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Hopkins, Gerard Manley

poeta inglese (Stratford, Essex, 1844-Dublino 1889). A Oxford, dove studiò letterature classiche, fu allievo di W. Pater e amico di R. Bridges che fu uno dei pochi a conoscere le sue poesie, rimaste inedite fino al 1918. Cresciuto nello spirito dell'Oxford Movement, si convertì nel 1866 al cattolicesimo per opera del cardinale Newman e nel 1868 entrò nella Compagnia di Gesù. Viaggiò per il Regno Unito predicando e insegnando negli istituti dell'ordine, finché nel 1884 non fu chiamato all'Università di Dublino a insegnare latino e greco. La poesia di Hopkins si affermò lentamente a causa del ritardo con cui fu conosciuta; ma anche la prima edizione delle sue opere, curata da R. Bridges nel 1918, fu accolta con cautela per l'arditezza concettuale e linguistica che la caratterizzava, e solo con la seconda (1930) la sua importanza venne riconosciuta. L'influsso di Hopkins, notevole già negli anni Trenta, si accentuò specie nel dopoguerra tra i poeti metafisici che videro in lui il precursore della poesia moderna. Il mondo poetico di Hopkins, testimonianza di una complessa esperienza religiosa, è percorso dall'angoscia e dalla tensione spirituale, dovute al sentimento d'inadeguatezza dell'essere umano nell'esprimere gli ineffabili aspetti di una divinità che si nasconde e che può essere colta solo mediante intuizione mistica. Manifestazione della bellezza divina è la verità che risiede nel cuore di ognuno e di ogni oggetto (inscape) e che conferisce a esso autenticità (instress). Per esprimere questi concetti Hopkins adottò uno stile fatto di allitterazioni e di assonanze, di arditezze verbali e sintattiche, fece ricorso al verso leonino e allo sprung rhythm, il ritmo accentato della poesia anteriore alla conquista normanna. Escludendo i versi scritti prima della conversione, che risentono di Keats e dei preraffaelliti, le poesie di Hopkins si rifanno tutte alla tematica religiosa. Il suo primo eccezionale componimento poetico è The Wreck of the Deutschland (1876; Il naufragio del Deutschland), ispirato alla morte di alcune francescane esiliate in America, seguito da The Loss of Eurydice (La perdita di Euridice), da The Windhover (1879; Il gheppio), considerato da molti critici il suo capolavoro. Risultati notevoli Hopkins raggiunse anche in The Leaden Echo and the Golden Echo (tra il 1880 e il 1882; L'eco di piombo e l'eco d'oro), nei cosiddetti Terrible Sonnets (Sonetti terribili), in Spelt from Sybil's Leaves (Dalle foglie della Sibilla) e nel Journal completato verso il 1876, pieno di freschissimi squarci paesaggistici.

Bibliografia

W. A. M. Peters, Hopkins. A Critical Essay Towards the Understanding of His Poetry, Oxford, 1970; P. Bottalla, G. Marra, F. Marucci, Gerard Manley Hopkins, Ravenna, 1990.

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