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Corano

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Descrizione generale

Il Corano (dall'arabo Qurʽân, recitazione, proclama, lettura; in senso pieno: libro del proclama di Dio) è il libro sacro dell'Islam, che contiene le rivelazioni fatte da Dio al profeta Maometto e da questi dettate ai suoi scrivani. In vita, Maometto non pensò a una raccolta organica delle rivelazioni, che sarebbero poi cessate soltanto alla sua morte. Il testo canonico, accolto da tutti i musulmani ortodossi ed eterodossi, venne fissato, intorno al 650, per ordine del califfo ʽUthmān, da una commissione presieduta da un segretario del profeta, Zaid ibn Thābit. Il Corano è suddiviso in 114 capitoli, detti sūrah (pl. suwar), di varia lunghezza, ordinati, a eccezione del primo, dai più lunghi ai più corti. Ogni sūrah è suddivisa in versetti (arabo āya), anch'essi di varia lunghezza ed è preceduta, a eccezione della nona, dalla formula detta basmala, cioè “in nome di Dio clemente e misericordioso”, e porta uno o più nomi. Le imperfezioni della scrittura araba del tempo (mancanza di segni diacritici e di notazione delle vocali), pur con una tradizione orale del testo, portarono ad alcune discrepanze di lettura nelle varie scuole di recitatori e quindi a diverse recensioni che, alla fine, si ridussero a due: quella della scuola di Creta che fa capo a Ḥafṣ e quella della scuola medinese che fa capo a Nāji'. La seconda prevale nel Maghreb e in Africa. Il Corano ebbe una quantità enorme di commentari, fra i quali sono celebri quelli di Ṭabarī, rigidamente ortodossi, e di Sujīṭī e Maḥallī; ottima l'Introduzione alle scienze coraniche dello stesso Sujīṭī. In Europa è universalmente usata l'edizione del Flügel (Lipsia, 1841), riprodotta da L. Bonelli in Il Corano con tavole di concordanza (1937). La prima traduzione latina fu quella di Pietro il Venerabile (ca. 1094-1156); meritatamente nota anche quella, sempre in latino, di L. Marracci: Alcorani textus universus (1698); fra quelle successive primeggiano per rigore scientifico le traduzioni italiane di Bonelli (1929), di Moreno (1967) e di Bausani (1955 e 1978); fra le francesi gode di meritata fama quella di M. Kasimirski (1840) e quella di Blachère (1949-50); buona quella tedesca di Henning (1900).

Teologia

Per la fede islamica autore del Corano è Dio stesso, che l'avrebbe rivelato a Maometto per mezzo dell'arcangelo Gabriele. Prima del Corano “terrestre” esisteva un Corano archetipico “celeste” (detto Umm al-kîtab, Madre della Scrittura) iscritto nella cosiddetta “Tavola Custodita”. Ciò fa sì che ogni parola coranica, per la teologia islamica ortodossa, sia divina, eterna e insostituibile: i rigoristi vietano conseguentemente la traduzione del Corano (intesa come contraffazione); i moderati, pur vietandone l'uso cultuale, ne ammettono la traduzione, considerandola una spiegazione in lingua straniera. Questa “atemporalità” del Corano spiega come le suwar siano state ordinate con un criterio di lunghezza meramente formale ed esteriore, invece che cronologicamente, pur riconoscendo i commentatori islamici diversi periodi di composizione (3 meccani e 1 medinese). Il contenuto è di varia natura e, dato il criterio con cui si susseguono le suwar, è disposto a caso. Ne risulta una lettura difficile, appesantita da continue ripetizioni – dovute alla casualità della predicazione di Maometto –, che solo un profondo studio (o la fede islamica) è in grado di apprezzare per le differenti sfumature. Nel Corano c'è innanzitutto l'immagine di Dio: potenza, conoscenza, misericordia. Una concezione esasperatamente monoteistica, che riflette gli sforzi rivoluzionari di Maometto contro un ambiente “animista”. La teologia si amplia poi in un disegno cosmologico che comprende angeli, diavoli e profeti (da Adamo a Gesù Cristo). Ci sono prescrizioni di culto: le preghiere rituali, l'elemosina (specialmente la zakâh, un obolo per le spese della guerra santa e per l'assistenza ai poveri), il digiuno nel mese di Ramadàn, il pellegrinaggio alla Ka'ba. Ci sono prescrizioni morali: pietà filiale, misericordia, generosità, giustizia, onestà, veridicità. Non mancano vere e proprie leggi, o prescrizioni che diverranno tali negli Stati musulmani, e che in origine dovevano servire a Maometto nell'esercizio delle sue funzioni di capo di una comunità organizzata. L'azione legislativa del Corano non è rivoluzionaria rispetto alla tradizione preislamica, limitandosi a eliminare certi abusi (amministrazioni patrimoniali da parte dei tutori, infanticidio, poligamia illimitata, potere maritale, ecc.). Ogni questione legale è, in tal senso, moderata da un principio morale.

Arte: calligrafi e " immagini " sacre

Gruppi di lettere o frasi prese dal Corano, intrecciate artisticamente, ornarono fin dai tempi più antichi le moschee, sostituendovi, anche psicologicamente, l'“immagine” sacra. I calligrafi si dedicarono con particolare impegno alla stesura del testo coranico, che veniva abbellito sulle testate da decorazioni in oro e in colori vivaci, racchiuse in scomparti, anch'essi miniati in oro e terminanti al margine con una rosetta. In seguito comparvero, sullo sfondo delle pagine di apertura, dedicate al titolo e all'indice, disegni floreali e geometrici. In Persia, già dal sec. XII, l'ansa marginale divenne un elemento di decorazione a sé stante, abbellito da arabeschi floreali su fondo scuro . I calligrafi realizzarono numerosi tipi di scrittura per rendere più prezioso il manoscritto coranico, che tuttavia non fu mai illustrato da figure.

R. Bell, Introduction in tue Qur'an, Edimburgo, 1953; A. Bausani, Il Corano, Firenze, 1955; R. Blachère, Introduction au Coran, Parigi, 1959; M. M. Moreno, Il Corano, Torino, 1967; T. J. O'Shanghnessy, Creation and Teaching of the Qur'an, Roma, 1985.

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