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Cecènia o Repubblica dei Ceceni

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(Cečnya o Ičkeria). Repubblica autonoma della Russia sudoccidentale, 15.700 km², 1.162.521 ab. (stima 2006), 74 ab./km², capoluogo: Groznyj. Confini: Repubblica dell'Ossezia (W), Stavropol (NW), Dagestan (N, W); Georgia (S).

L'antica opposizione al dominio russo esplodeva al momento del dissolvimento dell'URSS, quando i ceceni dichiaravano l'indipendenza (1990) e un ex generale dell'aviazione sovietica, Džokar Dudaev (1944-1996), dopo aver attuato un colpo di stato contro il locale governo comunista, veniva eletto primo presidente della nuova repubblica (1991). Nel 1992 il rifiuto ceceno di aderire alla nuova Federazione Russa sorta sulle ceneri dell'Unione Sovietica e la separazione dall'Inguscezia, rimasta invece con la Federazione, costituivano le premesse di una crescente tensione con la Russia, alimentata all'interno dagli scontri tra i secessionisti guidati da Dudaev e i fedeli all'egemonia di Mosca. Nel 1994 il governo russo decideva di inviare proprie truppe in Cecenia, innescando una guerra drammatica, con molte migliaia di vittime militari e civili, che continuò anche dopo la capitolazione di Groznyj (1995), ridotta a un cumulo di macerie, e la conquista russa di quasi tutto il territorio ceceno. La tenace resistenza dei partigiani indipendentisti era condotta anche attraverso clamorose azioni di guerriglia e atti terroristici, e affiancata da manifestazioni popolari contro il governo filomoscovita instaurato a Groznyj all'inizio del 1996 e guidato da Doku Zavgaev (già presidente della Ceceno-Inguscezia sovietica). Solo nel giugno del 1996 veniva siglato un armistizio tra il governo di Mosca e Zemlikhan Jandarbiev (ucciso dai servizi segreti russi nel 2004 in Quatar), che aveva ereditato la leadership dei ribelli ceceni dopo l'uccisione di Dudaev da parte dei russi. Nell'agosto successivo si definiva un accordo di pace provvisorio, che prevedeva il ritiro delle truppe russe e la definizione entro il 2001 di uno status giuridico definitivo per la Cecenia. Il 27 gennaio 1997, sotto l'egida dell'OCSE (Organizzazione per la sicurezza e cooperazione in Europa) si tenevano le elezioni presidenziali, vinte da Aslan Maskhadov, un nazionalista musulmano di tendenze moderate ed ex capo di stato maggiore dell'esercito ceceno. Sulla stabilità della provvisoria pace e delle istituzioni cecene, così come sulle possibilità di trovare un accordo definitivo con la Russia pesavano tuttavia il terribile retaggio della guerra (decine di migliaia di morti, il paese quasi completamente distrutto, l'economia paralizzata) la sostanziale indisponibilità russa a finanziare la ricostruzione, il riemergere della vecchia struttura sociale basata sui clans, e infine la crescente infliltrazione in Cecenia di militanti integralisti islamici. La già debole autorità presidenziale di Maskhadov andava così disintegrandosi, mentre gruppi autonomi estremisti capeggiati dall'ex ministro ceceno Shamil Basaev nell'agosto del 1999 lanciavano un attacco contro alcuni villaggi del Dagestan (la vicina Repubblica della Federazione russa, che era riuscita a preservarsi dalle conseguenze del primo conflitto russo-ceceno), proclamandovi uno Stato islamico indipendente. L'azione, insieme a una serie di sanguinosi attentati a Mosca e in altre città russe che il Cremlino attribuiva immediatamente ai ceceni (ma nessuna prova di questo è mai stata fornita) provocava un nuovo intervento in Cecenia delle forze armate