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Luigi Filippo I

re dei Francesi (Parigi 1773-Claremont 1850). Figlio di Luigi Filippo Giuseppe d'Orléans (Philippe-Égalité) e di Luisa di Borbone, fu duca di Valois (1773-83), di Chartres (1785-93) e poi d'Orléans (1793-1830). Aderì alla Rivoluzione e fu giacobino (1790), servì nell'esercito del Nord ma poi, compromesso nel complotto di Ch.-F. Dumouriez, fuggì in Svizzera. Nel 1800, dopo numerosi viaggi in Europa e in America, si stabilì a Londra dove fu tenuto in disparte dai legittimisti. Nel 1809 sposò la figlia del re di Napoli, Maria Amelia. Tornato in Francia nel 1814, fu ignorato dalla Restaurazione e visse nuovamente in esilio fino al 1817, quando tornò definitivamente a Parigi. Legato agli ambienti della borghesia finanziaria e sostenuto dal partito di Lafayette e Laffitte, dopo la Rivoluzione del 1830 fu proclamato luogotenente generale e poi, il 7 agosto, re dei Francesi. Dopo i primi momenti in cui alimentò le speranze dei liberali europei proclamando il principio del non intervento, chiamando al governo il più avanzato dei suoi sostenitori, Laffitte, e appoggiando l'insurrezione in Belgio, Luigi Filippo praticò in realtà una politica moderata e rese gradualmente più palese l'aspetto conservatore del suo regime. Il mancato appoggio delle insurrezioni polacca e italiana, la sostituzione di Laffitte con Casimir Périer, rappresentante dell'ala conservatrice dei liberali, sono espressioni di una politica che attraverso la crisi con l'Inghilterra a proposito dell'Egitto (1840-41) lo portò a licenziare A. Thiers e a tentare di assumere sempre più direttamente il potere (tramite Guizot, con cui aveva sostituito Thiers), sottraendosi al controllo del Parlamento. Appoggiato dall'alta borghesia, Luigi Filippo aveva però contro i ceti esclusi: legittimisti, bonapartisti, repubblicani e socialisti, che suscitarono più volte insurrezioni contro di lui. Nel 1848 il rifiuto di Guizot di modificare la legge elettorale avvenne in pieno accordo con il re e le tensioni che ne seguirono costrinsero Luigi Filippo I prima a privarsi di Guizot (sacrificato all'opinione pubblica), poi ad abdicare in favore del nipote, il conte di Parigi, e a rifugiarsi in Inghilterra.