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Damasco (città)

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(Dimashq). Distretto (105 km², 14.933 ab./km²), capoluogo del distretto di Dimashq e capitale della Siria, 680 m s.m., 1.568.000 ab. (stima 2005), l'agglomerato urbano 2.272.000 ab. (stima 2005). "Per la pianta della città vedi il lemma del 7° volume." "La pianta della città è a pag. 534 del 7° volume."

Generalità

È situata ai margini del deserto siriaco, sulle rive del fiume Barada che scende dall'Antilibano e che forma una ridente oasi divenuta, mediante un razionale sistema di canalizzazione, una sorta d'immenso giardino (Ghuta), ricco d'orti e di frutteti. Alle funzioni di centro amministrativo e politico del Paese Damasco unisce quelle di centro commerciale, industriale, religioso e culturale. Posta all'incrocio di una fitta rete di comunicazioni, colleganti fin dai tempi più antichi la Mesopotamia, l'Arabia e la Giordania con il Mediterraneo, la città ha un rilevante ruolo in qualità di mercato agricolo regionale (cereali, ortaggi, frutta, tabacco). Essa è, inoltre, famosa per i prodotti del suo artigianato, tra cui spiccano le stoffe di seta e le armi, decorate secondo una tecnica già praticata nel Medioevo. L'attività industriale è d'importanza secondaria. I settori più rappresentativi sono quello tessile, legato alla diffusione della coltura del cotone, alimentare (birrifici, molitura del grano), meccanico e conciario. Tale settore secondario non è in grado di assorbire l'eccedenza di manodopera che affligge la città, a causa del suo imponente sviluppo demografico conseguenza del forte inurbamento: negli ultimi decenni del sec. XX, la popolazione di Damasco è raddoppiata e la superficie quadruplicata. Per fronteggiare e pianificare questa enorme espansione è iniziata, nel 1987, la costruzione di una “città nuova”, a nord di Damasco, sul Gebel Qassiun. In arabo, anche Esh-Sham.

Storia

La zona di Damasco era chiamata anticamente Ube e compare con tale nome nei documenti fin dal sec. XIX a. C. Testimonianze dirette risalgono al sec. XV a. C., quando Damasco era sotto il controllo egiziano. Alla fine del II millennio, venuto meno il dominio egiziano, Damasco divenne la capitale di uno Stato aramaico prima dipendente da Israele (ca. 1000 a. C., sotto David), poi indipendente e sempre più potente. I suoi re nel corso del sec. IX a. C. combatterono con successo contro Israele per il possesso della zona di Galaad e il controllo delle carovaniere. Verso l'800 a. C. fu sottomessa a tributo dall'Assiria e infine conquistata (732). Finisce da questa data la storia autonoma di Damasco che dopo il dominio assiro passò a quelli babilonese (dal 610), persiano (dal 538) e seleucide. Ritornò all'antica floridezza dal 66 a. C. con i Romani e sotto il dominio bizantino fu sede vescovile. Conquistata dagli Arabi nel 633, divenne capitale della dinastia omayyade dal 661 al 750; poi decadde a semplice centro provinciale. Durante le crociate fu baluardo inespugnabile della resistenza musulmana e sotto gli Ayyubiti salì a nuovo splendore. Ma dal 1516 conobbe per quattro secoli l'umiliante dominio dei Turchi ottomani. Dopo la I guerra mondiale fu sottoposta al mandato francese e solo nel 1945 riacquistò la sua libertà come capitale della nuova Repubblica di Siria.

Archeologia e arte

Damasco aveva pianta rettangolare, chiusa da mura e torri, ed era attraversata in senso E-W da un'ampia strada fiancheggiata da colonnati. I vari isolati erano divisi da strade ortogonali. Un'altra grande strada conduceva dall'agorà al grandioso santuario di Zeus Damasceno, sul luogo dell'antico tempio aramaico di Hadad, dio dell'uragano, del quale restano solo i due vasti cortili colonnati, essendo stato il tempio trasformato prima in basilica cristiana (S. Giovanni Battista) e poi, sulle rovine di questa, in moschea. Questa, costruita da al-Walīd I (705-715) e riconoscibile nella sua struttura originaria pur attraverso i numerosi rifacimenti, riproduce lo schema ellenistico-romano dell'agorà con basilica, mentre nel santuario vero e proprio, a tre navate parallele, tagliate da una perpendicolare, in asse col miḥrāb, e con una cupola nel mezzo, ricorda la tipica disposizione delle chiese cristiane. Preziosi mosaici di fattura bizantina, eseguiti forse da maestranze siriache, si trovano nel portico. Dopo un periodo di decadenza sotto gli Abbasidi, Damasco ridivenne una città fiorente con gli Ayyubiti e i Mamelucchi (sec. XII-XVI), che la dotarono di una cittadella, di mura e di numerosi monumenti in quel caratteristico stile composito che traeva ispirazioni da tutte le parti del mondo musulmano e persino, attraverso le costruzioni dei Crociati, da quello cristiano. Tra essi il bel mausoleo di Saladino (sec. XII), l'ospedale e la tomba di Nur ad-Dīn, suo predecessore nelle guerre contro i Crociati, e le madrase ʽAdiliyya (ora sede dell'Accademia araba) e Ẓāhiriyya (contenente la tomba del sultano mamelucco Baybars), di poco più tarde. Particolarmente feconde, in epoca mamelucca, furono anche la produzione ceramica, la metallistica e l'arte vetraria che, specie nei sec. XIII-XVI, creò i più preziosi cimeli del genere nel mondo islamico. Nel successivo periodo ottomano, l'attività artistica fu assai limitata; fa eccezione il palazzo al-ʽAzm (sec. XVIII), splendido esempio di dimora privata, ricco di marmi, ceramiche e legni dipinti. Col sec. XX la città si è arricchita di nuove costruzioni, in parte ispirate allo stile tradizionale o al gusto internazionale contemporaneo.

Tappeti di Damasco. Gruppo di tappeti rientranti nel tipo dei tappeti mamelucchi.

Per la geografia

H. D. Myriam, Damas, jardin de l'Islam, Parigi, 1948; K. Dettmann, Damaskus. Eine orientalische Stadt zwischen Tradition und Moderne, Norimberga, 1967; Autori Vari, Das Bild unserer Welt, Stoccarda-Monaco, 1989.

Per la storia

M. Unger, A History of Damascus from the Earliest Times until its Conquest by Assyria, Baltimora, 1946; idem, Israel and the Aramaeans of Damascus, Londra, 1957; G. Host, Damascus, a Socio-economical Survey, Londra, 1982.

Per l'arte

R. Ettinghausen, La peinture arabe, Ginevra, 1962; W. Hastings, Damaskus-Aleppo-Beirut, Berlino, 1983; D. Sack, Damaskus. Entwicklung und Struktur einer orientalisch-islamischen Stadt, Magonza sul Reno, 1989.