russe. Alla fine del 1999, Groznyj veniva di nuovo occupata, e nei mesi successivi anche tutto il resto del territorio ceceno subiva la stessa sorte. A differenza del conflitto precedente, tuttavia, questa volta le autorità russe guidate dal nuovo presidente Vladimir Putin rifiutavano qualsiasi ipotesi di negoziato, disconoscendo ogni legittimità e rappresentatività del presidente eletto ceceno Maskhadov e imponendo (anche attraverso elezioni-farsa) una propria amministrazione al Paese. Tutto ciò non serviva comunque a rendere reali le pretese russe di aver “pacificato” la Cecenia: la guerriglia continuava a colpire quotidianamente con agguati e imboscate le forze russe dislocate in enorme quantità (oltre centomila uomini) nel Paese, mentre continui attentati terroristici falcidiavano le strutture amministrative civili filo-russe. Inoltre lo sparpagliamento di gruppetti di militanti ceceni nelle adiacenti repubbliche caucasiche della Federazione Russa (Dagestan e Inguscezia soprattutto) portava a un graduale allargamento del conflitto, con il moltiplicarsi di azioni terroristiche e conflitti a fuoco. Gli attacchi arrivavano a colpire la stessa Mosca in vari episodi, con decine di vittime, fino a quando nell'ottobre 2002 un commando di 50 terroristi ceceni prendeva in ostaggio oltre 900 civili in un teatro di Mosca, e le forze speciali russe intervenivano uccidendo tutti i sequestratori e oltre cento ostaggi. Ancora più spaventoso l'episodio che nel settembre 2004 vedeva un altro commando ceceno impadronirsi di una scuola a Beslan, nella repubblica caucasica dell'Ossezia settentrionale, prendendo in ostaggio oltre mille fra bambini, insegnanti e genitori; il successivo intervento delle forze russe provocava più di trecento morti, in gran parte bambini. Nel 2003, in un clima tesissimo, si svolgeva in Cecenia un referendum popolare per l'approvazione di una nuova Costituzione, proposta dal governo russo, che sanciva l'appartenenza della repubblica alla Federazione Russa, riconoscendole però uno statuto di autonomia. Gli esiti della votazione, la cui regolarità era contestata dai pochi osservatori internazionali ammessi, erano favorevoli alla proposta russa. Nel corso dello stesso anno si svolgevano le elezioni presidenziali, vinte da Akhmad Kadyrov, il candidato sostenuto da Mosca, presentatosi praticamente senza oppositori; ma nel maggio 2004 Kadyrov veniva ucciso in un attentato allo stadio di Groznyj. Al suo posto, nell'agosto successivo, veniva eletto (sempre su diktat di Mosca e senza reali alternative) l'ex ministro dell'interno Alu Alkhanov. Nel marzo 2005 Maskhadov veniva ucciso dai servizi segreti russi. Successivamente Sergej Abramov veniva nominato primo ministro, ma nel marzo 2006 muoriva in un incidente stradale a Mosca e veniva sostituito da Ramzan Kadyrov, figlio di Akhmad. In luglio i reparti speciali dell'esercito russo eliminavano il leader degli indipendentisti Shamil Basaev. Dopo la morte di Maskhadov, Abdul Khalim Saidullayev, si autoproclama presidente della Cecenia, ma viene ucciso dalle forze speciali russe nel giugno 2006. Il suo posto nel governo indipendentista è stato preso da Doku Umarov. Nell'aprile del 2007 R. Kadyrov diventava presidente , mentre Odes Baisultanov diventava primo ministro. In Cecenia gli scontri tra guerriglieri indipendentisti e forze filorusse sono continuati per tutta l'estate 2007, malgrado il Cremlino aveva sostenuto di aver vinto la guerra, stroncando la resistenza. Nell'aprile del 2009 il governo di Mosca annunciava la fine delle operazioni militari nella regione.

