale, accertata la propria competenza territoriale e la sussistenza dei presupposti soggettivi e oggettivi, emette la sentenza con cui dichiara il fallimento; in caso contrario respinge l'istanza con un decreto motivato. Tale decreto è impugnabile dal creditore di fronte alla Corte d'appello Lf 22.

La sentenza dichiarativa.

Lf 16 La sentenza che dichiara il fallimento: nomina il giudice delegato alla procedura e il curatore; ordina al fallito il deposito entro 24 ore del bilancio e delle altre scritture contabili; stabilisce il termine, non superiore ai 30 giorni, entro cui i creditori devono presentare in cancelleria la domanda di ammissione al passivo (insinuazioni); fissa il luogo, il giorno e l'ora dell'adunanza dei creditori per la verifica delle domande. L'estratto della sentenza viene pubblicato nel foglio degli annunci legali della Provincia e il nome del fallito viene iscritto nell'albo dei falliti. Entro 15 giorni dall'affissione la sentenza può essere impugnata da chiunque vi abbia interesse, di fronte allo stesso tribunale che l'ha emessa Lf 18. Il giudizio si può concludere con la conferma o con la revoca del fallimento, ma la procedura fallimentare ha in ogni caso il suo regolare corso.

Effetti della sentenza nei confronti del fallito. La sentenza che dichiara il fallimento produce una notevole pluralità di effetti sia in campo penale sia in quello privato. Nel diritto penale, con la dichiarazione divengono punibili tutti quei fatti che la legge definisce come reati di bancarotta. Gli effetti nel diritto privato sono riassunti nello schema. Si notino soprattutto, nei confronti del debitore dichiarato fallito, la perdita del diritto al segreto epistolare (la corrispondenza deve essere consegnata al curatore) e l'obbligo di residenza, che comporta il divieto di allontanarsi dalla residenza senza autorizzazione del giudice delegato e l'obbligo di presentarsi personalmente al giudice delegato. Gli effetti di carattere patrimoniale consistono nella perdita dell'amministrazione e della disponibilità dei propri beni, pur conservandone la proprietà: si tratta del cosiddetto effetto di spossessamento.

Effetti della sentenza nei confronti dei creditori. Per ciò che riguarda i creditori, Lf 51 il diritto al concorso (cioè a partecipare alla distribuzione delle somme ricavate dalla vendita dei beni del fallito) sostituisce ogni azione individuale di rivalsa sul debitore: i creditori cioè possono trovare soddisfazione solo nell'ambito del processo di fallimento nei modi previsti dalla legge fallimentare. I creditori privilegiati hanno diritto di essere pagati integralmente, con prelazione sul prezzo dei beni che formano oggetto di garanzia o privilegio; i creditori chirografari saranno soddisfatti in proporzione al proprio credito, con il residuo dell'attivo fallimentare.

 1. Cristallizzazione dei crediti. L'ammontare del credito Lf 55 è quello vantato alla data della sentenza dichiarativa, e da tale data è sospeso il decorso degli interessi. A questa regola fanno eccezione i crediti privilegiati per i quali gli interessi continuano a maturare.

2. Compensazione. Un ulteriore effetto è la compensazione: la legge fallimentare Lf 56 ammette la compensazione del debito del creditore verso il fallito e il credito che il fallito stesso ha verso il medesimo, anche se tale credito non è scaduto alla data del fallimento. La compensazione non è però ammessa per i crediti verso il fallito non scaduti, acquisiti per atto tra vivi dopo la dichiarazione di fallimento o nell'anno antecedente. Dopo la dichiarazione di fallimento il tribunale fallimentare può disporre, per evitare gravi e irreparabili danni, l'esercizio provvisorio dell'impresa.

Effetti della sentenza sugli atti pregiudizievoli ai creditori. Poiché il debitore, nel lasso di tempo che intercorre fra l'insorgere dello stato di insolvenza e la dichiarazione di fallimento, potrebbe compiere atti pregiudizievoli degli interessi dei creditori, oppure a favore di alcuni creditori e a danno di altri, la legge ha previsto una serie di strumenti per rendere inefficaci tali atti. Al fine di ricostruire la garanzia patrimoniale il curatore esercita l'azione revocatoria fallimentare regolata da norme differenziate a seconda della fattispecie posta in essere dal debitore.

1. Atti inefficaci ex lege. Sono inefficaci per legge rispetto ai creditori:

­- gli atti a titolo gratuito posti in essere dal debitore nei 2 anni anteriori alla sentenza dichiarativa di fallimento Lf 64;

­- i pagamenti di debiti effettuati dal soggetto dichiarato fallito nei 2 anni anteriori alla sentenza dichiarativa di fallimento, quando questi debiti scadono il giorno della dichiarazione di fallimento o successivamente alla dichiarazione di fallimento Lf 65.

2. Atti a regime probatorio presuntivo. Sono revocati, se l'altra parte non prova che non era a conoscenza dello stato di insolvenza del debitore:

­- gli atti a titolo oneroso, quando la prestazione eseguita o le obbligazioni assunte dal fallito superano largamente ciò che al fallito è stato dato o promesso, se gli atti stessi sono stati compiuti nei 2 anni anteriori alla dichiarazione di fallimento (ad es., si annulla la vendita di un immobile di proprietà del fallito, perché il prezzo pagato è molto inferiore all'effettivo valore di mercato);

­- i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili, nei 2 anni anteriori alla dichiarazione di fallimento, se effettuati con mezzi anormali di pagamento;

­- la costituzione, nei 2 anni anteriori alla dichiarazione di fallimento, di garanzie per debiti preesistenti e non scaduti, nonché la costituzione di garanzie, nell'anno anteriore alla dichiarazione del fallimento, per debiti scaduti;

­- sono inoltre revocati, se posti in essere nell'anno anteriore alla sentenza dichiarativa di fallimento: i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili alla scadenza; gli atti costitutivi di garanzie contestuali all'insorgere del debito; gli atti onerosi in genere.

Durante il processo di fallimento il curatore potrà naturalmente sempre esperire l'azione revocatoria ordinaria.

3. Presunzione muciana. Lf 70 Gli acquisti a titolo oneroso effettuati dal coniuge del fallito nei 5 anni anteriori alla sentenza dichiarativa si presumono effettuati (salvo prova contraria) con denaro del fallito (anche se tra i coniugi vigeva il regime della separazione dei beni), con la conseguenza che i beni relativi vengono inseriti nella massa attiva fallimentare.

Effetti della sentenza sui rapporti in corso. Sono disciplinate le singole ipotesi contrattuali Lf 72 s.

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