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Meléndez Valdés, Juan

poeta spagnolo (Ribera del Fresno, Badajoz, 1754-Montpellier 1817). Di formazione illuministica, si laureò a Salamanca, dove conobbe Cadalso e svolse attività di docente prima di essere magistrato a Saragozza (1789), Valladolid e infine (1797) a Madrid, città in cui conobbe Jovellanos, L. de Moratín, Iriarte e Goya. Ministro della Pubblica Istruzione durante il regno di Giuseppe Bonaparte, alla Restaurazione dovette andare in esilio in Francia. Fra i poeti spagnoli del suo tempo e della scuola salmantina, legati ai modelli classici (Orazio, Catullo, Anacreonte) e neoclassici, ai convenzionalismi arcadici e al moralismo filantropico, ma non per questo incapaci di sentimenti sinceri e di esiti validi, Meléndez è forse il più ispirato e autentico. Nelle anacreontiche e nelle odicine, squisitamente cesellate come minuetti, nei romances dove le reali vicende erotiche diventano pastorellerie piene di grazia, nelle letrillas di tradizione ispanica ma di spiriti nuovi, negli idilli campestri, nelle narrazioni storico-leggendarie di gusto preromantico (i due romances di Dona Elvira) e nelle odi più meditate e impegnative si avverte una coscienza nuova e moderna, una musicalità squisita, un sentimento fresco e diretto della natura e spesso vibrazioni di profonda malinconia, di un intenso sentimento amoroso, di un'autentica sensualità. Di Meléndez restano anche una commedia, Las bodas de Camacho (1784; Le nozze di Camacho), e una raccolta di discorsi forensi, buon frutto delle sue attività professionali.

Bibliografia

R. Froldi, Un poeta illuminista: Juan Meléndez Valdés, Milano, 1967; G. Demerson, Don Juan Meléndez Valdés y su tiempo, Madrid, 1971.

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