Generalità

Si estende nella Ciscaucasia, tra il medio bacino del fiume Terek a N e i contrafforti settentrionali del Grande Caucaso (monte Tebulosmta, 4492 m) a S, in una regione a clima continentale, ricoperta in gran parte dalla steppa in pianura e da boschi nelle aree montuose. La popolazione, prima del 1991, era costituita da ceceni (48%), russi (34%), ingusci (11%) e da minoranze armene e ucraine. Nel decennio successivo, gli avvenimenti bellici e le variazioni territoriali l'hanno fortemente ridotta in numero e mutata nella composizione, con la fuga di moltissimi ceceni e l'emigrazione definitiva di quasi tutte le minoranze. I ceceni professano la religione musulmana sunnita e sono dediti all'agricoltura nella fertile valle del Terek, all'allevamento bovino e ovino nelle zone montane. Gran parte della popolazione attiva, in seguito alla guerra, si ritrova però disoccupata o dedita ad attività di sopravvivenza e piccoli commerci; è fermo lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi di Groznyj, Goragorski, Karabulak e Malgobek, così come ferme e in totale dissesto sono le industrie, un tempo attive nei settori petrolchimico, chimico, meccanico e alimentare e concentrate nel capoluogo, oltre che in centri importanti come Gudermes e Argun. Istituita nel 1936, la Repubblica fu soppressa nel periodo 1944-57. Nel 1992 se ne è staccata la Repubblica di Inguscezia (capoluogo Magas), ma i confini territoriali non sono mai stati formalmente definiti.

Storia: dalle origini fino all'URSS

Provenienti da un territorio ignoto, gli antenati dei ceceni si stabilirono attorno al 1000 a. C. nella regione che, collocandosi nella catena montuosa del Caucaso, costituì nei secoli seguenti una naturale barriera per la Russia contro le possibili invasioni della Turchia e della Persia. Fu lo zar Ivan il Terribile ad avviare nel Cinquecento l'espansione russa nella regione ciscaucasica, ma nei successivi tre secoli a dominare la zona contesa fu soprattutto l'Impero ottomano che nel 1585, sotto il sultano Murad III, cominciò anche a introdurvi la religione musulmana. Nel 1785-91, sotto lo sceicco Mansur Ushurma, i combattenti ceceni si misero alla testa della resistenza delle tribù montanare caucasiche contro la penetrazione russa; la Russia riuscì a sottomettere i popoli caucasici solo dopo un lungo periodo di campagne militari condotte nella prima metà dell'Ottocento. Nel 1864, con la sconfitta della prolungata guerra santa contro il dominio zarista proclamata dall'asceta musulmano Imam Shamil, terminò la lotta per l'indipendenza. Alla fine della prima guerra mondiale, la Cecenia conobbe un'effimera autonomia all'interno della neonata Repubblica della Federazione settentrionale del Caucaso (1918), riconosciuta da Germania, Austria e Turchia e rimasta in piedi nei confusi mesi della guerra civile tra “rossi” e “bianchi” in Russia; nel 1920 l'Armata Rossa occupò la nuova Repubblica e unì quindi la Cecenia alla confinante Inguscezia (formando così la Repubblica sovietica della Ceceno-Inguscezia), mentre i nazionalisti caucasici andarono esuli in Polonia e in Francia, dove vivono ancora i loro discendenti. Al potere sovietico i Ceceni si ribellarono nel 1929 e nel 1940, e in entrambi i casi subirono la violenta repressione del regime stalinista. All'inizio della seconda guerra mondiale si formò in Cecenia un governo ribelle, che nel giugno del 1942 lanciò alla popolazioni cecene e ingusce un appello per sostenere le truppe occupanti tedesche qualora queste avessero riconosciuto l'indipendenza della Repubblica. Due anni dopo Stalin trasse pretesto da questo evento per togliere alla Cecenia lo statuto di Repubblica autonoma e per confinare circa 500.000 ceceni in Kazakistan e in Siberia. Molti soldati ceceni dell'Armata Rossa, fatti prigionieri dai nazisti, rifiutarono di tornare in patria, trovando rifugio in Germania, in Turchia e negli Stati Uniti, e solo nel 1957 i sovietici ripristinarono l'autonomia della Repubblica e autorizzarono i ceceni deportati a tornare nelle loro terre.

Storia: dalla prima guerra cecena ai giorni nostri