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Cològna Vèneta

comune in provincia di Verona (46 km), 24 m s.m., 42,99 km², 7890 ab. (colognesi), patrono: Natività di Maria Vergine (8 settembre).

Centro nella bassa pianura veronese a SW dei monti Berici. Colonia romana (forse Colonia) fondata nel 170 a. C., fu distrutta da Attila e ricostruita da Teodorico nel 490. Citato in documenti del 996 e del 1204, dal sec. XI fu degli Estensi e nel 1239 di Ezzelino III da Romano, a cui gli abitanti si ribellarono nel 1256. Dopo il 1278 si imposero gli Scaligeri. Passò poi ai Visconti, ai Carraresi e a Venezia (1496), sotto cui conobbe il periodo di massimo splendore, divenendo un centro importante per la produzione della canapa e il mercato di bozzoli da seta.§ Molti edifici testimoniano la storia di Cologna Veneta, che conserva quasi intatto l'impianto dell'antico centro urbano. Delle antiche mura fortificate (innalzate da Alberto I della Scala dal 1278) restano due torri e parti della cinta. La chiesa di San Bartolomeo, del sec. XIV, fu rifatta nel Settecento da Adriano Cristofali. Nell'ampia piazza di impianto neoclassico si trova il duomo, costruito nel 1817 sulle rovine dell'antico castello: a tre navate con pronao a otto colonne, conserva un dipinto di Bartolomeo Montagna (1522) e un crocifisso in avorio del Brustolon. Il grandioso campanile, che isolato domina la pianura, ingloba una torre scaligera. Il Civico Museo Archeologico, nel palazzo del Monte di Pietà, conserva reperti archeologici di epoca paleoveneta e romana.§ L'agricoltura, che dà cereali, uva, tabacco e ortaggi, è affiancata da uno sviluppato allevamento bovino. Tipica è la produzione dolciaria, soprattutto del mandorlato; l'industria opera nei settori metalmeccanico, elettrotecnico, tessile, calzaturiero, conciario, dell'abbigliamento, del mobile, delle arti grafiche, dei materiali lapidei, delle materie plastiche, della lavorazione del legno, dei metalli.

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