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Beirut

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(Bayrūt). Capoluogo della provincia omonima e capitale del Libano, 1.857.000 ab. (stima 2007), l'agglomerato urbano 2.115.000 ab. (stima 2001).

Generalità

Capitale dal 1920, si affaccia al Mar Mediterraneo su un ampio promontorio ai piedi degli ultimi contrafforti della catena del Libano. Conosciuta in passato come la Parigi del Medio Oriente, Beirut ha molto sofferto i 15 anni di guerra civile e ancora non si è del tutto ripresa dai bombardamenti e dall'afflusso di rifugiati. È una città ricca di contraddizioni, nella quale coesistono raffinate architetture e disadorni edifici in calcestruzzo, dove le case tradizionali sono soppiantate dagli edifici moderni, vecchie stradine tortuose sboccano in ampi viali e le nuove automobili rivaleggiano con i carretti dei venditori ambulanti. Beirut ospita numerose organizzazioni internazionali, fra cui la Commissione Economica delle Nazioni Unite per l'Asia Occidentale (UN-ESCWA) ed è sede degli uffici regionali per il mondo arabo dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) e dell'UNESCO. Sede di quattro università (Americana, di San Giuseppe, Libanese e Araba), la città svolge un ruolo culturale di grande rilievo.

Urbanistica

La città vecchia, situata in prossimità del porto sul versante settentrionale del promontorio, gravita intorno alla piazza dei Martiri, conservando l'aspetto originario solo nella zona attorno all'antico mercato, i (strette vie caratteristiche della città), mentre per lo più ha subito ampi sventramenti che hanno portato alla riedificazione di interi quartieri; essa, comunque, ospita i monumenti principali di Beirut, come la Grande Moschea, la cattedrale di San Giorgio, la chiesa di Sant‘Elia e il Grande Serraglio. Dalla zona portuale Beirut, tra la fine del sec. XX e la seconda guerra mondiale, si è estesa soprattutto lungo la strada per Damasco, dove sorgono i vecchi quartieri musulmani e cristiani. Più recentemente, invece, lo sviluppo urbano è stato particolarmente intenso verso S e verso W, dove edifici ultramoderni danno vita al centro degli affari e ai nuovi quartieri residenziali. Le distruzioni causate dalla guerra hanno, in molti casi, cambiato il volto di interi quartieri, in particolare di quelli centrali della città. La maggior parte della popolazione che era fuggita durante la guerra è ritornata e sopporta i disagi, che tuttora persistono, legati alla scarsa disponibilità abitativa e alle poche infrastrutture.

Storia

Benché possegga un passato plurimillenario, Beirut ha sempre avuto un‘importanza secondaria nella storia del Levante. Unica eccezione fu il periodo romano, durante il quale, in epoca imperiale, la città fu importante centro commerciale e, dal sec. III, centro di studi di diritto romano. Distrutta da un terremoto nel 351, Beirut cadde sotto il dominio dell'Islam nel 635. Tra il 1110 e il 1291 subì vari assedi sia da parte dei crociati che dei musulmani. Nel Seicento fu la residenza degli emiri drusi del Libano. Lo sviluppo della città iniziò nella seconda metà dell‘Ottocento e fu favorito dalla costruzione, ad opera di una compagnia francese, di moderne strutture portuali e dall'apertura di più agevoli comunicazioni, stradali prima, ferroviarie poi, con Damasco e con il retroterra siriano. Dopo il 1860, in seguito all'immigrazione nella città di numerosi cristiani maroniti, i musulmani persero la predominanza precedentemente detenuta. Nel 1920 Beirut fu scelta come capitale del Grande Libano; nel periodo del mandato, i francesi apportarono varie migliorie alle strutture portuali; dopo che il Libano ottenne l'indipendenza (1941) Beirut ne divenne la capitale. Crocevia finanziario del Medio Oriente, nel 1975 iniziò per la città, devastata da una guerra civile che con alterne vicende si protrasse per 15 lunghi anni, un'inesorabile decadenza. Sulla città e la sua popolazione si addensarono tutte le contraddizioni presenti nella regione e in primo luogo le conseguenze della questione palestinese. Fu proprio a Beirut, infatti, che nel 1971 trovò rifugio l'OLP quando fu costretta ad abbandonare la Giordania. Una presenza foriera di eventi drammatici cui si sommò l'acuirsi del contrasto tra le componenti cristiano-maronita e quella musulmana. Con una popolazione ridotta a un quarto, falcidiata dalle stragi e dalle fughe incessanti in cerca di pace, Beirut fu divisa (1984) in due zone: O controllata dalla componente musulmana ed E controllata da quella cristiano-maronita. Ma nemmeno la divisione servì a restituire tranquillità alla città perché nelle due parti si svilupparono scontri intestini alle due correnti, lacerate al loro interno, senza che venissero impediti gli attacchi e gli attentati che i gruppi più radicali dei musulmani e dei cristiano-maroniti si portarono tra di loro. Anzi, E e O di Beirut divennero delle vere e proprie zone franche dove tutto era in qualche modo lecito. Solo a partire dagli inizi degli anni Novanta la capitale libanese riuscì a trovare una qualche “normalità”. Approfittando della congiuntura favorevole creata dalla guerra del Golfo, la Siria impose la sua “tutela” alla parte araba di Beirut e poi, grazie all'acquiescenza internazionale, entrò nella zona cristiana piegando la resistenza delle truppe fedeli al secessionista Aoun. La pax siriana pose così termine a un quindicennio di terrore rendendo possibile l'avvio di un processo di conciliazione tra le varie componenti e consentendo un lento recupero della vita della città. L'accordo favorì l'avvio a Beirut di un piano di ricostruzione.

Arte

La parte storica di Beirut ha subito ingenti danni durante gli anni della guerra civile. Nonostante ciò, rimangono diversi luoghi di interesse: molti edifici risalenti al periodo ottomano sono stati restaurati e alcune zone conservano ancora l'impronta di quella che era la città vecchia. La Grande Moschea è uno dei pochi edifici storici sopravvissuti agli scontri: costruita in epoca bizantina come chiesa dei crociati, è stata trasformata in moschea nel 1291. Tra i musei, di notevole importanza è il Museo Nazionale: ufficialmente aperto nel 1942; al suo interno sono esposti reperti che vanno dalla preistoria al periodo medievale memelucco. A N di Hamra, l'Università Americana di Beirut ospita un piccolo museo di archeologia nel quale è esposta un'importante collezione di statuette fenice. Il Museo Sursock, nella parte orientale della città, è ospitato in una villa del sec. XIX che trae ispirazione dalle ville italiane del rinascimento; al suo interno sono esposti argenti turchi, icone, opere realizzate da artisti libanesi contemporanei e una piccola biblioteca.

Economia

La guerra civile ha seriamente danneggiato l'economia della capitale, ponendo fine al ruolo prominente della città nel Medio Oriente quale fulcro della vita economica, sociale, intellettuale e culturale. Al raggiungimento della pace, la ripresa economica è stata favorita dall'efficiente sistema bancario, dalla capacità di adattamento dei piccoli imprenditori industriali e dagli aiuti internazionali. Grazie alle molteplici vie di comunicazione stradali e ferroviarie e al suo porto, dotato dal 1923 di una zona franca, Beirut rimane il maggior centro industriale del Libano, con impianti tessili, alimentari e conciari. La città è inoltre servita dall'aeroporto internazionale Rafic Hariri, unico scalo commerciale operativo nel Paese.

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