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France, Anatole

pseudonimo dello scrittore francese François-Anatole Thibault (Parigi 1844-La Béchellerie, Tours, 1924). Il cognome France, già usato dal padre, deriva dal prenome François pronunciato alla maniera angioina. Cresciuto nell'atmosfera culturale della libreria del padre, France cominciò presto a compilare opere di erudizione da dilettante geniale. Dapprima lettore nella casa editrice Lemerre, poi bibliotecario al Senato, collaborò a periodici bibliografici ed eruditi, fra cui Le Temps. Dopo l'esordio in letteratura, avvenuto con le eleganti liriche neoclassiche Poèmes dorés (1873; Poemi dorati), comparse sul Parnasse contemporaine ispirate allo stile di André Chénier, si dedicò alla narrativa, pubblicando i racconti Jocaste et le chat maigre (1879; Giocasta e il gatto magro); Le crime de Sylvestre Bonnard, membre de l'Institut (1879-81; Il delitto di Silvestro Bonnard), un delizioso romanzo erudito dove per la prima volta trovò compiuta forma artistica quel suo atteggiamento scettico e bonario a un tempo, connesso a un laicismo di ispirazione illuministica. Lo scetticismo di France, di stampo volterriano, si volse man mano a un pessimismo più profondo nei romanzi seguenti: Thaïs (1890; Taide), colorito e orientaleggiante; La rôtisserie de la Reine Pédauque (1893; La rosticceria della regina Piedoca); Le Lys rouge (1894; Il giglio rosso), psicologico-mondano, finché France fu indotto dalla situazione politica, dal timore di un'involuzione della III Repubblica verso un conservatorismo autoritario, ad abbandonare il suo atteggiamento di tollerante distacco per impegnarsi politicamente (con l'adesione al comunismo) e culturalmente. La satira filosofica diventò, infatti, satira sociale nella polemica Histoire contemporaine (1897-1901; Storia contemporanea, in quattro vol.: L'orme du Mail, L'olmo del Mail; Le mannequin d'osier, Il manichino di vimini; L'anneau d'amethyste, L'anello di ametista; Mr. Bergeret à Paris, Monsieur Bergeret a Parigi); in L'île des pingouins (1908; L'isola dei pinguini), variazioni satiriche sulla storia di Francia, cui seguì Les dieux ont soif (1912; Gli dei hanno sete), rievocazione in chiave di romanzo della Rivoluzione francese. Dopo la I guerra mondiale, pubblicò Le petit Pierre (1918; Il piccolo pietro) e La vie en fleur (1922; La vita in fiore). Nel 1921 gli fu assegnato il premio Nobel per la letteratura.

Bibliografia

J. Levaillant, Les aventures du scepticisme, Parigi, 1965; V. Brombert, L'eroe intellettuale, Napoli, 1966; C. Arthaud, Les maisons du génie, Parigi, 1967.

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