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Ticino (cantone)

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(tedesco e francese Tessin). Cantone della Svizzera meridionale, 2812 km², 322.276 ab. (stima 2006), 115 ab./km², capitale: Bellinzona. Confini: cantoni di Uri (N), Grigioni (NE), Vallese (W); Italia (S).

Generalità

Il cantone è tradizionalmente diviso in due grosse regioni separate dal Monte Ceneri, dette per l'appunto Sopraceneri e Sottoceneri. Regione prevalentemente montuosa, interessata da una sezione delle Alpi Lepontine, che localmente assumono il nome di Alpi Ticinesi, con rilievi che superano i 3000 m di altitudine: tra essi, il massiccio dell'Adula (Rheinwaldhorn, 3402 m), il monte Basodino (3274 m), il Piz Medel (3210 m), il Pizzo Rotondo (3192 m) e il Piz Blas (3019 m); nel cuore del cantone si eleva la vetta di Campo Tencia (3072 m). Il principale corso d'acqua è il Ticino, che dà il nome all'intero territorio e il cui bacino interessa le valli Bedretto, Leventina, Blenio, Calanca e Mesolcina. Il settore svizzero del Lago Maggiore raccoglie le acque del Verzasca e del Maggia, mentre al settore svizzero del lago di Lugano tributa il Vedeggio; il fiume Tresa è emissario del lago di Lugano e immissario (in territorio italiano) del Lago Maggiore. § Le principali risorse economiche della popolazione, in maggioranza di religione cattolica, sono l'agricoltura (cereali, patate, vite, tabacco, foraggi, ortaggi nel Piano di Magadino), l'allevamento bovino, l'industria leggera (alimentare, tessile, del tabacco, degli orologi, meccanica, idroelettrica), che rappresentano ancora le basi dell'economia ticinese; tuttavia il turismo, per il quale sono famosi i centri di Lugano, Locarno, Chiasso, Mendrisio, Ascona, Brissago e il terziario (specialmente credito e finanza) si sono affermati quali settori trainanti. Il cantone è ben collegato all'Italia e al resto della Svizzera grazie ai tunnel del San Gottardo e al passo del Sempione.

Storia

Le terre del Ticino, romanizzate tra il sec. III e il I a. C. e cristianizzate tra il sec. V e il IV, non costituirono mai – prima del 1798 – un'entità politica o amministrativa unica. La loro unificazione sotto il dominio dei Visconti non ebbe lunga durata, perché nel 1441 Filippo Maria si trovò costretto a riconoscere il protettorato di Uri sulla Leventina fino a Biasca e nel 1480 la pace di Lucerna sanzionò la netta vittoria dei confederati. Negli ultimi anni del sec. XV i cantoni svizzeri conquistarono le valli di Blenio e Riviera e la città fortificata di Bellinzona, nel 1512 Lugano, Locarno e la Valle Maggia e nel 1521 Mendrisio. A questa data i confini di quello che fu più tardi il canton Ticino erano tracciati. I territori italiani così acquisiti furono organizzati in otto baliaggi separati fra loro e dipendenti da gruppi diversi di cantoni. La volontà dei notabili locali, della Francia e dei cantoni svizzeri imposero la fine della sudditanza e l'inserimento del Ticino nella Repubblica Elvetica. L'atto di mediazione napoleonico del 1803 diede al Ticino la sua configurazione di cantone membro della Confederazione svizzera con Bellinzona capoluogo e una suddivisione amministrativa in otto distretti che ricalcavano i confini dei vecchi baliaggi. Nel 1810, a seguito dell'occupazione francese, si ripresentò il progetto di amputazione del territorio cantonale a favore del Regno d'Italia, progetto caduto a seguito delle sconfitte napoleoniche. La restaurazione del 1814 impose al cantone un assetto costituzionale più conservatore. Il canton Ticino – economicamente dipendente dalla Lombardia – fu ampiamente influenzato dall'Austria. Dopo il 1830, affermandosi al potere il partito radicale i cui esponenti erano strettamente legati agli esuli democratici italiani, i rapporti tra il cantone e il suo potente vicino si fecero sempre più tesi giungendo nel 1853 al blocco doganale e all'espulsione dalla Lombardia di ca. 6000 ticinesi. Il blocco, causando il rincaro delle derrate alimentari, gettò il cantone nella miseria. La vita politica assunse toni di lotta aspra e il partito conservatore (appoggiato da una corrente liberale) si espresse per l'abbattimento del governo. Il Gran Consiglio rielaborò tempestivamente la Costituzione del 1830, si rinnovò ed elesse la deputazione al Consiglio Nazionale consentendo la definitiva affermazione del governo. Nonostante la vocazione cattolica, nel periodo del Sonderbund (1845) il Ticino rimase fedele alla Confederazione. Nel 1890 il cantone arrivò alle soglie della guerra civile, con gravi scontri fra sostenitori del partito liberale e di quello conservatore, con i primi che arrivarono a occupare il palazzo del governo prima dell'intervento delle truppe federali. Fra il 1943 e il 1945 il Ticino di nuovo accolse molti esuli, italiani in fuga dall'occupazione tedesca.

Bibliografia

Per la geografia

G. Helbling, Grenzen der Industrialisierung des Kantons Tessin, Berna, 1958; H. Gutersohn, Geographie der Schweiz, Berna, 1961; O. Bär, Geografia della Svizzera, Locarno, 1988.

Per la storia

L. Rebora, La storia delle nuove rivendicazioni ticinesi, Milano, 1942; G. Calgari, Ticino degli uomini, Locarno, 1966; S. Franscini, Della riforma della Costituzione ticinese, Lugano, 1966; H. R. Schinz, Descrizione della Svizzera italiana, Locarno, 1985.