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Àttila

(propr., piccolo padre, dal gotico otta, padre), re degli Unni (407-453). Ucciso il fratello Bleda (ca. 445), col quale aveva diviso in un primo tempo il regno, mise in difficoltà, dal 441 al 448, con pretese di tributi, devastazioni e razzie, l'Impero bizantino. Nel 451, vistosi negata la mano di Onoria, sorella di Valentiniano III, invase l'Impero romano d'Occidente seminandovi, con le sue orde, stragi e rovine efferate. Giunto in Gallia, venne però sconfitto ai Campi Catalaunici, presso Troyes, da un esercito di Romani e Visigoti, comandato dal generale Ezio. Dalla Pannonia, dove era dovuto rientrare, marciò, nell'anno successivo, sull'Italia, distruggendovi Aquileia, Milano, Pavia, ma per la stanchezza e le malattie che avevano colpito le truppe, si indusse presto a ritornare nei suoi territori; ritorno che la tradizione popolare attribuì invece al colloquio da lui avuto, sulle rive del Mincio, con il papa Leone I, che gli era andato incontro per distoglierlo dalla minacciata marcia su Roma . Morì a 46 anni, all'improvviso e misteriosamente, nella notte delle sue nozze con la bellissima figlia del re della Battriana. Con la sua scomparsa il regno unno si sfasciò. § La figura di Attila, entrato nella storia con il nome di “flagello di Dio”, ha profondamente impressionato il suo tempo: per la sua personalità rude e forte, per l'audacia delle spedizioni condotte, per la grandiosità delle masse trascinate (lo si è riguardato come un Gengis Khān ante litteram) è entrato a far parte della leggenda fino a diventare, ora in veste di buono e saggio regnante ora come feroce e impietoso condottiero, il protagonista di numerose opere letterarie (fra cui il trecentesco poema cavalleresco franco-italiano di Niccolò da Casola Attila flagellum Dei), drammatiche e musicali. Dei testi drammatici meritano menzione due tragedie: l'Attila di Pierre Corneille, rappresentata a Parigi nel 1667 dalla compagnia di Molière, e l'Attila König der Hunnen (Attila re degli Unni) di Zacharias Werner, notevole esempio del dramma fatalistico tedesco, rappresentata nel 1808. Dalla tragedia di Werner è tratta l'opera omonima di G. Verdi, su libretto di T. Solera, rappresentata al Teatro La Fenice di Venezia nel 1846. L'opera, che narra la fondazione di Venezia da parte dei cittadini di Aquileia fuggiaschi, l'incontro fra papa Leone e Attila, e l'uccisione di quest'ultimo da parte dell'eroina Odabella, costituisce uno dei risultati più efficaci del periodo giovanile del compositore, per il rapido taglio della narrazione e la forte contrapposizione fra i personaggi.